Fiume Sacco, la Valle si muove: il 15 aprile Colleferro e Anagni chiedono risposte

Nuove segnalazioni di liquami non depurati nel corso d’acqua e moria di fauna ittica denunciata in questi giorni lungo il Sacco
Di Fabio Vergovich
Valle del Sacco con cartello area interdetta
Valle del Sacco, con cartello area interdetta

La Valle del Sacco si prepara a vivere una giornata dal forte valore civile e ambientale. Il 15 aprile arriva infatti la campagna itinerante “ECOGIUSTIZIA SUBITO – In Nome del Popolo Inquinato”, promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica, Legambiente e Libera, con un doppio appuntamento che toccherà prima Anagni, in provincia di Frosinone, e poi Colleferro, in provincia di Roma.

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Una mobilitazione che cade in un momento particolarmente delicato, segnato dalle nuove segnalazioni di liquami non depurati nel corso d’acqua e dalla moria di fauna ittica denunciata in questi giorni lungo il Sacco, episodi che hanno riportato all’attenzione pubblica una ferita mai davvero rimarginata.

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La tappa nella Valle del Sacco e il programma del 15 aprile

Il calendario della giornata è già definito. Alle 10.30, ad Anagni, in Via Colle Ceraso Aia La Macchia 1, è previsto l’incontro dedicato alla presentazione della scheda del SIN e un flashmob collettivo per chiedere ecogiustizia e bonifica. Nel pomeriggio, alle 17, l’iniziativa si sposterà a Colleferro, al mercato coperto di via Leonardo Da Vinci 9, dove si terrà l’assemblea pubblica con la sottoscrizione del patto di comunità.

La scelta di dividere la tappa in due momenti non è casuale: il Sito di Interesse Nazionale del Bacino del Fiume Sacco si estende infatti su un’area vasta che coinvolge entrambe le province, restituendo la misura reale di un problema che non riguarda un singolo Comune ma un intero territorio.

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Il sito inquinato del Sacco e il peso di una bonifica ancora attesa

Il nodo di fondo resta quello delle bonifiche. Il SIN Bacino del Fiume Sacco, come ricorda il portale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, si sviluppa per circa 60 chilometri e interessa 19 Comuni distribuiti fra la Città metropolitana di Roma Capitale e la provincia di Frosinone, per una superficie di circa 7.200 ettari.

È uno dei luoghi simbolo italiani nei quali l’inquinamento ambientale si è trasformato, negli anni, in una questione sanitaria, sociale e perfino identitaria. Qui il tema non è più solo tecnico o amministrativo: riguarda la qualità della vita di chi abita, lavora, coltiva, investe e cresce in quest’area del Lazio.

La campagna nazionale che arriva ora nella Valle del Sacco si inserisce proprio in questo quadro. Legambiente, insieme alle altre associazioni promotrici, chiede che il principio del “chi inquina paga” non resti uno slogan e che il diritto alla salute e a un ambiente salubre non continui a essere rinviato.

Non è un caso che la tappa laziale sia stata già indicata, nei mesi scorsi, come uno degli appuntamenti della nuova edizione di “Ecogiustizia Subito”, iniziativa che punta a riaccendere attenzione politica e partecipazione civica sui territori inquinati d’Italia ancora in attesa di risposte adeguate.

I nuovi episodi sul fiume e l’allarme che torna attuale

A rendere ancora più incisiva la giornata del 15 aprile è il fatto che l’appuntamento arriva subito dopo l’ennesima emergenza segnalata lungo il corso del Sacco. Nelle ultime ore, servizi giornalistici e cronache locali hanno documentato schiuma, aria irrespirabile, liquami inquinanti e moria di pesci nel tratto compreso fra Sgurgola e Anagni, con l’allarme lanciato da residenti e associazioni.

È il genere di immagine che nella Valle del Sacco si ripresenta con una frequenza che pesa come una condanna: non un fatto isolato, ma la riprova di una fragilità ambientale mai del tutto superata.

Le parole del presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, vanno lette proprio in questa cornice. Il riferimento all’“ennesimo sversamento” e all’“ennesima moria di fauna ittica” non è soltanto una denuncia, ma la sintesi di un sentimento diffuso in un’area abituata da decenni a convivere con immagini che in altri luoghi avrebbero il sapore dell’eccezione e qui, invece, rischiano di sembrare quasi ordinarie.

Ed è proprio questa assuefazione il punto che le associazioni vogliono spezzare: riportare indignazione, partecipazione e pressione pubblica attorno a una questione che non può essere archiviata come un’emergenza ciclica.

Anagni e Colleferro, due simboli della stessa battaglia

La scelta di Anagni e Colleferro ha anche un significato politico e territoriale preciso. Da una parte c’è il versante frusinate, che da anni fa i conti con le ricadute ambientali e con le ricorrenti segnalazioni sul fiume; dall’altra c’è Colleferro, città che più di altre incarna il rapporto complesso fra sviluppo industriale, lavoro, impatto ambientale e richiesta di risanamento.

Portare nello stesso giorno la campagna in questi due punti vuol dire cucire insieme le istanze di un’area che troppo spesso viene percepita a pezzi, quando invece ha bisogno di una visione unitaria, capace di tenere insieme bonifica, salute pubblica, giustizia sociale e futuro produttivo.

Il patto di comunità che verrà sottoscritto nel pomeriggio rappresenta, in questo senso, uno degli elementi più rilevanti della giornata. Non è solo un atto simbolico. È un modo per mettere nero su bianco impegni, richieste e responsabilità, costruendo un fronte civico che coinvolga associazioni, cittadinanza e istituzioni. In territori segnati da tempi lunghissimi e da una diffusa sfiducia verso i percorsi di risanamento, anche la forma con cui si organizza la pressione pubblica diventa sostanza politica.

Bonifiche, salute e credibilità delle istituzioni

Il punto decisivo, però, resta uno: la credibilità delle istituzioni si misura sulla capacità di trasformare documenti, perimetrazioni e analisi in risultati visibili. Ogni nuova segnalazione sul Sacco riapre un interrogativo che i residenti conoscono bene: quanto tempo serve ancora per vedere avanzare in modo concreto la messa in sicurezza e il risanamento? La presenza del SIN certifica la rilevanza nazionale del problema, ma da sola non basta a rassicurare chi vive accanto a un fiume che continua a fare notizia per episodi di inquinamento.

Per questo la tappa del 15 aprile va oltre il calendario di una campagna associativa. È un passaggio che rimette al centro una domanda di giustizia ambientale che nella Valle del Sacco non è mai venuta meno. Il messaggio rivolto a cittadini e istituzioni è chiaro: esserci significa riconoscere che il risanamento non può più restare sospeso in una terra dove il diritto alla salute e a un ambiente pulito continua a misurarsi con una realtà troppo spesso segnata da ritardi, emergenze e promesse incompiute.

Ed è anche per questo che il ritorno di “Ecogiustizia Subito” nella Valle del Sacco non assomiglia a una semplice manifestazione: somiglia piuttosto a un richiamo collettivo alla responsabilità, in un luogo che aspetta risposte concrete da molti, troppi anni.

 
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Ambiente

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