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29 Settembre 2021

Pubblicato il

Din Don Dan

Religione, il tempo pieno della conversione

di Redazione
Il compimento del tempo, l’avvicinarsi del regno di Dio, la conversione e l’adesione di fede sono le 4 componenti della missione di Gesù
il capocordata
Il Capocordata

Il vangelo (Mc. 1, 12-15) della prima domenica di Quaresima riporta sia l’episodio delle tentazioni di Gesù nel deserto e sia il sommario dell’inizio della sua attività in Galilea. La narrazione delle prove subite da Gesù nel deserto risulta estremamente sintetica. Infatti gli altri due racconti (Matteo e Luca) riportano anche il triplice dialogo in cui sono impegnati il diavolo e Gesù, dove veniamo a conoscenza di quali siano state esattamente le tentazioni subite dal Messia. L’evangelista Marco, che si rivela sempre parco nel riportare le parole di Gesù, non le conosce o non le vuole riportare, tacendo così sul contenuto delle prove a cui Gesù è stato sottoposto dal diavolo. Questa assenza rende il racconto veramente scarno: quello che conta per l’evangelista è che Gesù sia stato tentato.

La realtà della tentazione

L’esperienza della prova nella Scrittura è patrimonio comune dei credenti. Non solo Adamo ed Eva sono stati tentati dal serpente, ma anche Abramo, con la richiesta del sacrificio del figlio; il popolo di Israele nel deserto; Giobbe nella sua esperienza misteriosa del dolore. Anche Gesù non è esente da questa esperienza. La prova è un’esperienza ineludibile nella vita umana, e serve anche per maturare un’adesione profonda a Dio. Chi non ha fede in Dio non sente nemmeno di essere tentato. Quindi la tentazione viene percepita solo se la relazione con Dio è intensa, ma può anche essere messa in crisi. La prova è come il trovarsi al bivio tra due strade, una che conduce alla fedeltà a Dio e l’altra che invece porta lontano da lui. Il discepolo nel momento della prova deve scegliere: se mantenere la propria comunione con Dio o volere l’indipendenza da lui.

Gli elementi del racconto

L’ambientazione di questa esperienza è il deserto (vv. 12-13): un luogo importantissimo nella geografia della teologia biblica, come spazio della prova. Quando Israele nella terra promessa ha cominciato a trascurare o corrompere il rapporto con Dio, i profeti hanno invitato il popolo a ritornare nel deserto proprio perché è il luogo favorevole della ripresa della relazione con lui. “Nel deserto rimase quaranta giorni” (v. 13): anche la durata della sua permanenza nel deserto ha degli agganci con la tradizione biblica. Quaranta giorni è il tempo trascorso da Mosè sul Monte Sinai ed è pure il tempo del cammino di Elia nel deserto. E’ certamente il tempo che precede l’incontro con Dio.

Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” (v. 13). Il contesto che presenta Gesù con le bestie selvatiche ha il suo copione nella letteratura giudaica, secondo la quale nella creazione nuova e riconciliata convive pacificamente con tutti gli animali, anche quelli selvatici più aggressivi e pericolosi. Queste descrizioni presentano il tempo messianico all’insegna della vita pacificata, dove è assente la conflittualità e la logica del contrasto.

Un annuncio per la vita

Nel sommario viene presentata l’attività di Gesù che ha inizio dopo l’arresto di Giovanni il Battista. Il Messia inizia il suo ministero pubblico nel territorio limitrofo della Galilea, zona che non viene ben vista dai pii e benpensanti giudei. La sua attività è quella di proclamare il vangelo di Dio. “Euangelion” significa: buona notizia, lieto annuncio. E’ una buona notizia a livello non solo intellettuale, ma anche esistenziale, e cambia la vita delle persone.

Purtroppo coloro che hanno già ascoltato il Vangelo non mostrano una vita cambiata. Sembrano sempre depressi, angosciati, insofferenti e sofferenti. Quindi l’annuncio del Vangelo viene smentito dall’esistenza stessa dei suoi destinatari che non palesano un vissuto nuovo.

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Il tempio pieno della conversione

L’evangelista Marco che scrive il sommario della missione pubblica di Gesù, la enuclea in quattro componenti: il compimento del tempo, l’avvicinarsi del regno di Dio, la conversione e l’adesione di fede: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo” (v. 15). Il compimento del tempo è il contesto entro il quale hanno luogo gli altri movimenti. Questo tempo è dichiarato “compiuto”: con l’annuncio di Gesù si è in un tempo di pienezza. Non è più il tempo della sfortuna, della tristezza, della sofferenza, ma è il tempo della salvezza.

Il regno di Dio si sta avvicinando

E’ per questa ragione che il regno di Dio si sta avvicinando in maniera progressiva. Non è facile dire che cos’è il regno di Dio. Nei vangeli il Regno è spesso descritto da Gesù attraverso delle storie chiamate “parabole”. Il regno, che è la signoria di Dio che raggiunge la storia, non è però una forza che cambia direttamente la realtà, ma una dinamica che va accolta dagli uomini e dalle donne, i quali a loro volta devono mutare la loro situazione umana. Ogni azione umana è un sì o un no al regno di Dio. Sebbene questo corrisponda all’intervento di Dio nella storia umana, esso subisce la legge dell’incarnazione, per cui non si realizza a prescindere dagli uomini, ma solo attraverso di essi.

E’ il Regno che determina la conversione, ma è anche la conversione che suscita l’azione del Regno. Spesso si attribuisce alla conversione il senso di piccoli atti da compiere per sentirsi più vicino a Dio. Non è questo il suo senso etimologico. Il verbo greco (metanoeite) indica un cambiamento di mentalità. L’esperienza religiosa consiste primariamente nel vedere in maniera diversa la vita e le situazioni. Significa attuare un innalzamento del proprio punto di vista. Finché lo sguardo sulla vita è basso, questa sarà sempre ansimante e sofferente, quando invece si innalza lo sguardo allora la vita prende le ali. Non sempre si considera che l’annuncio di Gesù corrisponde a una osservazione dell’esistenza da un altro punto di vista. Allora veramente il Vangelo diventa un annuncio che cambia la vita: senza questo cambiamento non c’è una vera e propria adesione al Vangelo. Credere significa porre fermamente le radici della propria esistenza in Dio che ha creato l’essere umano per una vita felice.                                                                                        

Il Capocordata.

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Bibliografia consultata: Grasso, 2021.

 
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