Canili Roma, la denuncia: “Ostracismo e situazione allo sbando, Raggi ci ignora”

Canili Roma, l’intervista alla responsabile Randagismo ENPA sulle leggi per il benessere e tutela degli animali quotidianamente calpestate

Canili Roma

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Canili Roma. Maurilia Amoroso Responsabile Randagismo Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) denuncia l’ostracismo che i volontari subiscono nei canili capitolini da parte delle istituzioni, fenomeno non recente purtroppo. Ma questo appello ci mostra uno scenario molto più caotico. Gravi lacune istituzionali e provvedimenti mancati per i diritti degli animali sul territorio di Roma. Associazioni non autorizzate, privati che speculano sulle adozioni, impossibilità di creare alternative valide al contenimento passivo nei canili e alle gabbie.

Canili Roma: Muratella e Ponte Marconi

“I canili di cui parliamo sono Muratella e Ponte Marconi. Muratella ha una superficie di circa 30mila metri quadri. Quindi non ci sono molte possibilità che i volontari si incontrino. Eppure il Comune limita l’entrata a 20 volontari per 400 cani alla Muratella e 12 volontari per 100 cani a Ponte Marconi. I cani potranno tra l’altro uscire in passeggiata solo 4 ore e mezza al giorno. Inoltre c’è un orario da rispettare per il benessere dei cani in estate (10-11:30 mattino e 15:30-18:30). Quindi aggiungendo le restrizioni del contingentamento si riduce a pochissime ore il tempo in cui i cani possono uscire a sgambare e socializzare. (In inverno dalle 10 della mattina fino alle 16-30-17).

Noi naturalmente abbiamo volontari accreditati, che hanno eseguito una formazione. Inoltre rispettiamo gli orari e le norme di contingentamento ma non questa arbitraria, incomprensibile e dannosa limitazione all’entrata dei nostri volontari. Chiediamo che non vi siano limiti di volontari totali. Soprattutto il sabato e la domenica, ovvero i giorni in cui i volontari sono più disponibili. Va bene che entrino con flussi controllati ma non c’è giustificazione al tetto numerico che è stato deciso. Ci sono leggi in merito non sono cose che inventiamo: la Legge nazionale 281/91 e la Legge regionale Lazio 34/97 Regolamento del Comune di Roma per tutelare il benessere degli animali liberi sul territorio e nelle strutture comunali”.

Canili Roma, non solo ostracismo

Quali sono i maggiori problemi che le associazioni per la salvaguardia dei diritti animali come l’Enpa riscontrano sul territorio del Comune di Roma?

“Purtroppo non c’è solo l’ostruzionismo contro le leggi sancite e riconosciute che non permettono ai volontari di entrare nelle strutture. La mancanza di un tavolo tecnico con il sindaco Raggi, il disinteresse assoluto dell’amministrazione capitolina nei confronti dei diritti animali generano situazioni di caos che hanno sempre come risultato il danno agli animali.

Il dottor Marcello Visca, direttore del dipartimento benessere e tutela animali del comune di Roma è il principale responsabile di quello che sta accadendo sul territorio del Comune di Roma. Noi associazioni animaliste chiediamo un tavolo tecnico da più di un anno ma la giunta comunale e i referenti per la tutela degli animali non rispondono neppure alle e-mail. E se lo fanno rispondono rimandando e mai nel merito.

La figura di Loredana Pronio poi, referente diritti animali, che sarebbe dovuta essere mediatrice tra associazioni e istituzioni, appare impegnata solo nel far adottare cani di razza e piccola taglia, ma i canili sono pieni di cani adulti, anziani, anche malati e spaventati. I cani non sono giochini per signore in cerca di visibilità, ma creature senzienti con difficoltà anche gravi. Dunque ribadisco la mancanza di un controllo centralizzato a livello statale e dal sindaco di Roma.

In questo caos fioriscono associazioni senza riconoscimento che si incaricano di cani di cui ignoriamo le condizioni, volontari e volontarie che lucrano su cani e gatti tenuti in stallo a casa, che aprono una carta postale o conto bancario e si fanno pagare. Siamo stati ostacolati perfino nei servizi gratuiti che con i proventi del 5xmille rendiamo disponibili per sterilizzare animali randagi, per aiutare persone indigenti nella cura dei cani, per operazioni chirurgiche, per microchip. E nel frattempo il randagismo a Roma diventa un fatto sempre più diffuso, come è già accaduto nel Sud Italia”.

Le alternative alle gabbie

Per ragioni igienico-sanitarie e di ordine sociale ovviamente non è possibile lasciare che si formino branchi di cani senza microchip e sterilizzazione. Però è arrivato il momento di superare i canili. Per quanto riguarda i cani di quartiere e iniziative simili ci sono progetti che portate avanti?

“Noi siamo promotori degli animali liberi ma accuditi. Negli ex campi rom sgomberati, dove c’erano centinaia di gatti, abbiamo creato oasi feline per un totale di circa 870 gatti. I nostri referenti per questi animali sono tutti riconosciuti dal comune di Roma.

Noi di Enpa abbiamo proposto per i cani la stessa soluzione di oasi, utilizzando terreni demaniali dove non si può edificare e che in alternativa diventano spesso discariche quando invece potrebbero essere utilizzati per tenere i cani, per creare spazi di benessere sia per gli animali sia più curati per i cittadini che ci vivono intorno. Enpa si è messa a disposizione per radunare i cani, realizzare le recinzioni, eseguire come sempre le vaccinazioni e sterilizzazioni. Noi ci siamo ma le istituzioni devono fare la loro parte e con la loro facoltà di gestione e controllo che noi non abbiamo.
Anche sulla questione cani di quartiere il signor Marcello Visca sembra voler essere sempre di impedimento. Non mi resta che pensare che vi sia in ballo il contraddittorio politico tra le parti e l’interesse di mantenere un potere, sempre a danno degli animali”.

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