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29 Novembre 2020

Pubblicato il

Sciopero per il clima, la generazione (bruciata) dei gretini

di Mirko Ciminiello

L’ONU si accoda agli eco-catastrofisti e farnetica di emergenza: ma i veri scienziati smentiscono quella che è la fake news del millennio

C’è qualcosa di incredibilmente desolante nella marea di giovani che hanno invaso le strade di tutto il mondo in occasione dello sciopero globale per il clima. È sconfortante, infatti, vedere una cosa così nobile come la mobilitazione dei ragazzi per un ideale svilita dall’inutilità dell’obiettivo specifico – la lotta ai cambiamenti climatici, che non è altro che la bufala (pardon, la fake news) del millennio.

Peraltro, la manifestazione mondiale della generazione dei gretini la dice lunga pure sul potere che hanno i media di influenzare e condizionare – anche negativamente – l’opinione pubblica. Perché, se si viene continuamente bombardati da un unico tipo di messaggio (ancorché menzognero), nascondendo sistematicamente tutti quei dati che smentiscono la tesi preconcetta, è inevitabile che si finisca per confondere la falsità ideologica con la realtà scientifica.

Falsità evidente, peraltro, fin dal nome – cambiamenti climatici. Ma quando mai il clima è rimasto inalterato? Il Premio Nobel per la Fisica e senatore a vita Carlo Rubbia lo illustrò magistralmente in un’audizione a Palazzo Madama di cinque anni fa, in cui ricordò le ere glaciali susseguitesi nei millenni, ma anche le più recenti variazioni della temperatura: dall’innalzamento in epoca romana (quando faceva più caldo di adesso nonostante la minor concentrazione di CO2) alle mini-glaciazioni avvenute nel Medioevo. Senza dimenticare che, negli anni ‘70, l’allarmismo ecologista riguardava l’imminente ritorno di un’era glaciale (sic!).

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A livello semantico, i talebani dell’ambientalismo dovrebbero quindi, più correttamente, parlare di “cambiamenti climatici di origine antropica”: ma non possono perché qui cascherebbe l’asino, rispetto a una formulazione talmente vaga da non avere praticamente alcun significato.

Com’è noto, infatti, lo spauracchio agitato ai quattro venti è l’anidride carbonica. La quale è sì aumentata dai tempi della Rivoluzione Industriale – ma di circa 100 particelle su un milione. Nel suo capolavoro Stato di paura, il compianto Michael Crichton (che oltre a essere il più grande scrittore contemporaneo era anche uno scienziato) ha magistralmente racchiuso il senso di questi numeri in un’efficacissima analogia.

«Immaginate la composizione dell’atmosfera terrestre come un campo da football americano. La maggior parte dell’atmosfera è costituita dall’azoto. Perciò, partendo dalla linea di porta, l’azoto arriva fino alla linea dei settantotto metri. Quasi tutto il resto è ossigeno. L’ossigeno arriva fino alla linea dei novantanove metri. Rimane un solo metro. Ma la quasi totalità di quello che rimane è argo, un gas inerte. L’argo arriva fino a sette centimetri e mezzo dalla linea di porta. Proprio quant’è spessa la striscia di gesso, più o meno. E quanto di quei sette centimetri e mezzo è anidride carbonica? Due e mezzo. Questa è la quantità di CO2 che è presente nella nostra atmosfera. Due centimetri e mezzo di un campo da football americano da cento metri […]. Vi è stato detto che negli ultimi cinquant’anni l’anidride carbonica è aumentata. Sapete di quanto è aumentata, nel nostro campo di calcio? È aumentata di tre ottavi di centimetro – meno dello spessore di una matita».

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Anche se queste immissioni atmosferiche fossero interamente attribuibili all’uomo (e non è così), il loro effetto sul clima sarebbe quindi quasi irrisorio. Come ha puntualizzato il professor Antonino Zichichi in un’intervista del 2017, «l’azione dell’uomo incide sul clima per non più del dieci per cento. Al novanta per cento, il cambiamento climatico è governato da fenomeni naturali dei quali, ad oggi, gli scienziati non conoscono e non possono conoscere le possibili evoluzioni future».

Questo perché il catastrofismo ecologista si basa su modelli matematici inadeguati a riprodurre la variabilità naturale osservata del clima. Modelli fondati su parametri arbitrari, i cui calcoli, come ha sottolineato sempre Zichichi nella stessa intervista, vengono spesso addirittura manipolati «per fare in modo che i risultati» collimino con la teoria.

Per dire, i cosiddetti General Circulation Models prevedevano un aumento di circa 0,2°C per decennio a partire dal 2000: ma negli ultimi vent’anni, con buona pace degli affermazionisti prezzolati delle Nazioni Unite e delle ragazzine con diagnosi di autismo pur non avendo nessuno dei deficit tipici della Sindrome dello Spettro Autistico, si è avuta una sostanziale stabilità climatica. A metterlo nero su bianco sono stati, un paio di mesi fa, circa cento scienziati nostrani, autori di un documento intitolato “Clima, una petizione controcorrente”, che faceva ordine nel mare magnum di bufale propagandate da politici, organi di informazione e sedicenti intellettuali. Tra gli illustri e autorevoli firmatari dell’appello figuravano, oltre allo stesso Zichichi, Uberto Crescenti, già Magnifico Rettore dell’Università di Chieti-Pescara e Presidente della Società Geologica Italiana; Franco Prodi, Professore di Fisica dell’Atmosfera all’Università di Ferrara (e fratello dell’ex Premier Romano); e Franco Battaglia, Professore di Chimica Fisica all’Università di Modena.

Ciononostante, il Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres ha ribadito l’urgenza di misure politiche ed economiche volte a combattere l’emergenza climatica. Tipo la follia del Green New Deal annunciato tra squilli di tromba dal bi-Premier Giuseppe Conte in ossequio alle peggiori (e più inutili) ossessioni dei suoi azionisti di maggioranza.

A conferma che se, come affermato ancora dal professor Zichichi, «l’inquinamento esiste» ed è assai deleterio, danni di gran lunga peggiori vengono prodotti dall’inquinamento culturale di un pensiero unico che vorrebbe tutti omologati: anche alle farneticazioni.

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Foto Adn Kronos

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