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28 Novembre 2020

Pubblicato il

Renato: da Palalottomatica a Palazero

di Redazione

Il nuovo tour tra storia, museo, e sorpresa

Ci ha fatto ballare, cantare, e ci ha ipnotizzato. E la cosa bella è che lo fa da quasi 40 anni.

Dopo le varie discussioni che lo hanno visto protagonista nello scorso 2012, Renato Zero conferma di non avere più un'etichetta discografica, e di non appoggiarsi a nessuna Major Italiana (Warner bros, Universal, Sony).

Dopo questa notizia di per sè particolare, 'Renatone' Nazionale, solo, senza nessun sostegno esterno, affitta per un mese il Palalottomatica, e invita tutti i suoi fan ad ascoltarlo per l'intero mese, evento che tutti noi aspettavamo, quasi come un eterno ritorno filosofico.

Il concerto ruota intorno al suo nuovo album 'Amo: capitolo I°' (2013 IndipendenteMente, etichetta fondata da R.Zero nel 2008).
Ma non solo: ospite dalla Bignardi, infatti, Renato afferma che nell'imponente concerta opterà per tracce diverse tutte le sere, facendo così diventare il suo evento Romano creativo e totalmente imprevedibile.

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Ma il concerto, oltre alla maestosità e alla sua teatralità, non è solo musica.
Infatti per l'intero mese il Palalottomatica sarà trasformato in una sorta di museo culturale.

Vi spiego il perché.
Oltre al concerto serale, tutti coloro che andranno a sentire 'Amo Tour', avranno a disposizione, un'ora prima dello spettacolo, nel primo anello del palalottomatica, un insolito percorso: si inizia da un museo 'Storico' dei più grandi vestiti di scena usati nei vari concerti, messi a disposizione dalla Maison Cavalli, per finire in uno spazio, voluto esplicitamente dal cantante, dedicato agli artisti artigiani, dall'intagliatore di legno, al produttore autonomo di vino, fino ad arrivare alla parte artistica del concerto, per cui non basterà soffermarci sulle già meravigliose canzoni proposte.

Nelle oltre tre ore di concerto a cui ho assistito, non ho potuto non notare che oltre agli 8 turnisti storici di Renato, c'è un'orchestra di 34 elementi, diretta dall'eccellente Renato serio, 12 ballerini, coreografie di Bill Goodson (il coreografo di Michael Jackson, per capirci) e una scenografia degna del grande talento musicale di Zero, realizzata interamente da Cavalli, che ha realizzato per l'occasione anche gli abiti.

Come aggiunta, per ogni serata, Renato propone un videoclip inedito dal nome "Un'apertura d'ali", composto dal poeta Gian Carlo Bigazzi, e realizzato dal regista Alessandro D'alatri nel carcere femminile di Latina.

Da segnalare durante il movimentato concerto, il ricordo, vero e sentito, per Lucio Dalla, con la canzone "Lui" e i numerosi interventi parlati, ma nessun vero sermone, solo una piccola 'invettiva' alla Zero: "Dicevano che siamo carenti, non siamo capaci ad amministrare le nostre risorse. Ma questi… Hanno fatto schifo davvero". 

"Ricordatevi che quando avrete bisogno – aggiunge – io con voi alzero' il pugno. Io sono sempre disponibile, e lo sappiano questi signori, sappiano che gli facciamo un… triangolo cosi!".

Emozionante l'omaggio ai grandissimi dello spettacolo i cui nomi scorrono sullo schermo mentre Renato Zero canta "Il carrozzone": da Mia Martini a Luciano Pavarotti, passando per Franco Califano (con annessa ovazione del pubblico al passaggio del suo nome), Lucio Battisti, Renato Carosone, Giorgio Gaber, Fabrizio De Andre' e Mariangela Melato.

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Dopo la pausa del Primo maggio, il tour di Zero prosegue il 4, 9, 10, 12, 13, 15, 16, 18, 19, 21 e 22.
E sicuramente non finira' qui.

Anzi, forse, Renato non finirà mai.

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