05 Agosto 2020

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Bomba migranti in Sicilia

Stato di emergenza, è la politica migratoria del Governo la vera emergenza

di Mirko Ciminiello

Si va verso la proroga dei poteri speciali fino al 15 ottobre, sulla base di ipotesi. Intanto l’esecutivo assiste inerte alle fughe di clandestini in quarantena dagli hotspot stracolmi

stato di emergenza e fuga di migranti
Fuga di migranti da Porto Empedocle

Il Governo Conte-bis ha chiesto – e si appresta a ottenere – la proroga dello stato di emergenza varato lo scorso 31 gennaio. In questo modo, avrà gli strumenti per affrontare rapidamente l’eventuale recrudescenza della crisi da Covid-19 fino al 15 ottobre. Molti, però, criticano l’idea di un’estensione dei poteri speciali del bi-Premier Giuseppe Conte sulla base di quella che, allo stato, è una semplice ipotesi. Oltre al fatto che l’esecutivo rosso-giallo sta ignorando che c’è una vera emergenza (sociale) già in atto.

Stato di emergenza, verso la proroga

Il Governo ha chiesto al Parlamento il prolungamento dello stato di emergenza, in scadenza il prossimo 31 luglio. Dopo il Senato, che ha già dato l’ok, è ora la volta della Camera, dove non si attendono sorprese. Questo passaggio, caldeggiato anche da parte della maggioranza, confermerà per altri tre mesi i poteri straordinari di cui già godono Giuseppi e la Protezione Civile. E proprio questi poteri hanno da tempo innescato la polemica politica.

Tra gli stessi azionisti di maggioranza dell’esecutivo, Pd e Italia Viva hanno insistito affinché l’atto fosse accompagnato da un decreto che fissasse alcuni paletti. Per la precisione, cinque punti che limitassero le facoltà del Presidente del Consiglio, su cui comunque si dovranno esprimere le Camere.

Maggiormente prevedibile l’ostilità delle opposizioni che, sia pure con sfumature diverse, accusano i rosso-gialli di voler ampliare indebitamente i poteri del Capo del Governo. «Non c’è un’emergenza sanitaria in corso» ha tuonato il leader leghista Matteo Salvini, «e chi vuole prorogare lo stato di emergenza è un nemico dell’Italia».

Quello della situazione epidemiologica è un altro punto fortemente controverso. Il coronavirus non ha mai abbandonato il Belpaese, ma al momento i contagi sono (relativamente) sotto controllo. Mentre tra le ragioni della richiesta di proroga dello stato di emergenza figura la possibilità che si verifichi nei prossimi mesi la temutissima seconda ondata. «Quindi si vuole estendere lo stato di emergenza sulla base di una ipotesi» ha commentato polemicamente Massimo Clementi, virologo del San Raffaele di Milano.

Le implicazioni di tale eventualità le ha evidenziate Sabino Cassese, giudice emerito della Consulta. «Lo stato di emergenza lo dichiara il Consiglio dei Ministri in constatazione di una situazione di fatto che ora non esiste» le parole dell’insigne giurista. «Se non c’è uno stato di emergenza non si può dichiarare».

Tensioni sull’immigrazione

In realtà, un’emergenza in corso ci sarebbe anche, solo che non è quella di cui si discute. In effetti, è una vera bomba sociale che sta già deflagrando, soprattutto al Sud e in particolare in Sicilia. Conseguenza (anche) delle politiche migratorie del BisConte che, come sottolineato dal segretario del Carroccio, hanno portato a un forte aumento degli sbarchi di clandestini. Circostanza che, al tempo del Covid-19, assume una valenza totalmente differente.

Gli hotspot sono infatti al collasso. A Lampedusa, dopo gli approdi di martedì mattina, sono ospitate 872 persone, a fronte di una capienza massima di 95. Idem a Caltanissetta e Porto Empedocle, dove vengono trasferiti proprio i migranti che arrivano sull’isola agrigentina – e che dovrebbero osservare un periodo di quarantena.

Solo che, in tutte le strutture sopracitate – e non solo -, si sono registrate delle fughe. Che hanno suscitato un forte allarme in materia di salute pubblica.

Anche per questo il sindaco lampedusano Totò Martello, eletto con una lista di centro-sinistra, ha deciso di dichiarare a sua volta lo stato di emergenza sull’isola. Per poi arrampicarsi sugli specchi nel disperato tentativo di non ammettere che aveva ragione l’ex Ministro dell’Interno. Nel frattempo, alcuni abitanti hanno bloccato il porto in segno di protesta.

Furioso è anche il Governatore della Regione, Nello Musumeci, che già aveva esternato via social tutta la sua rabbia. «Pretendo rispetto per la Sicilia, non può essere trattata come una colonia», il suo sfogo.

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Il vero stato di emergenza

Il Presidente della Trinacria ha poi rivelato di aver avuto un colloquio con la titolare del Viminale, Luciana Lamorgese. Che ha assicurato l’invio, entro pochi giorni, dell’esercito e di una nuova nave-quarantena in sostituzione della Moby Zazà, che ha da poco terminato il suo incarico.

Musumeci ha scritto di aver denunciato «la insostenibile situazione nell’Isola e la preoccupazione dei sindaci e delle comunità locali la cui esasperazione rischia di creare, specie in alcune zone, tensione e allarme sociale». Aggiungendo come «in Sicilia la questione migranti sia diventata anche una questione di ordine pubblico e di salute che non può più essere sottovalutata».

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Dello stesso avviso Luigi Di Maio, Ministro pentastellato degli Esteri, secondo cui è una questione di sicurezza, e non di ideologia. «È inconcepibile che oggi qualcuno, incurante delle regole tutt’ora in vigore, pensi di andarsene in giro senza rispettare l’obbligo della quarantena», il j’accuse. «I cittadini italiani» ha aggiunto, «devono continuare a rispettare le regole che ci siamo dati e vale lo stesso per i turisti o per chi ha diritto alla protezione internazionale». Avrebbe potuto aggiungere anche i clandestini, ma è già un passo avanti.

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Nel frattempo, la Lamorgese è volata a Tunisi, dove ha incontrato il Presidente della Repubblica tunisina Kaïs Saïed. Al quale ha fatto presente i «seri problemi» causati dai «flussi incontrollati», e chiesto un’azione più efficace nel contenimento delle partenze.

L’aspetto paradossale è che sarebbe compito della Farnesina, così come non spetterebbe a Giggino occuparsi della sicurezza interna. È un po’ come se i membri del gabinetto contiano non avessero ben chiaro cosa dovrebbero fare. Ed è questo, a ben pensarci, il vero stato di emergenza.

 

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