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27 Gennaio 2023

Pubblicato il

Diritti delle donne

Basta cimitero dei feti! Radicali italiani e Libera di abortire avviano azione popolare

di Cristina Accardi
In una nostra intervista, Vittoria Loffi, coordinatrice di "Libera di abortire", ci racconta le novità sull'azione popolare mossa contro il cimitero dei feti

Una distesa di croci spoglie di feti mai nati incisi con un pennarello bianco dai nomi delle madri. È questa la scoperta fatta il 30 settembre 2020 da Marta Loi, una donna romana che come molte altre ha visto il suo nome inciso in una croce di legno, testimonianza del suo aborto.

Sono centinai al cimitero Flaminio di Roma, uno dei cimiteri più grandi d’Europa. Tuttavia, quei nomi e quelle sepolture per molto tempo sono rimaste ignote alle stesse donne coinvolte.

È tutto scandalosamente assurdo, la mia privacy è stata violata”, queste sono state le parole di Loi una volta scoperto che il suo nome era ben visibile in un cimitero, senza il suo consenso.

Da quel momento è iniziata la lotta per ottenere giustizia.

“A Roma abortire è un incubo”: dagli obiettori al cimitero dei feti

I fatti riportati alla luce dalla Loi con un post sui social in cui cerca di denunciare l’accaduto, diventano virali. Molte donne che hanno abortito cominciano a chiedersi se anche i loro nomi erano presenti in quel “Campo degli Angeli”.

Tra queste c’è Francesca Tolino, candidata alle scorse elezioni comunali di Roma Capitale con Roma Futura. Tolino, aveva abortito pochi mesi prima e come ha raccontato ai notiziari quell’aborto è stato un calvario. Oltre che alla difficoltà di trovare medici e personale sanitario non obiettori, anche chi non lo fosse non ha dato il giusto supporto nel suo percorso terapeutico.

Una donna pensa di fare un percorso protetto, invece subisce una violenza psicologica” afferma Tolino mentre rimembra le sue sofferenze.

Come se non bastasse, oltre al danno anche la beffa. Infatti, dopo le numerose difficoltà riscontrate e i traumi subiti, tanto da spingerla a intraprendere un percorso terapeutico EMDR, “solitamente per chi ha vissuto un trauma grave“, la candidata si reca al cimitero per partecipare al sit-in di protesta organizzato.

Arrivata al Flaminio, tuttavia, scopre di essere anch’essa vittima di quell’abuso di potere. Infatti, una croce nuova di ferro con il suo nome scritto con il pennarello bianco si trova in quella “fossa comune di feti“.

In altri posti non è scritto il nome della madre, ma il numero della cartella clinica, al fine di garantire la privacy. A Roma invece “hanno deciso di fare così, è questo il tema che va sottolineato“.

Per questo motivo Tolino, ha deciso subito di aderire alla campagna Libera di Abortire sostenuta anche dai Radicali Italiani.

Francesca Tolino aderisce alla campagna Libera di abortire. Racconta la sua storia e il suo calvario: https://fb.watch/aDDEtaOaOS/

Azione popolare a supporto delle donne coinvolte al cimitero dei feti

Dopo l’amara scoperta, numerose donne hanno deciso di mobilitarsi per rivendicare i propri diritti.

Queste donne sono sostenute dalla campagna “Libera di abortire“, che da anni porta avanti come vessillo il diritto di scelta attraverso una proposta di legge che possa garantire ad ogni donna di poter abortire, limitando il numero degli obiettori di coscienza negli ospedali pubblici.

Le militanti, con il supporto dei Radicali italiani e di Francesco Mingiardi, legale responsabile, hanno avviato un’azione popolare per richiedere un risarcimento alle 120 donne coinvolte.

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Dopo più di un anno di silenzio, ignorati dall’ex sindaca Virginia Raggi, nonostante i continui reclami e inviti tramite una lettera indirizzata agli enti comunali, soltanto il 10 gennaio del 2022 le militanti hanno ottenuto un incontro con la Commissione Pari Opportunità del Campidoglio.

Come ci racconta in una nostra intervista Vittoria Loffi, coordinatrice della campagna Libera di Abortire, “anche in questa occasione l’ex sindaca Raggi, nonostante fosse membro della Commissione, non ha presenziato alla riunione“.

Abbiamo deciso di avviare un’azione popolare per dare un messaggio forte e incisivo”, sottolinea Loffi.

Il 13 settembre scorso c’è stata la prima udienza che ha visto coinvolti le parti lese e il complesso dei sostenitori dell’azione. A essere sotto giudizio e chiamati in causa sono l’Ospedale San Giovanni dell’Addolorata, ASL Roma 1 e l’ente AMA.

Infatti, come anche ha sostenuto l’avvocato Mingiardi, “l’Amministrazione di Roma Capitale, ha subito un doppio danno” dalla condatta di questi enti. Di conseguenza, il risarcimento richiesto, come sottolinea la stessa Loffi, sarà indirizzato all’amministrazione capitolina.

Quest’ultima, nonostante il poco successo avuto con la precedente amministrazione, sembra molto fiduciosa e piena di speranza per quella appena insediata. “Speriamo un maggior coinvolgimento da parte del nuovo sindaco Gualtieri“.

Tuttavia, rimane ancora ignoto se il sindaco della Capitale sia a conoscenza di questi recenti clamori, poiché il giudice si è avvalso della libera scelta di non chiamarlo a giudizio. Ma comunque ci sarà ancora la possibilità di un suo futuro intervento.

Appare evidente però l’interesse dimostrato dalla Commissione. Dunque, con molta probabilità si pensa e si spera che la pulce sia arrivata anche all’orecchio dell’assessora ai rifiuti Sabrina Alfonsi.

AMA, Ospedale San Giovanni e ASL Roma 1 responsabili cimitero dei feti

Come ci spiega la coordinatrice Loffi, il cimitero dei feti segue una “distribuzione sistematica” questo è un segno evidente di come il tutto non sia dovuto al caso.

Il regio decreto del 1939 afferma che i feti morti tra il 5° e il 7° mese devono essere seppelliti come normali defunti. Dunque, secondo le normative vigenti, il seppellimento dei feti è una prassi, come afferma la difesa. Eppure, come citato dallo stesso decreto, il seppellimento può avvenire soltanto dopo un previo consenso.

È proprio su questo inviolabile diritto che l’azione popolare sta lottando. Con “con il processo sono venute fuori delle rivelazioni interessanti“, continua Loffi. “L’ospedale San Giovanni non possiede neppure i moduli per ottenere tale consenso“. Inoltre, attualmente l’Ama, chiamata a giudizio in quanto mano operante del seppellimento, non ha avuto delle direttive sulla questione.

Si è anche scoperto che non solo l’ospedale incaricava il seppellimento, ma per i feti era anche svolto un rituale funerario cristiano.

Come ci informa la stessa Loffi, già un processo portato avanti da Francesca Tolino è archiviato, poiché “non c’è presenza di un dolo“. Tuttavia, adesso il processo sembra aver destato maggiore interesse.

Noi speriamo che dopo questa riunione con la Commissione qualcosa finalmente si muova“. Ad ogni modo, anche se questo non dovesse avvenire “abbiamo già in mente di organizzare un evento a impatto nazionale” conclude la Loffi.

Nella giornata di oggi, è uscito anche il documentario creato come testimone del cimitero dei feti che ha l’obiettivo di coinvolgere e informare tutta la cittadinanza.

 
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