04 Marzo 2021

Pubblicato il

Scandalo sanitario

Covid, medici AIED Roma in rivolta: “Molti di noi non sono ancora stati vaccinati”

di Giulia Bertotto

L'appello dei medici che non hanno ancora ricevuto il vaccino: "Pericolo per noi e per i pazienti"

medici di famiglia
Medici di Famiglia in prima linea

Nonostante gli sbandierati successi vaccinali e gli entusiasmi intorno alla campagna simboleggiata dalla Primula, sono molti i medici e gli operatori sanitari che non hanno ancora avuto accesso alla vaccinazione anti-Covid.

Mentre si procede, a singhiozzo, con l’immunizzazione degli anziani sono in molti i medici e gli operatori sanitari preoccupati e spaventati per l’assenza di risposte e l’abbandono da parte delle istituzioni.

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La testimonianza di un dermatologo

“A dicembre” ci spiega Pietro Lippa, dermatologo AIED di Roma, “ci hanno comunicato che saremmo stati la categoria prioritaria, eppure stiamo ancora aspettando. Dalla nostra salute dipende la salute dei pazienti e la sicurezza pubblica.

Noi medici infatti non solo siamo i lavoratori che maggiormente rischiano di contrarre il virus, ma anche quella che può più facilmente fare da vettore causando dei cluster. Non è bastata la strage di medici che si è consumata in tutta Italia? A cosa servono le restrizioni e i divieti se poi tra paziente e medico c’è il rischio di infettarsi a vicenda?

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Noi non ci siamo mai fermati, lavoriamo in condizioni di precarietà e pericolo. Ma pretendiamo almeno di essere tutelati e che il nostro servizio non venga vanificato dall’incompetenza e dalle false promesse”. La sollevazione è in corso e la categoria sta mobilitando i suoi avvocati perché le somministrazioni partano al più presto.

Il comunicato dei medici AIED Roma

Nel comunicato che l’AIED Roma, Associazione Consultoriale, sta elaborando si legge: “A tutti i medici e operatori AIED (vaccinati e non) rivolgiamo un accorato appello affinché si faccia istanza presso l’autorità preposte a ottenere diritto immediato al vaccino anti-Covid.

Aiutateci a non restare esclusi. Si tratta di una richiesta di civiltà, è un dovere delle autorità regionali, tenute a proteggere i loro professionisti e così la salute pubblica. Per questo ci rivolgiamo all’Ordine dei medici e all’Assessorato regionale alla Sanità”.

 
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