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27 Settembre 2020

Pubblicato il

Padri o amici dei propri figli?

di Redazione

Una riflessione sui padri di oggi nel giorno della loro festa

Li chiamano i mammi – Nell’epoca in cui a Londra è concesso da una sentenza di creare famiglie con tre genitori, e nell’era dell’emancipazione femminile, fare il padre è complicato. La famiglia si è trasformata e il ruolo della donna nella società e in casa è mutato. Di conseguenza anche il ruolo dell’uomo, l’uomo-lavoratore e l’uomo-padre, è cambiato: sono sempre di più i papà che oggi si lasciano coinvolgere dalla quotidianità dei loro figli, fanno cose che sono state storicamente prerogative tutte al femminile.
Oggi si vuole che i papà non abbiano solo il compito di sostenere economicamente la famiglia, ma che abbiano un ruolo attivo anche nella crescita dei figli, con il vantaggio di creare un legame diverso rispetto al rapporto del passato tra padri e figli, permettendo quindi una maggiore comprensione delle esigenze e dei bisogni famigliari.
Bisogni ed esigenze che però vengono spesso accontentati senza essere ben compresi.
Insomma, il ruolo dei padri italiani è cambiato molto rispetto ai tempi del padre padrone di Gavino Ledda. Oggi, i papà, sembra abbiano un volto, diciamo, più “umano”.

Aumentando la voglia di occuparsi dei loro figli, aumentano anche i libri, i siti e i blog che si rivolgono ai papà, e soprattutto ai papà single o divorziati, per offrire loro buoni consigli e spunti di riflessione.
“Se il tema della paternità è sempre presente negli scaffali delle librerie, se i padri continuano a interrogarsi sul loro ruolo, siamo in una situazione di emergenza reale. Oggi la figura del padre è forse quella che ha più bisogno di accreditamento culturale. Mentre la maternità è saldamente nel codice nella naturalità e della esperienza fisica per i nove mesi che passiamo nel grembo della madre, la figura del padre deve accreditarsi sia nella coppia che nel sociale”, osserva Francesco Belletti, padre di tre figli e presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari e direttore del Centro Internazionale Studi Famiglia.

La pericolosa amicizia tra padri e figli – “Un tempo il papà pretendeva obbedienza da un figlio ed era un padre potente. Ora invece vuole essere amato dai figli e cerca di essere un padre competente”, constata il medico psicoterapeuta dell’età evolutiva Alberto Pellai.
Tratteggiando l’identikit del padre di oggi, Paola Vinciguerra, psicoterapeuta e presidente dell’Eurodap, associazione europea che si occupa di disturbi da attacchi di panico, dichiara in un’intervista all’AdnKronos Salute che ciò che differenzia i papà di ieri e quelli di oggi è soprattutto il loro atteggiamento e il modo di porsi nei confronti dei figli. “Nella sostanza, ovvero nell’emozione e nell’amore per i figli – dice – il papà somiglia a quello di 20-30 anni fa”.
Ma a differenza del passato, i papà moderni non sono più austeri, si mostrano innamorati e protettivi, lavorano per permettere ai loro figli un’esistenza al pari di quella dei loro coetanei, il senso di colpa li assale se si accorgono che ai propri pargoli manca qualcosa che tutti gli altri hanno. “Ma così rischiano di far arrivare i loro figli impreparati al confronto con il mondo esterno”, continua ancora la psicoterapeuta.
L’iperprotettività può portare più danni che benefici ai bambini.

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I papà di oggi sono moderni; se Susanna Agnelli ha scritto di sé ‘Vestivamo alla marinara’, i padri del 2000 potrebbero raccontarsi in un’autobiografia dal titolo ‘Vestivamo in blue jeans’. Vogliono assomigliare ai più giovani, vogliono assottigliare fino ad eliminarle le naturali differenze che li separano dai loro figli. Li trovi su facebook, i papà di oggi, a commentare i link dei propri figli e a scherzare in veloci botta e risposta con i loro amici.
“Forse così a un figlio sembrerà di essere suo amico anche nella vita, anche se è pericoloso non rispettare i ruoli. Ma la tentazione di cadere nella tentazione di questa ‘promiscuità’ è spesso troppo forte”, sostiene la psicoterapeuta Vinciguerra.

L’idea dell’amicizia, non solo quella virtuale, fra genitori e figli è tema molto discusso.
Sempre Belletti osserva che nel rapporto tra padre e figlio non può esserci orizzontalità totale, ma è necessaria una relazione asimmetrica. Ruoli diversi, ma vicini. “Non bisogna certo tornare a quando nelle famiglie non si discuteva, si custodivano su codici autoritari e quindi non erano molto migliori di quelle di oggi. La famiglia moderna vive di comunicazione, ma dentro questa comunicazione bisogna recuperare la responsabilità di essere genitori e padri, anche con un certo equilibrio nei ruoli, se no la madre si fa carico del lavoro, della cura dei figli e della casa, mentre il padre resta confinato alla sala dei giochi”.
Facile a dirsi, un po’ meno a farsi. Risulta spesso difficoltoso riuscire ad applicare senza coinvolgimento tutte le regole del manuale del perfetto papà, e dunque cadere nell’errore, seppur con intenzioni benevoli, è molto facile.
“Oggi i nostri figli sono troppo protetti, il mondo rischia di girare dietro ai loro bisogni, che poi spesso invece sono i nostri. Vorremmo vederli sempre felici i nostri bambini, e non riusciamo ad accettare che la crescita sia spesso frutto di difficoltà, impegno per raggiungere la gratificazione e capacità di affrontare le frustrazioni. Il rischio è di far crescere i figli con l’illusione che tutto sarebbe comunque arrivato perché semplicemente era un loro diritto, abbassando notevolmente la spinta emotiva del desiderio e dell’impegno”, così ancora la Vinciguerra.

La partita dei figli con l’adolescenza. I padri devono essere arbitri imparziali – In ‘Padri alla riscossa. Crescere un figlio oggi’ la docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università ‘La Sapienza’ di Roma Anna Oliviero Ferraris conduce un’analisi dettagliata sulle caratteristiche della famiglia italiana odierna e sulle attività che coinvolgono padri e figli.
La Ferraris sottolinea che un ruolo fondamentale nella crescita dei figli è ricoperto dal gioco. E fortunatamente, osserva la psicologa, in Italia aumenta costantemente il numero di papà che partecipa alla vita dei loro piccoli: dal bagnetto al cambio dei pannolini, dai giochi sul tappeto allo sport in età più grande, i padri tendono ad assecondare “giochi di movimento che piacciono ai bambini, perché rispondono alle loro esigenze di crescita. Ma vanno adeguati all’età del bimbo, favorendo anche i giochi tra coetanei. La competizione è connaturata allo sport. E’ quando diventa troppo seria e il genitore troppo esigente che rappresenta un problema, soprattutto se il figlio non riesce a soddisfare le attese”, spiega Anna Oliviero Ferraris.
In tutto il periodo della crescita la figura paterna ha un ruolo fondamentale, in particolare durante l’adolescenza, ma è assai più importante che bambini e ragazzi possano fare affidamento su entrambi i genitori in questi periodi. Madre e padre, con i loro ruoli diversi, sono entrambi indispensabili per i figli. “Adolescenza e preadolescenza sono periodi di trasformazioni e metamorfosi importanti che richiedono da parte dei genitori sensibilità e fermezza. Bisogna vincere il desiderio di abbandonare il campo e di lasciare tutta la responsabilità alla madre, perché sia il figlio che la figlia, anche se protestano e si ribellano, sono in linea di massima avvantaggiati dalla presenza della figura paterna, sempre che questa sia valida, a cui sono spesso più inclini ad obbedire. C’è in casa un secondo adulto con cui confrontarsi”, continua l’autrice di ‘Padri alla riscossa’.
A confermare, una ricerca della New York University ci informa che gli stati d’animo dei papà si riflettono inevitabilmente nel rapporto con i bambini: se un padre soffre di depressione, le conseguenze sullo sviluppo dei figli possono essere gravissime, rischiando di compromettere la loro emotività e le loro capacità comportamentali.

Insomma, diventare padri biologicamente è facile, essere dei padri è un’impresa più ardua.
In questo senso Antonio Polito, oggi editorialista del Corriere della Sera, e soprattutto “padre terno” di Costanza, Adriano e Sofia, come scrive nella dedica del suo libro, in cui condanna gli errori educativi della sua generazione di padri fratelli e amici dei propri figli, che spesso, piuttosto che ricoprire il ruolo di genitore, si improvvisano loro avvocati e sindacalisti.
“Questo è un libro contro i padri. Non contro i padri che abbiamo avuto, ma contro i papà (e i papi e i papini e i paponi) che siamo stati e siamo. I padri che abbiamo avuto, come il mio, hanno fatto il loro. Non che ci fossero molto, né che noi gli abbiamo permesso di esserci tanto, nelle nostre vite: non disponevano di tutto il tempo libero di cui disponiamo noi, all’epoca loro il pane era nero e la fatica era tanta. Ma si prestarono a fare ciò che da mondo è mondo un padre deve fare: opporsi al figlio. Diventarne la controparte. Incarnare uno stile di vita diverso. Impersonare il passato. Consentire che il figlio gli si rivolti contro, e così facendo conquisti la sua emancipazione. Perché se non hai un padre da cui allontanarti, non c’è modo di avvicinarti all’età adulta e al futuro. Vogliamo aderire al progetto di vita dei nostri figli, invece di lasciare che si modelli per opposizione al nostro. Vogliamo aiutarli a realizzarsi senza comprendere che l’unica forma di realizzazione è l’auto-realizzazione”.
Forte la nostalgia del giornalista che rimpiange l’autorità dei padri di una volta. Ma preferisce parlare di correzioni e non di punizioni, istruito dal libro di Jonathan Frenzen, e così dice in una metafora: “Correggere resta per me una bella parola, fa pensare a un agricoltore che si occupa di un virgulto”.

L’economista Stefano Zamagni rilancia e dichiara che “Polito solleva una questione di straordinaria rilevanza, il paternalismo e il lassismo dei padri che concedono tutto. Ma io preferisco la parola ‘educare’. I figli non si correggono, si educano. E l’educare è cosa diversa dall’istruire, perché per istruire bisogna sapere, per educare bisogna essere”.

Anche la sociologa Chiara Saraceno condivide il punto di partenza di Antonio Polito, cioè la constatazione della caduta di ogni contrapposizione fra padri e figli: “La mancanza di autorevolezza, del padre come della madre, impedisce anche di attivare i conflitti costitutivi e costruttivi della crescita. Per crescere occorre poter prendere le distanze dai genitori, riconoscerne l’autorevolezza, ma anche la possibilità di discuterla. Oggi si ha paura della competizione innanzitutto per se stessi, non per i propri figli. E avendone paura, non se ne trasmette il valore, oltre che i rischi di egoismo e sopraffazione che pure vi si annidano, ai figli”. Aggiunge la sociologa che oggi “Molti genitori non sono più sicuri di essere legittimati ad essere autorevoli, ovvero a dare regole e criteri di giudizio, anche perché spesso si sentono smentiti da altre fonti di autorità. Da qui nasce anche un conflitto continuo e un disconoscimento reciproco tra i genitori, la scuola, la parrocchia, il medico, i media”.

L’importanza delle regole. I papà di ieri e i papà di oggi – Dunque non bisogna dimenticare l’importanza delle regole e il loro rispetto. Le regole da sempre svolgono un ruolo fondamentale nella formazione del comportamento, perché attraverso le regole è possibile anche veicolare modelli comportamentali.
Ma perché siano rispettate e riconosciute dai bambini, bisogna sia che le regole siano realmente accessibili e alla portata dei loro destinatari, sia che gli adulti, i genitori in questo caso, si impegnino per garantirne l’osservanza.
E non c’è bisogno di eccessiva severità per raggiungere l’obiettivo: oggi genitori e figli dialogano, e con il dialogo si può capire e quindi spiegare. Il dialogo ci permette di comunicare, e siamo ancora gli unici in grado di farlo a questo mondo.
La parola è un mezzo di comunicazione potentissimo, il più forte.

Ma in fin dei conti tra il papà di ieri – che non cambiava i pannolini, ad agosto non portava i bambini al mare, non giocava con loro e quando il figlio prendeva brutti voti a scuola non attribuiva la colpa dello scarso rendimento alle maestre ma metteva in punizione il figlio per non aver fatto il suo dovere – e il papà di oggi – che gioca, porta la famiglia a sciare in inverno e al mare in estate, attende i figli fuori dalla discoteca e addirittura parla dei fidanzati della figlia femmina con apparente disinvoltura – non c’è molta differenza, perché i papà, da sempre hanno cercato, e per sempre cercheranno di fare qualunque cosa pur di ottenere il meglio per i propri figli.

 
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