26 Febbraio 2021

Pubblicato il

Cosa sono le Varianti

Prof. Claudio Giorlandino, Covid-19: le varianti e la mutazione N501Y

di Redazione

"Le cosiddette varianti del Virus SARS-COV-2, spiega Claudio Giorlandino, presentano mutazioni sulla proteina di superficie detta spike"

Giorlandino, varianti
Covid-19 e varianti

Le varianti e la mutazione N501Y

Le cosiddette “varianti” del Virus SARS-COV-2, presentano mutazioni sulla proteina di superficie detta spike. La mutazione comune a tutte le varianti ha una sigla: N501Y che dovrebbe determinare una maggiore contagiosità. I dati su contagiosità e mortalità (per soggetti molto anziani e con importanti comorbilità) derivano da osservazioni negli ospedali inglesi. Ma sappiamo come in Inghilterra sistemi di prevenzione al contagio siano di fatto molto più limitati dei nostri e come il sistema sanitario inglese (NHS) sia carente.

Le varianti e i vaccini

Ecco quindi che una variante più contagiosa raggiunge più persone e determina, per ovvia conseguenza, una maggiore mobilità e mortalità. La variante brasiliana invece presenta molte più mutazioni e polimorfismi quindi i biologi molecolari, che da noi la stanno studiando, non sono confidenti sulla protezione vaccinale perché i nostri vaccini stimolano solo la risposta alla proteina di aggancio spike. Astrattamente lo sputnik russo, che ci dicono essere un virus inattivato (sarà così?) dovrebbe determinare una più ampia protezione perché sicuramente esporrà agli anticorpi anche strutture interne del virus essendo probabile che si inietteranno anche virus immaturi.

Anche se con qualche riserva, soprattutto per la variante sudamericana, assumiamo che, in ogni caso, si otterrà una più o meno efficace protezione. Infatti, benché non vi sia certezza, dobbiamo essere fiduciosi e tranquillizzare sulla efficacia (semmai lievemente ridotta) dei vaccini. Qui da noi il particolare vaccino Pfizer (tecnologia mai utilizzata per un vaccino  che induce le mie cellule a produrre la proteina aliena e ad immettersi in circolo) con tutte le riserve espresse sui possibili effetti a lungo termine, rimane astrattamente il più attivo sulle varianti ma, come apprendiamo continuamente dai media, accade che non protegga nel 100% dei casi,  ma questo non deve scoraggiare. Accade sempre, per tutti i vaccini anche se con notevoli differenze.

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Claudio Giorlandino direttore scientifico Istituto Altamedica (anagrafe Nazionale delle Ricerche Ministero dell’Istruzione n. 62948OMK)

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