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San Felice Circeo, sedicenne aggredito brutalmente. Si cerca l’aggressore, ecco l’identikit

Il caso di Willy Monteiro deve essere un monito, un esempio. Non possiamo minimizzare atti di violenza che posso causare anche la morte
Di Lina Gelsi
Maglietta insanguinata del ragazzo aggredito al Circeo
Maglietta insanguinata del ragazzo aggredito al Circeo

Riceviamo e pubblichiamo la denuncia di Michela Giammarinaro, la mamma del ragazzo 16enne, aggredito nella notte tra il 5 e il 6 agosto scorsi a San Felice Circeo (Latina).

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Il racconto della mamma del ragazzo aggredito al Country Club

Nella notte tra il 5 e il 6 agosto 2025, durante la serata “Nemesi” al Country Club Circeo, mio figlio si è trovato al centro di un episodio di violenza che ha spezzato il ritmo e lo spirito del divertimento estivo. Cercava semplicemente di riportare calma in una lite accesa, impugnando la voce e la ragione anziché la rabbia. Eppure, la risposta che ha ricevuto ha superato l’inimmaginabile: un’aggressione violenta, culminata in una testata furiosa e nella frattura del setto nasale, una prognosi di trenta giorni e la necessità di un intervento chirurgico ricostruttivo.

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L’aggressione: quando la parola cede il passo al pugno

I fatti parlano chiaro. Mio figlio, intervenuto per scongiurare l’escalation della lite, non si è trovato coinvolto in un confronto verbale e civile, ma in un assalto fisico improvviso e gratuito. Quella che doveva essere una voce pacifica si è infranta contro una mano che preferiva i pugni. La violenza fine a se stessa ha preso il sopravvento, annullando qualsiasi slancio razionale. L’aggressore era accompagnato da una ragazza, la sorella, e questo potrebbe essere un elemento utile per identificare meglio l’aggressore.

Chi è l’aggressore, che era accompagnato dalla sorella

  • Altezza intorno ai 180 cm, corporatura esile.
  • Capelli neri, taglio a spazzola.
  • Vesti: jeans neri e maglietta color crema (diversa dal tema “total white” della serata).
  • Presumeva di essere un “combattente” – possibile frequentatore di MMA o discipline marziali.
  • Era accompagnato da una ragazza: bassa, magra, capelli alla spalla, in gonna di jeans e top nero.
  • Entrambi con evidenti segni di abbronzatura, romani.

Questi pochi, drammatici particolari si dispiegano come un puzzle che – se qualcuno li riconosce – potrà fare la differenza.

Azione e ritardi: un epilogo lontano dall’efficacia

L’aggressore è stato prontamente allontanato dal locale ma l’intervento delle forze dell’ordine – i Carabinieri – è avvenuto solo a serata già terminata. È stata formalizzata una denuncia per un episodio che non dovrebbe rimanere impunito. D’accordo con i gestori del locale, assolutamente disponibili a darci tutti i dettagli utili alla ricostruzione dei fatti, non è possibile accettare che un luogo di svago e divertimento possa nascondere insidie e prepotenze.

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Oltre il dolore: una riflessione sul tempo in cui viviamo

Questa vicenda ci interroga, con forza, sul mondo che stiamo lasciando ai nostri figli. Assistiamo sempre più spesso a un tempo in cui alcuni giovani si arrogano il diritto di farsi forza alzando le mani, invece di aprire un dialogo. Dove chi tenta di mediare finisce per essere prevaricato, e chi litiga si vanta di esserlo, dichiarandosi “combattente”.

Ma il combattimento di cui abbiamo bisogno oggi non risiede nella fisicità dell’aggressione. Sta nella parola, nell’empatia, nell’educazione reciproca. Il vero coraggio è fermarsi, ascoltare, guardarsi negli occhi prima di scatenare la violenza. Solo così possiamo sperare di interrompere quel ciclo così dannoso per serate, comunità, famiglie… vite.

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Chi ha visto, parli

Se qualcuno ha assistito a quei momenti, se quei volti – i loro abiti – tornano alla memoria, vi chiedo di mettervi in comunicazione con la stazione dei Carabinieri di San Felice Circeo oppure di contattarmi privatamente. Ogni testimonianza è una tessera che può ricomporre la verità. È un invito a trasformare l’angoscia in azione, a non lasciare che questa notte resti solo un ricordo di dolore.

Questa non è solo una storia privata di un figlio ferito nella carne e nell’anima. È un segnale di allarme: laddove la voce non basta, ben presto inizieranno a mancare anche le parole. Serve ripensare la forza: la vera forza sta in chi parla, in chi smorza, in chi costruisce anziché distruggere. Un invito – umile ma urgente – a coltivare una responsabilità collettiva, a non lasciare questi gesti nell’ombra”.

Michela Giammarinaro
366.2798585

 
CATEGORIA

Cronaca

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