ESCLUSIVA intervista: Manuela Villa al termine del concerto a Valmontone

“Chiamo Amore” il concerto in onore di Sant’Antonio. Foto del concerto e della solenne processione

Brividi ed emozioni. Si potrebbe riassumere così il concerto “Chiamo Amore” di Manuela Villa, ieri sera, 22 luglio, in località colle Santo Giudico a Valmontone (Roma). Migliaia le persone accorse ad ascoltare e applaudire Manuela Maria Garofalo Pica, in arte Manuela Villa, nata a Roma il 7 febbraio 1966, figlia del cantante Claudio Villa e della soubrette e ballerina Noemi Garofalo.

L’esibizione canora dell’artista romana è stata un susseguirsi di emozioni forti, a partire dall’esecuzione di “Granada” (canzone con la quale Claudio Villa ha vinto “Canzonissima” nel 1966) passando per il duetto con Nico di Barnaba (cantante romano con il quale si è esibita nel recital “Roma” al Salone Margherita, ospite a sorpresa) per concludere con il duetto, da brividi, con papà Claudio (in video proiettato su un maxi schermo posizionato sul palco) in un “Amore così Grande”. Da persona altruista, sempre in prima linea quando si parla di beneficenza, sempre pronta ad aiutare gli altri, Manuela Villa al termine del concerto ha dedicato fotografie e autografi ai propri fans. Noi l’abbiamo intervistata.

La prima domanda è per Lei ed è legata alla stagione fortunata al Salone Margherita con il recital “Roma”, che ha segnato il tutto esaurito. Lo spettacolo racconta una Roma ormai sparita o ancora presente?

“Musica, balli, canzoni e canti di Roma dall’800 a oggi, questo è il recital “Roma”. Ho visto nel pubblico che è venuto che Roma non è morta, perché la gente aveva proprio bisogno di cantare le sue origini. Quindi secondo me Roma non è morta; solo che ci hanno messo un lenzuolo sopra”.

Roma, cosa non le piace della sua città?

“In generale: trovo delle ingiustizie che ci sono in tutta Italia. Mi piacerebbe vedere il centro di Roma con i ristoranti che si chiamano ‘Er Colosseo’ con cibi tipici romani gestiti da italiani. Le sere quando uscivo dal lavoro e andavo a cena non avevo alternative dal mangiare in un locale gestito da stranieri. Questa è una cosa che mi ha dato fastidio: ci sono tanti italiani buttati per strada che non hanno posti di lavoro, persone anche specializzate. Non che non ci debbano essere gli stranieri, ma diamo priorità agli italiani”.  

La ricorrenza del 7 febbraio scorso (che è anche il girono della sua nascita) dei 30 anni dalla morte di suo padre, Claudio Villa. Quali sono le cose che le ricordano suo padre? Una canzone, un piatto che amava mangiare, un luogo che amava visitare, un gesto…

“Mio padre è dentro di me, come un qualsiasi figlio. Non lo guardo come artista, lo ricordo come una persona a me cara. Anche guardando mio figlio mi viene in mente mio padre. Non c’è un momento particolare, ci sono dei momenti naturali. Certo è che ogni sera che salgo sul palcoscenico lo vivo come un incontro, come se avessi un appuntamento con mio padre. Vuoi per il duetto che faccio, ma il pubblico ogni secondo me lo ricorda: mi portano fotografie di momenti vissuti e aneddoti. Io lo vivo così”.  

Lei è una donna dal carattere deciso come quello di papà Claudio. Cosa manca secondo Lei alle donne per arrivare allo stesso piano degli uomini nel lavoro e nei diritti sociali e civili?

“Cosa manca all’uomo che blocca le donne. C’è una categoria di uomini che non aiuta nello sviluppo paritario. Credo che ci siano cattivi uomini come ci sono cattive donne. Una società civile deve lasciare spazio alle teste intelligenti indipendentemente dal sesso. Se tu sei uomo e sei stupido lascia il posto a una donna intelligente. Oppure fare un passo indietro: se riconosci che una persona migliore di te può dare alla società qualcosa di meglio fai un passo indietro. Non è facile; tutti sono egoisti, tutti vogliono primeggiare, ci sarà sempre la lotta tra uomo e donna”.

Il nuovo look?

“Io mi annoio di me. Ogni tanto ho bisogno di vedere se ho coraggio, di fare un qualcosa di trasgressivo (nei limiti ovviamente). Tagliare i capelli corti, a me che piacevano lunghissimi, ricci folti e colorati, è stato un passaggio graduale. Non mi spaventa il cambiamento, anzi. Stasera sono salita per la prima volta sul palcoscenico dopo aver tagliato i capelli e non sapevo il pubblico come reagiva (reazione positiva, abbiamo sentito anche noi decine di complimenti per il nuovo look). L’importante è che offri emozioni: puoi essere fichissima ma se poi non trasmetti nientete ne freghi dei capelli”.       

Il concerto “Chiamo Amore” di Manuela Villa è stato in onore di Sant’Antonio. Prima dell’esibizione dell’artista romana si è celebrata la Santa Messa e si è svolta la solenne processione per le vie di Santo Giudico. I festeggiamenti continueranno anche oggi, domenica 23 luglio, a opera del comitato dei festeggiamenti.

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