Quando il cibo diventa specchio della società
C’è stato un momento, in Piazza del Popolo a Latina, in cui le parole hanno trovato lo spazio tra i profumi del pane caldo, le mani curiose dei bambini nei laboratori del gusto e le note leggere della musica dal vivo. Lì, nel cuore di una delle province più agricole d’Italia, il cibo ha smesso per un giorno di essere solo nutrimento ed è diventato racconto collettivo. Di salute, certo, ma anche di scelte politiche, di cultura, di economia e di futuro.
“Cibo e Salute, tra tradizione e innovazione” è il titolo dell’incontro promosso da Coldiretti Lazio, che ha trasformato Latina in un’agorà contemporanea sul tema dell’alimentazione. Un’occasione popolare, ma tutt’altro che superficiale. Sul palco si sono alternati medici, agronomi, amministratori pubblici, nutrizionisti e chef, portando ciascuno un pezzo di verità. E provando a unire i puntini di una questione che ci riguarda tutti, ogni giorno, almeno tre volte.
Obesità e diabete, la fotografia di un Paese che ingrassa
I dati presentati dall’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro: in Italia quattro adulti su dieci sono in eccesso di peso, uno su dieci è obeso. Parallelamente, quasi 4 milioni di persone convivono con il diabete. E mentre le nostre tavole diventano più ricche di prodotti confezionati, ultra-processati, spesso costruiti in laboratorio, le campagne italiane rischiano di diventare musei a cielo aperto.
A spiegare il legame tra queste tendenze è stata Debora Rasio, oncologa e nutrizionista della Sapienza, sottolineando come lo squilibrio nella dieta stia contribuendo all’aumento esponenziale di malattie croniche non trasmissibili. “Il cibo – ha ricordato – può essere la prima medicina, ma anche il primo veleno, se perdiamo il contatto con la sua origine naturale”.
L’agroalimentare italiano sotto pressione: tra regole opache e prodotti mascherati
Uno dei passaggi più significativi è arrivato da Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, che ha puntato il dito su una distorsione normativa difficile da spiegare, ma fondamentale da comprendere. Oggi, per la legge europea, basta un’ultima trasformazione in Italia per far diventare “tricolore” un prodotto che di italiano ha ben poco. È il caso, ad esempio, del concentrato di pomodoro cinese che, aggiungendo acqua in uno stabilimento italiano, può trasformarsi in una “passata Made in Italy”.
“Serve trasparenza in etichetta – ha dichiarato Gesmundo – e un impegno forte delle istituzioni per difendere la filiera nazionale. Dobbiamo smettere di raccontare un’italianità di facciata e iniziare a proteggerla davvero, dal campo alla tavola”. È un tema che tocca direttamente la nostra identità alimentare, ma anche l’economia di territori come quello pontino, dove si produce metà del reddito agricolo del Lazio.
Educazione alimentare e ristorazione pubblica: due fronti decisivi
L’altra sfida emersa dal convegno riguarda i luoghi della quotidianità: le mense scolastiche, ospedaliere, aziendali. Spazi dove il cibo dovrebbe essere non solo nutrimento ma strumento educativo. Sara Checchelani, chef del ristorante stellato “Materia Prima” di Pontinia, ha raccontato l’importanza di educare anche al gusto, restituendo ai più giovani il senso della stagionalità, della provenienza e della semplicità.
Il presidente della Fondazione Aletheia, Riccardo Fargione, ha ricordato che la cattiva alimentazione costa oggi al nostro sistema sanitario circa 12 miliardi l’anno. E ha sottolineato la pericolosità di alcuni prodotti diffusi soprattutto tra i giovani, come le bevande energetiche: “In una lattina ci sono zuccheri pari a dieci bustine e l’equivalente di quattro caffè. È su queste cifre che dobbiamo riflettere quando parliamo di prevenzione”.
Latina come primo laboratorio di consapevolezza
L’evento, organizzato per la prima volta su questa scala, ha voluto partire da Latina non a caso. “È la provincia più agricola del Lazio – ha spiegato David Granieri, presidente di Coldiretti Lazio – e da qui vogliamo lanciare un percorso che toccherà tutto il territorio regionale. Il cibo è salute, ma è anche cultura, territorio e identità”.
A confermare l’impegno del territorio anche il sindaco Matilde Celentano, presente all’iniziativa: “Questo è un punto di partenza, ma anche una responsabilità. Come amministratori possiamo fare molto per promuovere scelte alimentari sane nelle scuole, tra i giovani, nei quartieri”.
Il cibo come linguaggio collettivo
C’è qualcosa di potente nel modo in cui il cibo racconta la società. Non si limita a riempire lo stomaco, ma costruisce relazioni, memoria, appartenenza. Eppure, nel frastuono del marketing alimentare, tra etichette poco chiare e scaffali pieni di “novità”, si rischia di smarrire il legame con ciò che ci tiene davvero in salute.
Eventi come quello di Latina servono anche a questo: a rallentare, a riprendere il filo. A ricordarci che il cibo migliore non è sempre quello più elaborato, ma quello che sa da dove viene. E che mangiare bene non è solo un atto individuale, ma un gesto culturale, economico, perfino politico. Se vogliamo difendere la salute, non possiamo ignorare la terra che ci nutre. E chi la lavora ogni giorno.
