04 Marzo 2021

Pubblicato il

Giustizia per Willy

Morte di Willy a Colleferro, Procura di Velletri: è stato omicidio volontario

di Redazione

Per il Gip gli indagati erano consapevoli del rischio di uccidere

Tribunale

L’omicidio di Willy Monteiro Duarte, 21enne, nel settembre dello scorso anno, scosse non solo Colleferro e dintorni, ma l’intera Italia. Fu omicidio volontario e non più preterintenzionale. La procura di Velletri “aggrava” l’accusa nei confronti dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, ritenuti responsabili di aver pestato a morte il giovane Willy fuori da un locale di Colleferro, in provincia di Roma.

Willy fu colpito con violenza spropositata

Secondo quanto si apprende, la procura di Velletri contesta ai due il reato di omicidio volontario e non più quello di omicidio preterintenzionale. La stessa accusa riguarda le altre due persone coinvolte nella vicenda: Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.

“Gli elementi conducono naturalmente a ritenere che i quattro indagati non solo avessero consapevolmente accettato il rischio di uccidere Willy, ma colpendolo ripetutamente, con una violenza del tutto sproporzionata alla volontà di arrecargli delle semplici lesioni, avessero previsto e voluto alternativamente la morte o il grave ferimento della vittima”.

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È quanto scrive il Gip del Tribunale di Velletri, Giuseppe Boccarrato, nell’ordinanza con cui contesta ai quattro arrestati per il delitto di Colleferro il reato di omicidio volontario, per la morte di Willy Monteiro Duarte.

Non più omicidio preterintenzionale

Secondo il giudice, “per la modalità dell’azione, realizzata da più persone coordinate, per la localizzazione e violenza dei colpi, inferti in più parti vitali, per le condizioni in cui versava la vittima, colpita” anche quando “si trovava inerme in terra, e per l’esperienza nelle tecniche di combattimento dei fratelli Bianchi e del Belleggia, va senza dubbio esclusa la condizione minima per contestare l’omicidio preterintenzionale”.

Nell’ordinanza il Gip scrive che “gli informatori sentiti nel corso delle indagini hanno confermato che Willy veniva aggredito. Nonostante fosse del tutto estraneo alla discussione in corso tra Belleggia e gli amici di Zurma. Sicché i quattro indagati nel colpirlo e infierendo con crudeltà su un ragazzo inerme, erano animati semplicemente, dalla volontà di dimostrare la forza del proprio gruppo”. 

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Colleferro, murale dedicato a Willy

“Il senso di questa iniziativa è il messaggio, che attraverso l’arte e lo sport arriva più diretto, che la base e la comunità di questa nostra città, anche con grande merito della Roma, dell’Ater e della Regione Lazio, non dimenticherà il sacrificio di Willy.

Sacrificio non vano

Terrà nella sua memoria, nei suoi esempi, nella sua più intima anima di comunità il sacrificio non vano. Ma davvero utile a consegnarci la reale condizione dei giovani, l’impegno a migliorarla attraverso la conoscenza, l’approfondimento, la cultura, l’arte.

L’intelligenza di una generazione non può cedere all’ondata d’odio e di discriminazioni che nel nostro Paese a volte arriva. Ondata che deve essere respinta e tenuta ben fuori dai confini delle nostre comunità”. 

Lo dice all’agenzia di stampa Dire il sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, a margine dell’inaugurazione del murale dedicato a Willy Monteiro Duarte sulla facciata laterale di una palazzina dell’Ater in via Colle Bracchi, a Colleferro dove il ragazzo è stato ucciso nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2020.

La famiglia di Willy, esempio per tutti

“Il ruolo della famiglia di Willy è d’esempio per tutti, ci ha sorpreso tutti, per la compostezza del dolore. E per la capacità di chiedere giustizia senza lanciare anatemi. Ma la famiglia di Willy si è distinta anche per la volontà di mandare un messaggio soprattutto ai più giovani. Ai ragazzi che con Willy stavano, che testimonieranno al processo, ai suoi amici, a tutti i giovani d’Italia e del mondo, se possibile. Un messaggio che la generosità, il coraggio e la solidarietà non sono dei difetti, ma delle virtù importanti che nobilitano i cittadini che le posseggono e le famiglie che le insegnano”, conclude.   (Ago/ Dire)

 
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