Anagni contro la fabbrica bellica nell’ex Winchester: la Valle del Sacco torna in piazza

Anagni dice no alla fabbrica bellica nell’ex Winchester: due giorni di mobilitazione sulla Valle del Sacco
Di Lina Gelsi
Protesta Anagni, no armi
Anagni, protesta contro armi (Foto di repertorio)

Ad Anagni il fine settimana di Pasqua si apre con una doppia iniziativa pubblica che riporta al centro un nodo politico, industriale e ambientale destinato a pesare sul futuro dell’intera Valle del Sacco. Sabato 18 aprile in Piazza Cavour e domenica 19 davanti ai cancelli dell’ex Winchester, reti sociali, associazioni e forze politiche della sinistra locale torneranno a manifestare contro l’insediamento della KNDS Ammo Italy negli edifici della storica fabbrica anagnina.

Sul tavolo c’è la prospettiva di avviare la produzione di nitrogelatina, sostanza destinata alla filiera delle polveri di lancio per l’artiglieria, in un’area che da anni convive con ferite ambientali, bonifiche incompiute e un declino occupazionale mai davvero riassorbito.

LA TUA PUBBLICITÀ QUI

La protesta di Anagni contro l’impianto KNDS

Il primo appuntamento, fissato per le 17.30 di sabato in Piazza Cavour, è stato concepito in forma assembleare aperta. Non soltanto un presidio, quindi, ma un momento pubblico di parola e ascolto in cui cittadini, associazioni e partiti potranno esporre ragioni, dubbi e proposte alternative al progetto di riconversione del sito.

L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è portare la vicenda fuori dai tecnicismi amministrativi e ricondurla a una domanda semplice: quale modello di sviluppo deve scegliere un territorio che ha già pagato un prezzo altissimo in termini sanitari, ambientali e sociali?

La risposta che arriva dai promotori è netta. La Valle del Sacco, sostengono, non può continuare a essere percepita come una zona disponibile a nuovi carichi industriali ad alto impatto solo perché segnata da anni di marginalità e da una reattività civile spesso sottovalutata. Per questo la mobilitazione non si limita al rifiuto dell’industria bellica ma prova a legare il no alla nitrogelatina a un’idea diversa di occupazione, fondata sul recupero ambientale, sulla valorizzazione culturale e su attività compatibili con il territorio.

Ex Winchester e Valle del Sacco, il peso del contesto

Il cuore del confronto è proprio qui. L’ex Winchester non è un luogo qualsiasi. È uno spazio carico di memoria industriale, ma anche collocato dentro un’area che continua a fare i conti con il SIN del bacino del Sacco, con i problemi di contaminazione e con una lunga stagione di promesse mancate. In questa cornice, ogni nuovo piano industriale non viene letto soltanto in chiave produttiva.

LA TUA PUBBLICITÀ QUI

Diventa inevitabilmente una questione di fiducia pubblica, di trasparenza istituzionale, di rapporto fra interessi strategici e diritti delle popolazioni residenti.

LA TUA PUBBLICITÀ QUI

Il tema del lavoro, in questo senso, è destinato a dividere. C’è chi ritiene che ogni investimento vada accolto in un territorio che ha bisogno di occupazione stabile. Ma c’è anche chi osserva che non ogni posto di lavoro ha lo stesso valore politico e sociale, soprattutto quando si innesta in un’area già esposta dal punto di vista ambientale e in un settore legato alla corsa al riarmo europeo. È questo uno dei punti che rende la vicenda di Anagni più ampia della dimensione locale.

Il riarmo europeo entra nel dibattito locale

La contestazione dei movimenti parla esplicitamente di riarmo e richiama i programmi europei che puntano ad aumentare la capacità produttiva del comparto munizionamento. Così una scelta industriale apparentemente periferica finisce per essere letta come il riflesso di un indirizzo geopolitico più generale: rafforzare la filiera bellica nel continente, accorciare le catene di approvvigionamento, rendere più rapida la produzione di componenti essenziali. In quest’ottica, Anagni non sarebbe un episodio isolato ma un tassello di una strategia continentale.

Ed è proprio questo passaggio a dare alla protesta un significato politico più largo. I promotori delle due giornate non si rivolgono solo agli abitanti della città dei papi o ai comuni limitrofi. Provano a interpellare chi, nel Lazio e nel Paese, ritiene che la sicurezza non possa essere ridotta a un aumento della capacità produttiva militare e che la pace non si costruisca moltiplicando siti, impianti e materiali destinati alla guerra.

Il presidio del 19 aprile e la continuità della mobilitazione

Domenica 19 aprile alle 15 la mobilitazione si sposterà davanti ai cancelli dell’ex Winchester. Qui il tono sarà inevitabilmente più simbolico e diretto: presidiare il luogo dove potrebbe prendere forma la riconversione bellica, riaffermando l’idea che quegli spazi debbano essere recuperati in chiave sociale, ambientale e civile. Non è la prima volta che accade. Già il 3 maggio 2025 un’iniziativa molto partecipata aveva mostrato che il dissenso sul territorio esiste ed è radicato.

Il fatto che la protesta torni oggi con una nuova intensità dice due cose. La prima è che i timori non si sono affatto esauriti. La seconda è che una parte del territorio non intende più restare spettatrice di decisioni percepite come calate dall’alto. Per la politica locale e regionale, questo passaggio rappresenta un banco di prova delicato. Ignorare il dissenso significherebbe alimentare la distanza fra istituzioni e cittadini.

Affrontarlo solo con formule burocratiche non basterebbe. Serve invece una discussione pubblica seria sul tipo di industria che il Lazio vuole ospitare, sul senso delle bonifiche, sul rapporto fra difesa, ambiente e salute. Anagni, in queste ore, parla a tutta la Valle del Sacco. E forse, più di quanto sembri, parla anche all’Italia.

 
CATEGORIA

Cronaca

DATA

Condividi l'articolo su

Scorri lateralmente questa lista