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02 Agosto 2021

Pubblicato il

Dobbiamo farlo

E’ urgente rifondare una scuola della conoscenza per le prossime generazioni

di Stefano Marafini
Liberiamo la scuola dal predominio politico-sindacale restituendole il suo ruolo: la trasmissione del sapere classico alle nuove generazioni
scuola generazioni
Ingresso scuola a Roma

Si pone in maniera urgente il problema di riformare la scuola, restituendo centralità ai docenti. E’ necessario perciò liberare l’istituzione da tutte le incrostazioni delle norme che l’hanno rovinata nel tempo e liberarla dal predominio politico-sindacale. Quindi, restituirle il suo ruolo originale: la trasmissione del sapere classico alle nuove generazioni.

Stravolgimento della comunicazione e delirio social

L’ondata pandemica che ci ha travolto da più di un anno ha cambiato i nostri comportamenti e abitudini di vita, peggiorando anche il funzionamento di settori importanti come quello dell’informazione e della comunicazione sociale.

I tradizionali mezzi della stampa e della televisione, da sempre influenzati e spesso diretti dagli interessi della politica e dell’economia, sono stati abusati come non mai; molti di essi, ad un’attenta analisi, si sono mostrati tanto più asserviti a verità preconfezionate, quanto più si sforzavano di esibire indipendenza e obiettività.

La comunicazione social è stata completamente pervasa dal delirio di singoli e gruppi, che ne hanno fatto un campo di battaglia cosparso dai residui dell’intelligenza umana.

Pertanto, risulta sempre più difficile discernere un minimo di verità nei fatti riportati, avvolti dal groviglio di fakes come la pianta buona dalle sterpaglie, e qualcosa di buono in qualche affermazione o proposta.

Una luce in fondo al tunnel. La petizione per la scuola

In questo clima, appare perciò come una luce in fondo ad un lungo e buio tunnel, il Manifesto per la nuova scuola, scritto da un gruppo di insegnanti della scuola superiore e firmato da una serie di personalità della Cultura.

Pubblicato sulla piattaforma Change.org per la raccolta delle firme, si rivolge al presidente della repubblica Mattarella come petizione per il rinnovamento della scuola.

E’ articolato in otto proposte, concrete a detta degli estensori. Alla base di ognuna di esse c’è una buona analisi storica e logica dell’argomento.

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Nel primo e nel secondo punto si afferma che compito della scuola è la crescita culturale e relazionale delle persone, centrata sulla trasmissione del sapere e sulla conoscenza. Ciò può sembrare lapalissiano, se si ricorda che questa è la funzione della scuola, fin da quando fu istituita nel mondo classico.

La funzione della scuola

Purtroppo oggi non lo è: infatti, gli estensori precisano che fondamentale è l’acquisizione (da parte del discente) dei contenuti, non delle competenze pratiche, che sono proprie del mondo del lavoro.

Da ciò deriva la rivendicazione della centralità del docente (punto 3) che si esprime nella libertà di insegnamento, schiacciata e vilipesa dal didattichese degli ultimi decenni; inoltre, alterata dall’uso sconsiderato dei mezzi digitali.

Nel quarto punto si afferma il diritto degli insegnanti ad essere ascoltati dai decisori politici (tra cui il MIUR in primis) sull’elaborazione di un piano di riforma, in luogo delle associazioni private come la Fondazione Agnelli, Treelle, Anp e Invalsi.

Rimettere al centro dell’insegnamento la figura del docente e l’ora di lezione disciplinare

Notevole è l’affermazione politica del p.to 7, che afferma la necessità di rivedere l’intero impianto dell’autonomia scolastica, dichiarata fallimentare poiché ha trasformato gli istituti in una serie di “para aziende in assurda concorrenza tra loro per la conquista della clientela, con le più varie e fumose offerte formative legate agli interessi del territorio.

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Infatti, nel p.to 6, che riafferma lacentralità dell’ora di lezione disciplinare, dequalificata ed emarginata dall’invadenza delle attività progettuali, si chiede l’abolizione tout court : dei percorsi di alternanza scuola-lavoro; di tutti i progetti socio-territoriali non indispensabili e degli assurdi PTOF (piani di offerta formativa); di tutte le attività burocratiche che sottraggono tempo ed energie all’insegnamento vivo, soffocandolo, ed infine dei test Invalsi.

Per poter svolgere la lezione con un corretto rapporto con gli allievi, i docenti devono possedere una conoscenza approfondita dei contenuti disciplinari, una diposizione all’insegnamento e capacità di scelta nell’uso dei mezzi didattici. Inoltre, il rapporto numerico docenti/discenti va drasticamente ridotto (non più di 20 alunni per classe); punti 5 e 8.

L’insieme delle proposte nasce evidentemente dalla considerazione di una profonda decadenza della nostra scuola e dalla consapevolezza della sua attuale assoluta inadeguatezza nello svolgimento del suo fondamentale ruolo istituzionale.

Per cui il manifesto sembra la proposta di una radicale controriforma rispetto alle devastanti riforme del passato, succedutesi almeno dall’epoca del ministero di L. Berlinguer, come affermato esplicitamente.

E’ necessario che i docenti si costituiscano come forza autonoma dalla politica, basata sulla libertà di insegnamento.

Scopo: la trasmissione del sapere classico alle nuove generazioni

Come già detto, l’analisi del documento è accurata dal punto di vista storico e logico (non ideologico): impossibile perciò non essere d’accordo.

Si può senz’altro presentare come appello al Presidente, rappresentante dell’unità dello Stato e degli interessi dei cittadini, come istanza forte di rinnovamento.

Speriamo perciò che raccolga il massimo dei voti.

Ma anche se ciò avvenisse, non basta. Le migliori petizioni di principio si manifestano sempre belle nella forma e nel contenuto; ma poi restano lettera morta, se non cè una forza che le sostenga.

Se vogliamo che dal documento in oggetto abbia origine un concreto rinnovamento ideale e materiale, mancano in esso due cose fondamentali e di uguale importanza.

E’ necessario che i docenti tutti si costituiscano come una forza autonoma, Ordine o Associazione Professionale, che rivendichi per sé il diritto di elaborare i contenuti dei programmi scolastici e la formazione degli insegnanti, sottratta all’influenza della politica e delle mode didattiche.

Il bene comune

Codesto obiettivo si potrebbe raggiungere se ognuno fosse disponibile ad uscir fuori dal limite dei propri interessi, per il bene comune.

Inoltre, se la scuola deve dare alle persone, futuri cittadini, i contenuti culturali pesanti di base, si devono riformare i criteri di valutazione e restaurare esami veri, con gli sbarramenti e la selezione delle capacità e attitudini di ognuno. Ritornare ai voti significativi, abolendo sia le circonlocuzioni dei giudizi, prive di senso logico che non sia quello salfivico- assolutorio; sia il metodo della valutazione in centesimi, che non ha nulla a che fare con il giudizio di merito, poiché mutuato dall’esigenza economica della selezione del personale nelle aziende o nel settore pubblico per la sovrabbondanza della domanda rispetto all’offerta.

Certamente, sarebbe necessaria una certa gradualità in questo percorso.

Rifondare la Scuola è importante per avere una società più giusta

Sottolineiamo però che la Politica segue tutt’altra strada.

L’attuale ministro del MIUR, il Dr. Patrizio Bianchi, dopo aver enunciato (concordemente con la sua compagine governativa ed il presidente di essa, Draghi) l’esigenza di una maggiore serietà degli esami ed il prolungamento dell’anno scolastico per il recupero delle lacune, ha fatto retromarcia senza tentennamenti. Voci (o spifferi) di corridoio ci dicono che le modalità dell’esame del corrente anno saranno mantenute anche per i prossimi.

L’importante, per chi si autodefinisce “democratico” è soddisfare le esigenze degli utenti e mantenere il consenso.

Inoltre, salvare la forma di un’istruzione egualitaria, semplice e alla portata di tutti.

Se poi i giovani che escono dalla scuola con il diploma non hanno acquisito i contenuti essenziali per esercitare il ragionamento e quindi la critica, poco importa alla classe politica di oggi e, credo, di domani. Anzi, essi saranno più facilmente influenzabili e manipolabili.

Si accrescerà poi a dismisura la forbice tra i pochi detentori della conoscenza ed i molti cui verrà data soltanto l’illusione dell’utile competenza.

I primi avranno le redini del potere saldamente nelle mani e cercheranno di non cederle.

Pertanto, rifondare una scuola della conoscenza è importante anche al fine della giustizia sociale.

 
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