Casalotti, triplice omicidio in via Montiglio: diffusa la foto di Hossain, è caccia al ricercato

A Casalotti uccisi padre, madre e figlia di 8 anni. Ricercato Shahadat Hossain: segnalazioni alla Squadra Mobile al 3346903295
Di Luigi Sette
HOSSAIN Shahadat nato in Bangladesh il 10 maggio 1983
HOSSAIN Shahadat nato in Bangladesh il 10 maggio 1983

Roma cerca Shahadat Hossain, 43 anni, nato in Bangladesh, indicato come presunto autore del triplice omicidio avvenuto la sera del 26 giugno 2026 in via Montiglio 35, a Casalotti. La foto dell’uomo è stata diffusa per favorire il rintraccio e raccogliere segnalazioni immediate.

Strage in via Montiglio, Roma ovest mobilitata per trovare Hossain

Il numero da contattare è 3346903295, utenza della Squadra Mobile. Le ricerche sono concentrate nella periferia ovest, con particolare attenzione a Casalotti, alle campagne vicine, alle strade secondarie e ai luoghi frequentati dal ricercato. Hossain sarebbe fuggito a piedi dopo il massacro, lasciando poco lontano una maglietta azzurra sporca di sangue.

Nell’abitazione sono morti Jahan Hosne Momotoy, 38 anni, la figlia Islam Arowa, di otto anni, e Kamal Uddin, 39 anni. Il figlio maggiore, Amir Hossain, 20 anni, è sopravvissuto. La sequenza ricostruita dagli investigatori porta a una violenza consumata dentro casa, con una mannaia, in un contesto familiare che nel quartiere molti descrivevano come ordinato, riservato e legato al lavoro.

Il ricercato, disoccupato e in attesa del permesso di soggiorno per motivi umanitari, viveva in via Clovio, parallela di via Montiglio. Una vicinanza che rende ancora più inquietante la vicenda: l’uomo si muoveva negli stessi spazi delle vittime, frequentava le stesse strade, appariva in luoghi dove madre e figlia passavano momenti normali della giornata.

Il bar di via di Casalotti e quei segnali notati prima del delitto

Nel bar Gelo 87, in via di Casalotti, il titolare Guido Popolizio ha ricordato la presenza ripetuta dell’uomo. Entrava, non consumava, restava a osservare. Seguiva Jahan Hosne Momotoy e la bambina quando andavano a mangiare il gelato. Un comportamento che aveva attirato l’attenzione anche per il modo in cui si presentava: spesso in ciabatte, come se quei passaggi fossero parte di una routine ossessiva.

Il rifiuto della donna avrebbe avuto un ruolo centrale nella vicenda. Hossain non avrebbe accettato la distanza imposta da lei e avrebbe continuato a cercarla. Il marito, Kamal Uddin, era preoccupato. Aveva chiesto aiuto per allontanare l’uomo dalla casa e interrompere quella presenza diventata pesante. Una riunione era stata organizzata per decidere come muoversi nei suoi confronti.

Nel racconto del quartiere emerge una paura cresciuta giorno dopo giorno. Non una lite improvvisa soltanto, ma una situazione che avrebbe dato segnali prima della notte del delitto. Ora ogni testimonianza viene riletta alla luce della strage: gli ingressi nel bar, gli appostamenti, i passaggi sotto casa, gli incontri in strada, le parole scambiate prima della fuga.

I rapporti con la donna e la doppia immagine del ricercato

Un coinquilino di Hossain, Ahahan Ali, ha raccontato di averlo visto spesso insieme alla donna. Andavano a fare la spesa, lui le portava le buste, le stava vicino quando il marito era al lavoro. Non è ancora chiaro quale rapporto ci fosse realmente e quanto la donna avesse provato a interrompere quel legame. Proprio questo aspetto viene analizzato con attenzione.

La doppia immagine del ricercato complica il lavoro investigativo. Da una parte i pedinamenti, l’insistenza, il rifiuto non accettato. Dall’altra la percezione di chi lo vedeva vicino alla famiglia anche in momenti ordinari, nelle piazze del quartiere, durante le serate passate accanto ad altri conoscenti. Questa apparente normalità avrebbe nascosto una tensione più profonda.

Le verifiche riguardano anche telefoni, telecamere, contatti recenti e possibili tragitti. In casi come questo, il tempo conta. La fuga a piedi può lasciare tracce, ma può anche confondersi in una zona fatta di strade residenziali, aree verdi, campi e collegamenti verso altri quadranti della città.

Casalotti, il dolore dei vicini e la memoria della bambina

A Casalotti la morte della piccola Islam Arowa ha lasciato un segno durissimo. I vicini la ricordano con la madre, spesso in giro nella zona, mentre il padre Kamal lavorava per sostenere la famiglia. In molti parlano di persone educate, discrete, presenti senza fare rumore. Una famiglia che viveva una quotidianità semplice, spezzata in pochi minuti dentro casa.

Un residente di fronte all’abitazione ha raccontato il ricordo dei profumi della cucina bengalese che arrivavano dalla casa delle vittime. Un dettaglio domestico, minimo, che restituisce più di molte parole il senso di una vita ordinaria cancellata dalla violenza. Il padre viene descritto come un grande lavoratore, la madre come una presenza gentile, la bambina come il volto più innocente di questa tragedia.

Ora Roma attende la cattura del ricercato. La richiesta rivolta ai cittadini è diretta: chiunque abbia visto Hossain, chi conosca un possibile nascondiglio o chi abbia informazioni sui suoi spostamenti deve chiamare il 3346903295. Nessuna segnalazione va sottovalutata. In una caccia all’uomo costruita su ore decisive, anche un dettaglio può portare gli investigatori al luogo giusto.

 
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