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Vivere nei borghi più belli: Ceri, vicino a Cerveteri, tra emozioni e storia

di Carlo Raspollini
Vicino a Cerveteri ci sono dei borghi come Ceri, ricchi di fascino, storia e arte e un po’ dimenticati, nascosti al turismo che punta sui centri più noti
Borgo di Ceri, Cerveteri (RM)
Borgo di Ceri, Cerveteri (RM)
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Un borgo nascosto vicino a Cerveteri, tra il lago di Bracciano e Ladispoli, a 30 km da Roma. I prezzi delle case e degli affitti sono più bassi che sulla costa. Chi lavora da remoto con il computer, chi fare l’agricoltore, chi è in pensione ma anche chi non teme di fare il pendolare è il nuovo abitante ideale di questi borghi.

Vicino a Cerveteri, nella Tuscia, ma si potrebbe dire anche nella Maremma laziale, ci sono dei borghi ricchi di fascino, di storia e di arte un po’ dimenticati, nascosti si usa dire, al turismo attuale che punta sempre sui centri più noti e facilmente raggiungibili. Questo rende questi borghi luoghi nei quali il lavoro tende a scemare e dove gli abitanti, dal dopoguerra in poi sono spinti ad emigrare verso le grandi città o verso il centronord in cerca di un’occupazione.

Ceri, il senso di una antica esistenza in questi luoghi

Ceri è uno di questi borghi. Immerso nelle campagne rigogliose della Tuscia, è un minuscolo gruppo di case, con una storia risalente al medioevo, anche se le tracce della presenza umana nel territorio sono molto più antiche. Questo grazioso paesino laziale è frazione di Cerveteri, da cui dista poco meno di 9 km. Sorge su una rupe tufacea a 108 metri, vicino a un vallone boscoso, uno dei tanti che si trovano da queste parti. Benché sia tanto grazioso, è uno dei centri meno conosciuti del Lazio ma tutto questo non fa che aumentare la grande suggestione e il fascino.

Nei piccoli borghi nascosti si possono rivivere e riscoprire emozioni inaspettate. Visitarli è compiere un tuffo in un passato rurale e autentico e viverci, ancor di più, dà un senso alla propria esistenza e appartenenza a una storia che è già dentro di noi, nel nostro Dna e che riscopriamo solo quando torniamo a immedesimarci in questi luoghi, nelle tradizioni  e nei ritmi che solo centri lontani dal caos delle grandi città possono offrire.

Una storia antichissima alla base delle sue origini

La fondazione del paese risale all’Età del Bronzo. Verso la fine del X secolo a.C. gli abitanti del villaggio, insieme ad altri, furono costretti ad abbandonare le loro case e insediarsi nella piana dell’attuale Cerveteri (Caere al tempo dei Romani). Risale al 1236 invece il primo insediamento urbano, chiamato “Caere Novum”, che diventerà l’attuale paese. Durante i secoli passò a numerose e potenti famiglie nobili, da quella romana dei Normanni, poi gli Anguillara per poi essere acquisita dai Cesi, Borromeo, Odescalchi e infine i Torlonia che lo donarono ad altri proprietari.

Il centro è un piccolo scrigno di architettura e arte. In pratica, come sempre accadeva nel medioevo, il borgo sorge tutto attorno al castello, le cui mura s’intravedono appena si supera l’arco d’ingresso, con a sinistra la mole del Palazzo, monumento di spicco del paese. Una stradina ci conduce verso l’edificio quattrocentesco. Palazzo Torlonia venne edificato dalla famiglia Orsini dell’Anguillara, che lo abitarono per quasi due secoli. Da fortezza venne trasformato in residenza dei signori che vi abitarono. Il giardino, la limonaia e i saloni del piano nobile sono oggi visitabili. Intorno essenze tipiche della macchia mediterranea come pini, lecci e cipressi. Dalla parte opposta un profumatissimo agrumeto. Oggi ospita un albergo e un ottimo ristorante dedicato alla buona cucina locale.

Sono frazioni con testimonianze architettoniche degne di una città

Nella piazza principale la Chiesa della Madonna di Ceri, luogo di culto del paese. Durante dei restauri nel 1980 sono venuti alla luce tesori come gli affreschi di scuola romana del XII secolo. Splendido è l’affresco che decora l’abside, una parte della chiesa risalente a prima del XIV secolo. Nella navata interna quattro Cappelle: di Sant’Antonio, della Madonna e del Sacro Cuore di Gesù, e di San Felice II, riconoscibile da un bel baldacchino decorato.

Passeggiando per i vicoli si potranno trovare altre architetture sacre come la Chiesa del Buon Consiglio, la Chiesa di San Sebastiano e la Chiesa della Madonna di Carpineto.

La zona è cara ma questi borghi offrono soluzioni più economiche

La zona è molto ambita perché tutto sommato vicina a Roma e comoda per i collegamenti.

Per raggiungere Ceri ci vogliono 11 km da Ladispoli, 20 km dal Lago di Bracciano e 42 km da Roma. Ma solo 29 km dal GRA, poi si prende via Aurelia. Circa 9 km separano Ceri dal suo Comune Cerveteri (Via Settevene Palo – Via di San Paolo – Via di Ceri). Trovandosi tra il Lago di Bracciano e la costa tirrenica di Ladispoli, le case hanno subito una crescita nel prezzo di vendita, dopo la pandemia, tornando ai livelli del 2019. Oggi per comprare casa a Cerveteri il costo medio è di 1.873 €/m² (fonte: immobiliare.it) Il minimo registrato nell’agosto -settembre di quest’anno è di 1.586 €/m² nella zona di Sasso e Furbara, mentre il massimo è di 2.011€/m² a Cerenova. Uno scarto di 425€ €/m²!

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Per gli affitti la media di Cerveteri è di 15,3 €/m², con un minimo di Valcanneto, Ceri, Borgo San Martino di 8,98€/m². Il massimo è stato registrato sempre a Cerenova con 18,78 €/m².

Riporto questi dati perché sia evidente come prezzi sostenuti di case prossime alla costa, del tutto logici data la vicinanza di una realtà come Roma e quindi di una domanda consistente, possano essere mitigati da scelte più oculate, come quelle dei borghi meno noti, meno famosi, ma forse anche più belli per vivere, come Ceri e Sasso. La fuga dai piccoli paesi sembra arrestata, a parte la inevitabile fine di molti anziani abitanti, non c’è più nessuno che se ne debba andare perché chi poteva l’ha già fatto, ora casomai c’è chi viene, per altre ragioni, a vivere qui.

Prima si scappava dai piccoli centri per andare in città, ora il contrario

La tendenza da qualche anno si sta invertendo. Sono i cittadini, specie le vecchie e le nuove generazioni, che cercano residenze meno costose di quelle urbane, luoghi più salutari per l’aria che si respira e per la presenza della natura nei dintorni. Potendo contare su una pensione che li esenta dal cercare lavoro, i pensionati.  Nel caso dei giovani invece sono persone che intendono puntare su un lavoro a distanza con lo smart working, via internet. In qualche caso si tratta anche di persone che puntano a fare l’artigiano o il contadino. Il ritorno alle attività agricole non è una novità.

L’agricoltura è l’attività primaria dell’uomo. L’unica che anche in caso di crisi ti dà da vivere comunque. Il contadino non muore mai di fame, si diceva un tempo! Vero ma solo se nei suoi campi le colture sono alternate e distribuite per tutto l’anno. Un’agricoltura non specialistica, non monocultura, ma un’agricoltura sostenibile che guarda al passato come qualità dei prodotti e rotazione delle colture ma fatta con tecnologie e conoscenze moderne. In molti casi si punta ad un’economia circolare, dove lo scarto di quel che si produce viene reinserito nel ciclo produttivo per produrre energia e compost per fertilizzare il terreno.

Il futuro è nell’economia circolare e in agricoltura è applicabile fin da subito

Riciclare tutto quello che resta dalla produzione è una necessità per non aumentare la crescita dell’immondizia che crea solo danni e costi. Oggi dobbiamo combattere con le discariche di immondizia. Quando vengono incendiate creano problemi di contaminazione dovuta alla diossina e avvelenano i terreni e le falde acquifere.

Gli inceneritori diventano essenziali per smaltire queste montagne di residui, pur se tuttavia lasciano sempre una parte di sostanza non distruttibile dagli scarti. Solo che l’economia lineare produce profitti, a vario livello, sui quali prospera anche la criminalità organizzata e trova molti sostenitori che intendono prolungare il più possibile la sua esistenza, mettendo i bastoni fra le ruote al tentativo di innovazione che rappresenta l’economia circolare. Ma il ricorso a questo tipo di sviluppo sarà inevitabile.

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Il turismo internazionale cerca nuove mete da noi in cui storia, arte, cultura, gastronomia e divertimento trovino un giusto mix

Se queste tesi sono credibili, terreni agricoli così fertili come quelli delle campagne intorno a Cerveteri sono un’ottima opportunità per investire nell’attività agricola e nell’allevamento secondo criteri non intensivi. Tutto quello che ruota attorno all’alimentazione, specie se realizzato con finalità biologiche, e alla ristorazione salubre, con progetti di agriturismo e di impegno nella cucina locale tradizionale, che qui poi è un connubio tra cucina romana e cucina maremmana, ha molte possibilità di successo.

Il turismo è sempre più una delle voci in crescita nella mostra economia, uno degli appeal maggiori per gli stranieri a visitare il nostro paese. Cosa ci può essere di meglio che offrire loro iniziative di sfruttamento dell’arte, della cultura, della natura e delle gastronomie locali. Non sarà l’unica strada per costruire una nuova Italia, ma di certo non sarà una delle meno importanti.

 
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