Al Lido di Tarquinia il Comune abbatte 65 pini ma per gli ambientalisti non era necessario

Assolidi: gli alberi di pino rappresentano da molti lustri una identità del litorale maremmano

Tarquinia, alberi tagliati

Tutto contro il parere della Soprintendenza Archeologia e delle Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Le radici rovinavano il manto stradale e creavano disturbo agli automobilisti. Una categoria più numerosa di chi difende l’ambiente e soprattutto che va votare, mentre la fauna selvatica non può farlo.

Il Comune di Tarquinia, con un’ordinanza del 16 febbraio, ha deciso di abbattere 65 pini lungo il viale Mediterraneo e le vie adiacenti, pur se godono ottima salute e contro il parere della Soprintendenza Archeologica delle Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale. Parere espresso sia il 18 ottobre 2023, che il 18 febbraio 2024. L’abbattimento è iniziato il 19 febbraio, infischiandosene della Soprintendenza, contro anche il parere delle associazioni ambientaliste e di parte della popolazione. Per chi ama l’ambiente e la natura questo è uno scempio incomprensibile al paesaggio, un danno che può sconvolgere l’intero ecosistema del litorale marino.

Le associazioni hanno chiesto l’intervento del Governatore della Regione Lazio Rocca, ma è già troppo tardi. Gli alberi sono stati tagliati e la strage è stata compiuta. Mentre ovunque si chiede di evitare di occupare col cemento altre zone di territorio e di dare protezione e nuova vita agli alberi e al verde come unica arma contro tante devastazioni che sono conseguenti alle bombe d’acqua e alla siccità, a Tarquinia le piante le tagliano.

Per ridurre il disagio del danno delle radici sull’asfalto ci sono altri sistemi che non abbattere pini di 60 anni

Secondo gli ambientalisti “sono alberi dichiarati in perfetto stato di salute secondo la perizia commissionata dallo stesso Comune a gennaio 2023: impossibile che in un anno la condizione dei pini sia degenerata“. Il problema di molti Comuni, compreso questo di Tarquinia, sono le radici di certi alberi. Come sapete le radici dei pini sono particolarmente forti e causano danni gravissimi al manto stradale, creando dossi e rilievi che possono provocare incidenti per gli automobilisti che transitano per quelle strade. Tuttavia gli ambientalisti accusano il Comune per non aver tentato altre soluzioni. “La ricrescita delle radici superficiali dei pini è alla base della decisione di abbatterli, ma questo problema – rilevano le associazioni – può essere risolto con moderne tecnologie nel pieno rispetto della sicurezza stradale e delle piante, come avviene in molte parti d’Italia”.

Secondo Assolidi questo è uno scempio e un danno all’ambiente

Secondo Assolidi non si può non immaginare il paesaggio maremmano senza la presenza delle pinete lungo la costa. Pinete che per quanto ne so non sono autoctone ma importate, volute dai Lorena nella Toscana del Granducato a partire dal secondo decennio dell’Ottocento. Lo stesso pino domestico non appartiene alla flora italiana, ma è una specie importata dal Vicino Oriente in epoca romana. E forse non è italiano neppure il pino marittimo, che lo sostituisce nella fascia più vicina al mare.

Anche la pianura in cui è stata piantata è in qualche modo artificiale. È formata infatti dai cordoni di sabbia accumulati fra l’alto medioevo e la fine dell’Ottocento dalle piene dei fiumi che scorrono dalla campagna verso il litorale, come l’Ombrone, il Fiora e il Marta che sfocia proprio presso Tarquinia. Tuttavia questo tipo di alberi dalla grande chioma e dall’alto fusto hanno saputo adattarsi benissimo ai litorali della Maremma e oggi ne costituiscono uno degli aspetti identitari più significativi.

Tutti i benefici che apportano le piante all’ambiente le automobili non li portano

Negli anni ’60 venne effettuata la piantumazione di alberi lungo le strade del comprensorio e all’interno dei lotti della proprietà privata. Ogni acquirente venne obbligato a mettere a dimora tanti pini in base alla superficie del proprio lotto di terreno. Il Lido è diventato una pineta proprio grazie a questa lodevole iniziativa e questo, nel tempo, ha sicuramente favorito gli investimenti di nuovi proprietari sul litorale.

Un’area priva di verde non attira nessuno, anche perché il verde non ha solo una funzione di portare ombra in zone che d’estate sono sferzate da vento e sole, ma servono al ricambio dell’anidride carbonica con l’ossigeno, portano frutti, in questo caso i preziosi pinoli con cui si preparano torte e salse, che la famosa cuoca Anna Moroni, una delle abitanti estive del Lido, certamente sa realizzare per la propria famiglia, quando passa i week end sul litorale.

Gli alberi costituiscono un riparo per la fauna selvatica e sono protetti dalla legge, ma gli automobilisti votano e questo vale di più

L’habitat naturale del Lido offre inoltre riparo alla fauna selvatica di specie come l’Assiolo, Gufo, Tortore, Scoiattolo rosso e la fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della collettività nazionale ed internazionale “(art. 1 Legge 11 febbraio 1992, n. 15).

Con l’abbattimento dei pini si mette a rischio la sopravvivenza di queste specie, riguardo alle quali le richieste degli automobilisti hanno evidentemente maggiore considerazione, visto che poi vanno a votare e gli animali no. Ma anche la nostra sopravvivenza dipende dall’ecosistema, questo ormai dovremmo averlo imparato, anche se i tempi tra un’elezione e l’altra sono più stretti dei cambiamenti climatici, questi prima o poi ci presenteranno il conto di certi scempi.

Assolidi sostiene che con le tasse delle seconde case si possono riparare e mantenere le strade senza bisogno di intaccare le casse del Comune

Sempre secondo Assolidi la motivazione dell’alto costo della manutenzione delle strade non è giustificabile da parte del Comune per abbattere i pini. L’ingente fiume di denaro che proviene da IMU e TASI dalle seconde case del Lido da solo basterebbe a ripagare le spese di manutenzione senza pesare sulle casse comunali. Mentre altrove si smantellano aree asfaltate per fare posto agli alberi, per rispondere alla necessità di ridurre l’impatto negativo delle isole di calore che, specie d’estate, causano problemi alla popolazione, a Tarquinia si abbattono pini di 60 anni per fare posto a cosa?

Si pianteranno altri alberi? Quali? E quanto ci vorrà perché crescano e riescano a ombreggiare il viale come facevano i pini? Anche l’associazione Fare Verde di Tarquinia s’è espressa contro l’abbattimento dei pini. Anche perché bisogna ricordare che per legge per ogni albero abbattuto, anche se per necessità, c’è l’obbligo di reimpiantarne un altro. Ad alto fusto se quello abbattuto lo era. Così se abbatti un pino non puoi sostituirlo con un albero di Giuda o un cespuglio o un’aiuola. Come già avvenuto nei lavori lungo viale Andrea Doria e Viale delle Sirene.

Basterebbe procedere ad efficaci potature per eliminare i rischi maggiori per gli utenti. Non si capisce perché le molte segnalazione di rami pericolosi o secchi non vengano minimamente prese in considerazione mentre venga adottata sbrigativamente come soluzione l’abbattimento dell’intero albero. Alla fine torniamo da capo e il problema delle radici forse si riproporrà, ma fra 50 anni, quando l’amministrazione se ne sarà andata da un pezzo.

Investendo su una pavimentazione idonea il problema sparisce per sempre

Come si sostiene nel sito ingenio-web.it: quello che provoca la risalita delle radici della pianta verso la superficie è l’impermeabilizzazione del suolo, che non permette il passaggio dell’acqua e dell’ossigeno.  Senza questi elementi la radice non assolverebbe alla sua funzione e quindi cerca altre vie per ottenere il proprio scopo. Se si costruisce una pavimentazione e relativo sottofondo altamente drenanti, che permettono il passaggio dell’acqua e dell’ossigeno si creano tutti i presupposti per consentire alla pianta la normale sopravvivenza e alle radici di non risalire.

È assurdo sia tagliare le radici, che rinascerebbero, sia tagliare una pianta con un’età, che rappresenta un patrimonio. Certo c’è da investire nel rifare l’asfalto e la zona sottostante, ma è un lavoro che durerà per sempre. Le nostre amministrazioni pubbliche, sia locali che nazionali non fanno mai programmazione e investimenti a lungo termine, non conviene loro. Tappano i buchi, mettono pezze e lasciano il problema a chi segue.

In pratica si deve rimuovere la pavimentazione attuale. Livellare il fondo con granulare stabilizzato per coprire le radici per almeno 5cm. Posare sul fondo il tessuto non tessuto. Ricoprire con altro misto granulare idoneo al peso che la strada dovrà reggere.  Le radici avvertono la presenza del tessuto non tessuto cui sono intolleranti e scenderanno più in profondità anziché risalire in superficie. Così sparisce il fastidio dell’asfalto deformato.

Il futuro necessità di una programmazione nel rispetto delle scelte ambientaliste, sennò ne pagheranno le conseguenze figli e nipoti

Le amministrazioni spesso, nell’ansia di mostrarsi decisioniste, compiono misfatti, vittime della loro stessa arroganza e incapacità a gestire la cosa pubblica, fanno, ma fanno più danni di quelli che vorrebbero risolvere.  I cittadini, se fossero davvero informati, non lascerebbero passare certi disastri e si opporrebbero come fanno le associazioni ambientaliste, le quali non sempre agiscono con il necessario appoggio della popolazione. Il problema ambientale è ai suoi primi anni di considerazione, quando fino a poco tempo fa veniva sempre ignorato.

Le catastrofi che si abbattono su campi e città però stanno cominciando a svegliare la popolazione. Non si può fare tutto sempre e solo in ossequio al dio denaro e al dio automobile. I carburanti fossili e la plastica sono il nostro punto debole. Non riusciamo a rinunciarvi ma dovremo farlo, prima o poi, o ne pagheranno le conseguenze i nostri figli e nipoti. Tutto serve. Anche un semplice abbattimento di 65 alberi che può sembrare cosa marginale tuttavia testimonia un atteggiamento irrispettoso verso l’ambiente che pregiudicherà l’habitat degli abitanti del Lido di Tarquinia.

Foto postata da Anna Catalani