A Soprabolzano, sull’altopiano del Renon, l’Hotel Lichtenstern racconta una storia familiare lunga quattro generazioni, cresciuta insieme alla struttura e rimasta legata a un’idea precisa di ospitalità: seguire personalmente l’albergo, curare la cucina, accompagnare l’ospite alla scoperta del territorio e conservare un rapporto diretto con un paesaggio che dalle finestre e dai terrazzi si apre verso le Dolomiti. A raccontarlo a Luca Vergovich è la proprietaria Barbara Hohenegger, che ripercorre una vicenda iniziata nel 1950 e arrivata fino all’albergo di oggi, con 33 camere, ristorante, pasticceria, gelateria e servizi pensati per chi sceglie il Renon per una vacanza lontana dal ritmo delle grandi destinazioni turistiche.

Barbara Hohenegger
Lichtenstern significa letteralmente “stella di luce”, una traduzione che sembra adattarsi naturalmente alla posizione dell’hotel. Qui il panorama ha un ruolo determinante nell’esperienza del soggiorno: prati, boschi, montagne e, nelle giornate limpide, una successione di cime che definisce uno degli scenari più riconoscibili dell’Alto Adige.
La stagione è lunga. «Partiamo sempre a Pasqua e andiamo fino a metà gennaio», spiega Barbara Hohenegger. Aprile e maggio sono i mesi più quieti, mentre «da giugno fino ai Santi di novembre siamo più o meno sempre lavorando bene». Natale e Capodanno riportano poi l’albergo verso uno dei momenti più intensi dell’anno, prima della chiusura di febbraio e marzo.
Una storia cominciata nel 1950 dopo l’addio a Curon
Dietro l’Hotel Lichtenstern c’è una vicenda familiare che porta direttamente alla storia dell’Alto Adige del Novecento. Nel 1950 i nonni di Barbara Hohenegger lasciarono la Val Venosta in seguito alla realizzazione della diga che trasformò il territorio di Curon, lasciando emergere dalle acque del lago il celebre campanile diventato negli anni una delle immagini simbolo della regione.
«I miei nonni dovevano andare via dalla Val Venosta dove hanno costruito la diga. Mio nonno si è informato dove ci fosse qualcosa da comprare e ha trovato questo posto qua: una grande fortuna», racconta la proprietaria.
All’epoca la famiglia era contadina. La struttura che sarebbe diventata il Lichtenstern faceva parte di un maso e comprendeva quello che Barbara definisce un piccolo locale chiamato Stella. La trasformazione fu graduale. Il nonno ampliò l’attività, eliminò il vecchio fienile e costruì le prime camere, portando acqua ed energia elettrica. Poi arrivò la generazione del padre di Barbara, con altri importanti interventi. Oggi la crescita continua sotto la sua guida.
All’interno dell’albergo una galleria racconta proprio questa evoluzione, mostrando come l’edificio sia cambiato negli anni. È un dettaglio che aiuta a comprendere il carattere del Lichtenstern: la modernizzazione non ha cancellato la memoria del luogo, ma si è sviluppata sopra una storia familiare ancora riconoscibile.
Barbara Hohenegger: «Facciamo in casa tutte le paste e i ravioli»
Un albergo di montagna viene ricordato per le camere, l’accoglienza e il panorama, ma spesso è la tavola a determinare il desiderio di tornare. Al Lichtenstern la ristorazione occupa uno spazio centrale e la cucina mantiene una forte componente artigianale.
Alla domanda sulle specialità della casa, Barbara Hohenegger risponde senza esitazioni: «Facciamo tutte le paste e i ravioli in casa. Sicuramente i nostri ravioli di tutti i tipi sono fra i piatti più conosciuti e più richiesti».
Le proposte seguono anche l’andamento delle stagioni. Ci sono le classiche mezzelune, ravioli al basilico ripieni di mozzarella di bufala, preparazioni con fiori di rosa, verdure e mascarpone, oltre alle varianti realizzate nei periodi degli asparagi o dei finferli e ai ravioli al crescione.
La scelta di cambiare ripieni e ingredienti durante l’anno rende il ristorante parte integrante del soggiorno. Non una semplice sala nella quale cenare dopo una giornata trascorsa sul Renon, ma una componente dell’identità della struttura, insieme alla pasticceria e alla gelateria.
Dal trenino del Renon alla funivia per Bolzano: l’auto può restare ferma
Uno dei vantaggi meno scontati di una vacanza in quota riguarda i collegamenti. Il Lichtenstern si trova in una posizione appartata, immersa nel verde, ma il piccolo Trenino del Renon passa poco più in basso rispetto all’hotel.
Barbara Hohenegger sottolinea quanto questa rete incida sulla libertà degli ospiti. «Il trenino va dalle sei del mattino fino alle undici di sera, durante la giornata quasi sempre ogni mezz’ora, e la funivia poi scende in città».
Il sistema permette quindi di raggiungere Bolzano senza dover utilizzare continuamente l’automobile e di muoversi sull’altopiano combinando ferrovia, navette e impianti di risalita. Gli ospiti ricevono inoltre l’Alto Adige Guest Pass RittenCard, che consente l’utilizzo del trasporto pubblico previsto dalla carta.
È proprio questa combinazione a rendere particolare il soggiorno: si può dormire circondati da prati e boschi e, nello stesso tempo, raggiungere agevolmente Bolzano.
Il Corno del Renon e quelle 40 cime sopra i tremila metri
Se Barbara Hohenegger dovesse indicare un solo luogo a chi arriva per la prima volta, la scelta sarebbe immediata: il Corno del Renon.
«Consiglio a tutti i nostri ospiti di andare al Corno del Renon perché con un viaggio ben organizzato con i mezzi pubblici si arriva facilmente. Con una giornata limpida si vedono quaranta cime più alte di tremila metri. Si ha una vista panoramica spettacolare».
È uno dei punti che spiegano meglio il fascino di questa parte dell’Alto Adige. L’esperienza non si esaurisce dentro l’hotel: il Lichtenstern diventa una base dalla quale partire per camminare, salire in montagna, raggiungere i paesi del Renon o scendere a Bolzano.
Il paesaggio entra comunque continuamente nell’albergo attraverso le grandi aperture, i balconi, gli spazi esterni e le zone dedicate al relax. Le Dolomiti diventano così una presenza costante durante la giornata.
La passeggiata di Freud passa davanti all’hotel
C’è poi un elemento culturale che rende questa posizione ancora più particolare. Nei pressi del Lichtenstern passa la Freud-Promenade, la passeggiata dedicata a Sigmund Freud, che trascorse un periodo di vacanza sul Renon nel 1911.
Barbara ricorda il legame dello studioso con questi luoghi e la celebre definizione utilizzata da Freud per descriverli: «Divinamente bello».
Il percorso collega l’area di Collalbo con Soprabolzano e lungo il cammino sono presenti punti dedicati alla figura di Freud e alla storia della psicoanalisi. È una passeggiata che aggiunge un’altra dimensione al soggiorno: natura, memoria e cultura finiscono per convivere nello stesso territorio.
Lichtenstern, quando l’ospitalità conserva il volto della famiglia
La caratteristica più evidente dell’Hotel Lichtenstern emerge però dalla storia raccontata da Barbara Hohenegger. L’edificio è cambiato molte volte dal 1950, sono cresciuti il numero delle camere e i servizi e ogni generazione ha lasciato un segno concreto nella struttura. Il filo che collega quelle trasformazioni è rimasto familiare.
Questo si percepisce nella cucina fatta in casa, nell’attenzione dedicata agli ambienti, nella conoscenza del territorio e nel modo in cui vengono suggeriti itinerari e luoghi da vedere. Il pregio principale di una struttura come questa sta proprio nella possibilità di trovare servizi da hotel evoluto mantenendo una relazione personale con chi lo gestisce.
Barbara Hohenegger conclude l’intervista di Luca Vergovich con poche parole che restituiscono bene questo rapporto con il luogo: «Vi aspetto qui al bellissimo Renon e sarei felice di vedervi e salutarvi nel nostro bellissimo Lichtenstern».
Poi spiega il nome che per un italiano è un po’ impegnativo pronunciare, ma dal significato brillante: Licht significa luce, Stern significa stella.
Una “stella di luce”, dunque, nata da un maso oltre settant’anni fa e cresciuta generazione dopo generazione su una collina del Renon, guardando ogni giorno verso le Dolomiti.
