Il paradosso della crema solare: può aumentare il danno causato dai raggi UV

Le dosi insufficienti, le troppe ore al sole e la mancata riapplicazione, raddoppia il rischio per chi si espone senza regole
Di Lina Gelsi
Donna al mare con crema solare

Chi usa spesso la crema solare può risultare esposto a un rischio di tumore cutaneo più che raddoppiato. Il dato, emerso nell’analisi britannica e interpretato insieme a una ricerca canadese, non indica che i filtri provochino il cancro: descrive un comportamento pericoloso, fatto di permanenze prolungate sotto i raggi UV, quantità insufficienti e applicazioni non rinnovate.

Il paradosso della crema solare nasce dal falso senso di sicurezza

Il fenomeno viene definito “paradosso della crema solare”. La protezione viene spalmata prima di uscire, poi molte persone restano all’aperto per ore, fanno il bagno, sudano, si asciugano con il telo e continuano l’esposizione senza aggiungere prodotto. Il filtro perde così parte della sua efficacia, mentre la dose di radiazione assorbita dalla pelle continua ad aumentare.

L’associazione rilevata negli studi richiede quindi una lettura corretta. Chi adopera più spesso i solari è spesso anche chi trascorre più tempo in spiaggia, pratica attività all’aperto, ha una pelle chiara, si scotta facilmente oppure ha già avuto problemi cutanei. Sono condizioni che alzano in partenza la probabilità di danno. La crema riduce l’impatto dei raggi quando viene usata bene, ma non azzera l’esposizione e non consente di allungare senza limite le ore sotto il sole.

Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia del Melanoma dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, richiama proprio questo errore: il filtro è fondamentale e va inserito in una strategia più ampia. Trasformarlo in un lasciapassare per abbronzarsi a lungo produce l’effetto opposto a quello cercato.

Quanta protezione serve e quando bisogna rinnovarla

Per le zone non coperte è indicata una crema ad ampio spettro, capace di proteggere dai raggi UVA e UVB, con fattore SPF 30 o superiore. Va distribuita in modo uniforme prima dell’uscita. Per il corpo di un adulto servono circa 35 millilitri, una quantità molto maggiore di quella usata abitualmente.

L’applicazione va ripetuta ogni due ore e sempre dopo il bagno, un’attività che provoca sudorazione o l’uso dell’asciugamano. Orecchie, nuca, cuoio capelluto, dorso dei piedi, naso e labbra sono aree spesso dimenticate. Un fattore di protezione elevato dura quanto uno più basso: non permette di saltare la riapplicazione e non rende innocua l’esposizione nelle ore centrali.

L’abbigliamento completa la difesa. Camicie leggere a maniche lunghe, pantaloni lunghi, tessuti fitti, cappelli a tesa larga e occhiali con filtri UV a norma riducono la quantità di radiazione che raggiunge pelle e occhi. La ricerca dell’ombra resta utile, sapendo che sabbia, acqua e superfici chiare riflettono una parte dei raggi.

Fotoprotezione personalizzata per bambini, lavoratori e persone fragili

La prevenzione non può essere identica per tutti. Piergiorgio Malagoli, responsabile della Dermatologia dell’Irccs Policlinico San Donato di Milano, richiama la necessità di una fotoprotezione personalizzata, costruita in base a età, fototipo, facilità alle scottature, farmaci assunti, patologie e tempo trascorso all’aperto.

I bambini richiedono una vigilanza più alta, perché le ustioni solari durante l’infanzia lasciano un danno destinato ad accumularsi negli anni. Un’attenzione specifica serve anche a chi assume medicinali fotosensibilizzanti, a chi soffre di lupus, artrite reumatoide o morbo di Crohn e a chi lavora nei campi, nei cantieri, sulle strade o in mare. In presenza di terapie è opportuno chiedere al medico o al farmacista se il farmaco aumenta la sensibilità ai raggi.

In Italia il rischio non coincide soltanto con le giornate torride. La radiazione ultravioletta può raggiungere livelli dannosi da metà marzo a metà ottobre, anche con nuvole e temperature gradevoli. Le esposizioni concentrate nel fine settimana e le vacanze invernali in località molto soleggiate sorprendono una pelle non abituata e favoriscono le scottature.

La regola pratica è semplice: crema in quantità adeguata, riapplicazione puntuale, abiti, cappello, occhiali, ombra e meno tempo nelle ore di maggiore intensità. La protezione funziona quando questi strumenti vengono usati insieme e adattati alla persona.

 
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