27 Ottobre 2021

Pubblicato il

La vita a Rebibbia

L’inferno in carcere dei fratelli Bianchi. Gli urlano: “Impiccatevi infami”

di Redazione
Dagli sputi addosso ai chiodi nel dentifricio. Chi pensa al suicidio e chi scoppia in lacrime: ecco la vita dei fratelli Bianchi in carcere
Fratelli Bianchi
I fratelli Bianchi

Da quando sono in carcere, la vita per i fratelli Marco e Gabriele Bianchi è tutta un’altra storia rispetto all’ostentazione del lusso che li caratterizzava. Accusati di aver picchiato brutalmente e ucciso il 21enne Willy Monteiro Duarte la notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 a Colleferro, i fratelli residenti ad Artena insieme con l’altro imputato, Mario Pincarelli, sono rinchiusi nel carcere di Rebibbia.

Le intercettazioni

I carabinieri hanno effettuato una perizia sulle intercettazioni disposte a carico degli accusati nell’istituto di pena romano. Dall’esame emergono particolari inediti pubblicati dal quotidiano “Repubblica”. Stando infatti alle intercettazioni dei loro colloqui in carcere, ci sarebbe chi – in questi mesi – ha sputato nel loro cibo, chi li ha minacciati e persino chi li ha insultati. Tra i tre c’è stato chi ha pensato al suicidio, chi è scoppiato in lacrime al punto da richiedere l’intervento di un medico.

Dagli sputi addosso ai chiodi nel dentifricio

Marco Bianchi – come emerge dalle intercettazioni nel carcere di Rebibbia – sta sempre da solo, si fa i capelli da solo, cucina da solo, lava da solo. Lo chiamano “infame”. Qualcuno gli avrebbe sputato addosso, altri gli avrebbero messo “un chiodo dentro il dentifricio”, altri ancora gli avrebbero sputato nella pasta. E gli amici che erano con loro la notte del massacro? “Tutti spariti”, dichiara. Intanto la famiglia dice di essere costretta a vendere tutto, comprese le macchine, perché “non c’è rimasto più niente”.

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L’odio sui social e l’ipotesi del suicidio

Nei colloqui in carcere parlano anche dell’odio sui social. “A Gabriele – racconta il fratello Alessandro – hanno mandato ‘sei milioni di messaggi’ pieni di insulti”. Il più provato, tuttavia, sembra essere Mario Pincarelli che, parlando con il padre Stefano, dichiara, con toni rassegnati rispetto a quella che è diventata la sua quotidianità : “Che caz*o mi frega a me che mi picchiano”. Pare addirittura che alcuni detenuti gli avrebbero gridato contro di impiccarsi e che lui avrebbe effettivamente pensato di farlo.

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