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Zi Rico: un viaggio dentro Palestrina, tra pietra viva, memoria e cucina sincera

Zi Rico sembra aver preso da Palestrina la stessa abitudine a convivere con il tempo senza farne un feticcio. E quando entri, lo capisci
a cura di Francesco Vergovich
Spaghetti alla carbonara
Spaghetti alla carbonara

C’è qualcosa che accade, ogni volta, prima ancora che ti arrivi il piatto. Succede nel passo rallentato con cui si scende nel vicolo, tra le pietre del centro storico di Palestrina, appena una manciata di metri dopo la Cattedrale e poco prima della casa natale di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Il ristorante Zi Rico non si trova: si incontra. Perché non urla, non si mette in vetrina, non gioca a fare il ristorante di tendenza. Sta lì, al suo posto, come certe case che hanno già visto passare molte vite e che non hanno più bisogno di spiegarsi.

Ravioli con gamberi e burrata su vellutata di melanzane e datterino

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Zi Rico, non è solo una questione di cibo

Siamo a pochi metri dall’Antro delle Sorti, dal Mosaico del Nilo, dal podio del Tempio della Fortuna Primigenia. Luoghi che dicono molto sulla stratificazione di questa città, così addossata a Roma eppure così distinta nel respiro. Zi Rico sembra aver preso da Palestrina la stessa abitudine a convivere con il tempo senza farne un feticcio. E quando entri, lo capisci.

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Due sale, due atmosfere. Ma la stessa anima

Il ristorante si sviluppa in due ambienti distinti, che raccontano due facce della stessa storia. Nella sala principale, il cuore si appoggia su una parete ciclopica: blocchi di pietra incastrati con la forza e la precisione che avevano i costruttori dell’antichità. Non è un’evocazione: è una delle poche pareti ciclopiche visibili e autentiche nel tessuto urbano. Mangi accanto a un pezzo di storia, senza bisogno che nessuno te lo faccia notare a voce alta.

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Poi c’è la seconda sala, più raccolta, più intima. Qui si scende, letteralmente, in un’antica grotta romana, trasformata con cura e misura in una cantina dove vengono custodite le bottiglie più importanti. Non è scenografia. È un luogo vero, umido al punto giusto, silenzioso, dove ogni etichetta sembra trovare un senso. Si ha la sensazione che il vino qui riposi meglio. O forse siamo noi, seduti tra quelle mura, a respirare più lentamente.

Tortello su crema di patate con croccante di carciofi

Il senso di fare cucina in un posto così

Non è un ristorante “di passaggio”, Zi Rico. E neanche un luogo che si presta alle mode. Chi ci viene, lo fa per una ragione precisa. A volte per la cucina – tradizionale, ma non bloccata – che guarda con rispetto alla cultura gastronomica locale senza rifugiarsi nei cliché. Altre volte per l’accoglienza, che ha il tono familiare di chi ama il proprio lavoro, ma senza quella forzatura affabile da trattoria turistica. Spesso, semplicemente, perché è un posto dove ci si sta bene. E basta.

La filosofia di cucina qui è fatta di materie prime scelte con cura, preparazioni che non vogliono dimostrare nulla se non una cosa: che la buona cucina ha bisogno di equilibrio, non di artifici. Chi cucina non si mette mai al centro, e questo si sente. I piatti – che cambiano con le stagioni – parlano un linguaggio comprensibile, eppure mai banale.

Gambero rosso di Sicilia saltato in padella

Un luogo che non ha bisogno di inventarsi un’identità

In tempi in cui anche la ristorazione sente il bisogno di raccontarsi con storytelling forzati, qui si respira un’altra aria. Zi Rico non costruisce un’identità a tavolino, perché ne ha già una, radicata nel luogo e nelle sue pietre. È la continuità con la città, con la sua storia e la sua geografia, che fa da tela di fondo.

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Il fatto che sia a due passi dalla casa di uno dei più grandi compositori del Rinascimento non è un caso. Come non è un caso che da qui si sentano, la sera, i rumori ovattati del centro che si spegne piano. C’è qualcosa in questo ristorante che richiama l’idea di abitare un luogo più che di gestirlo. Ed è per questo che, anche dopo un pasto, si ha la sensazione di non aver “solo mangiato bene”, ma di essere stati davvero da qualche parte.

 
CATEGORIA

Cucina

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