A Frosinone non è più un episodio isolato. Dopo Padre Pio, ora anche la Madonna di Lourdes è stata decapitata: la testa della statua è stata trovata a terra nella nicchia votiva di via Madonna delle Rose, a pochi passi dalla stazione. È il quarto caso in pochi giorni e in città prende corpo il timore che dietro questa sequenza di danneggiamenti ci sia una stessa mano.
Quarto atto vandalico sulle statue sacre, Frosinone sotto pressione
L’ultimo gesto ha colpito un simbolo religioso molto riconoscibile per il quartiere e per chi ogni giorno passa in quella zona. La statua della Madonna di Lourdes era collocata all’interno di una nicchia votiva e il danneggiamento ha lasciato un segno forte, non solo materiale. Il fatto che nessuno abbia visto nulla rende ancora più inquietante il quadro, perché conferma una modalità rapida, silenziosa e finora difficile da fermare.
Il punto è che il caso di via Madonna delle Rose si inserisce in una scia ravvicinata. Sabato scorso era stata presa di mira la statua di Padre Pio nella chiesa di San Benedetto, nel centro storico. Poi sono emersi episodi analoghi denunciati anche ad Anagni e ad Arnara. Ad Alatri, invece, il raid nella chiesa di Santo Stefano ha avuto un volto diverso ma ugualmente grave: la statua della Madonna è stata scaraventata a terra e alleggerita di alcuni oggetti devozionali. Un bottino di poco conto, con un danno molto più pesante sul piano simbolico.
Indagini sulla donna ripresa in chiesa e ipotesi di un’unica mano
Intanto gli investigatori stanno lavorando sulle immagini di videosorveglianza. Nella chiesa di San Benedetto è stata immortalata una donna di spalle mentre si avvicina alla statua e la colpisce. È da qui che nasce l’ipotesi di una possibile autrice seriale, una persona che avrebbe agito più volte prendendo di mira immagini sacre in contesti diversi ma con una dinamica simile.
Questa pista, se confermata, darebbe una chiave di lettura precisa a episodi che fino a pochi giorni fa sembravano scollegati. Non si parlerebbe più di singoli vandalismi, ma di una sequenza che merita una risposta rapida. Anche perché, oltre alla distruzione, in almeno un caso ci sarebbe stato pure un tentativo di forzare un candelabro, dettaglio che allarga il campo delle verifiche.
Reazione del sindaco e ferita aperta nei luoghi di fede
La condanna del sindaco Riccardo Mastrangeli è stata immediata e netta. Il senso politico e civile del suo intervento sta tutto in un passaggio: non si tratta soltanto di danni a oggetti religiosi, ma di colpi inferti a simboli che hanno un posto riconoscibile nella vita della città. In altre parole, il bersaglio non è soltanto una statua, ma un pezzo di identità collettiva.
Per i cittadini, adesso, la questione riguarda anche la sicurezza dei luoghi di culto e delle edicole votive, spesso aperte, accessibili, esposte. Secondo Bruno Ripepi, autorevole presidente di una comunità religiosa del territorio, si tratterebbe di “un serial killer di statue sacre”. Nel frattempo Frosinone attende di capire se le telecamere riusciranno a dare presto un nome all’autore di questi gesti. Perché quando gli atti si ripetono con questa frequenza, il rischio è che l’inquietudine lasci spazio all’assuefazione. Ed è proprio questo che la città vuole evitare.
