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Arte contro guerra

“La crociata dei bambini. Artisti per il disarmo”. Una mostra contro lo scandalo della guerra

di Redazione
Trentacinque artisti chiamati a raccolta per affrontare, con il proprio linguaggio, un tema eterno, per certi versi classico, la guerra
Roberto Gramiccia
Roberto Gramiccia
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“Uno scandalo che dura da diecimila anni”: questa è la Storia per Elsa Morante. Un grumo di contraddizioni, di orrori, una ripetizione infinita delle stesse debolezze, delle medesime nefandezze. Su tutte la guerra, strumento di distruzione piegato alla risoluzione dei conflitti.

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La crociata dei bambini. Artisti per il disarmo si pone, in tal senso, come un grido d’allarme contro l’eterno ritorno della violenza e dell’odio. Una grande mostra per la pace e a favore del disarmo, ideata e curata da Roberto Gramiccia, presentata dall’ANPI Nazionale con il patrocinio e il sostegno del VII Municipio di Roma, che inaugurerà il prossimo mercoledì 13 dicembre, nella Sala Consiliare di Villa Lazzaroni (Via Appia Nuova 522).

Roberto Gramiccia, curatore della mostra, rispondendo alle nostre domande, affronta qui alcuni aspetti legati all’iniziativa

La crociata dei bambini: un titolo che parte da Bertold Brecht e arriva fino a Vinicio Capossela e alla sua recente canzone. Porre al centro i più piccoli – gli innocenti – è forse il modo più efficace per mettere a fuoco l’insensatezza dei conflitti, le disparità che essi generano, il dramma che comportano…

La brutalità della guerra, l’orrore che suscita assume caratteristiche ancora più sfacciate e insopportabili se confrontata con la purezza e l’innocenza dell’infanzia. Credo che fu esattamente questo il motivo che spinse Brecht a scegliere questo titolo per la sua ballata; lo ha ripreso Vinicio Capossela per titolare una canzone splendida e lo abbiamo ripreso noi perchè ci sembrava, semplice, poetico, efficace e antiretorico.

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Trentacinque artisti chiamati a raccolta per affrontare, con il proprio linguaggio, un tema eterno, per certi versi “classico”. Quanto è difficile trattare tale argomento in una società polarizzata come l’attuale?

La società in cui viviamo tende a rimuovere le cose brutte: la sofferenza, la fragilità, la morte, l’ingiustizia. La guerra trascina con sé ed esalta tutte queste calamità. Quindi la tendenza è a rimuoverla o ignorarla. Tranne casi particolari ed eccezionali come l’Ucraina e la Palestina, che rappresentano accadimenti che è impossibile ignorare. Trattarne non è facile e non produce sollievo ma è tale l’impeto di rivolta alla guerra e alle armi che ci muove che, più che una scelta, è stata una necessità fare una grande mostra su questi temi. Una mostra che l’ANPI ha fatto sua e il Settimo Municipio ha contribuito a mettere in scena e a sostenere, cosa che ci riempie di orgoglio.

L’arte, come la letteratura, può forse offrire uno sguardo altro, privo di Potere, senz’altro svincolato dalla narrazione mediatica e dal senso comune. Tentare un recupero di questo aspetto può aiutarci almeno a far luce sulla contemporaneità e le sue fratture…

L’arte vede anche ciò che con occhi normali non si può vedere. Con questo non si vuole celare allo sguardo l’autoevidenza dello scandalo della guerra. Casomai si intende sostenere che l’arte consente di avvicinarsi a temi così tragicamente epocali con strumenti, modalità ed esiti che rendono la condanna della guerra incontrovertibilmente assoluta, definitiva. L’arte e la letteratura arrivano dove altre forme di investigazione non possono arrivare.

Il progetto, tanto ambizioso e lodevole, ha l’impressione di essere un primo tassello di un percorso più ampio. Potranno esserci ulteriori rivoli d’articolazione in futuro?

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Io penso che l’arte di impegno possa e debba trovare nella guerra, così come in esperienze collettive tragiche, come è stata la pandemia da Covid, lo spunto per ritornare ad essere quello che è stata, in passato, Guernica per l’opinione pubblica internazionale. Del resto il passare del tempo e lo sviluppo di un tecno capitalismo sempre più invasivo e disumanizzante non sembra limitare le occasioni di scandalo, come quelle di riflessione teorica ed estetica. Al contrario, c’è un maledetto bisogno di nuove strade e nuove idee.

Vincenzo Scolamiero, Certi struggenti ruderi, 2014

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