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Esposta al pubblico

Testa di Dioniso rinvenuta ai Fori Imperiali esposta ai Mercati di Traiano

di Fabio Vergovich
I tratti delicati del viso avrebbero potuto rimandare a sembianze femminili, ma si tratta di una statua maschile che rappresenta il dio Dioniso
Testa di marmo di Dioniso
Testa di marmo di Dioniso
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Era una mattinata di fine maggio del 2019, quando un eccezionale reperto scultoreo, una testa di marmo lunense è venuta alla luce dagli scavi archeologici di via Alessandrina, nell’area dei Fori Imperiali di Roma. La testa appartiene a una statua di età imperiale di dimensioni poco superiori al vero e in ottime condizioni di conservazione.

La scultura è stata rinvenuta reimpiegata come materiale da costruzione in una fondazione del XIII secolo. I tratti delicati del viso avrebbero potuto rimandare a sembianze femminili, ma si tratta di una statua maschile che rappresenta il dio Dioniso. “I capelli sono raccolti da una fascia, decorata con il fiore di corimbo – commenta Claudio Parisi Presicce, responsabile scientifico dello scavo – e sul lato della testa si intravede una foglia d’edera. È l’iconografia nota, e immediatamente riconoscibile, legata al dio”.

La resa classicistica e gli attributi, edera e corimbo, visibili nella capigliatura ondulata con scriminatura centrale, permettono l’attribuzione a una divinità, e precisamente a Dioniso. La statua, in base all’iconografia nota, era stante (in piedi) e doveva raggiungere i due metri di altezza come è desumibile dal collaudato rapporto di 1:8 tra la testa e il corpo.

Gli occhi erano realizzati in pasta vitrea o in pietre preziose. Per le caratteristiche stilistiche la scultura è attribuibile alla prima età imperiale (I secolo d.C.). Le analisi diagnostiche fatte in laboratorio hanno rilevato sulla capigliatura tracce di colore rosso pallido su uno strato preparatorio. Le analisi mineralogiche e petrografiche e gli esami isotopici hanno permesso l’identificazione del marmo bianco come pentelico proveniente dal monte omonimo presso Atene.

 Dioniso rappresenta il dio greco della vite, del vino e del delirio mistico

Misure della testa: altezza totale cm 43, comprensiva di testa (cm 26), e collo (cm 17); larghezza cm 22; profondità cm 27.

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La bellissima testa marmorea di Dioniso – come altri reperti scultorei e architettonici venuti alla luce durante lo scavo – ora è esposta al Museo dei Fori Imperiali ai Mercati di Traiano, in stretto legame con il luogo di rinvenimento. Vedere da vicino questa affascinante opera d’arte antica è un’esperienza da vivere senza indugiare, osservare dal vivo questa meraviglia ci trasporta nel mondo dell’antichità classica, della bellezza ideale senza tempo.

La Sovrintendenza ai Beni Culturali di Roma annuncia il ritrovamento

“Questa mattina (24 maggio 2019) i nostri archeologi impegnati nello scavo di via Alessandrina, hanno ritrovato una testa di statua in marmo bianco di età imperiale, di dimensioni di poco maggiori del vero e in ottime condizioni di conservazione. Per le sue caratteristiche iconografiche potrebbe rappresentare una divinità.

La Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, grazie a un atto di mecenatismo del Ministero della Cultura dello Stato dell’Azerbaijan, che ha donato un milione di euro, ha avviato lo scavo e la conseguente eliminazione del tratto iniziale settentrionale di via Alessandrina.

La rimozione del segmento stradale, per circa una trentina di metri di lunghezza, permetterà di porre in comunicazione, anche visiva, il settore centrale della piazza del Foro di Traiano con il portico orientale del complesso e l’emiciclo dei Mercati di Traiano.

Sarà dunque possibile apprezzare la reale, originaria estensione di questa parte del Foro e coglierne l’intera ampiezza da via dei Fori Imperiali sino alle pendici del Quirinale.

La via Alessandrina costituisce la testimonianza superstite dell’esteso quartiere creatosi, a partire dal XVI secolo, nell’area dei Fori Imperiali e completamente distrutto per l’apertura di via dell’Impero, inaugurata nel 1932, ora via dei Fori Imperiali”.

(Dalla Pagina ufficiale Facebook della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali)

 
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