Frosinone, cocaina cucinata in casa: arrestati padre e figlio

L’aspetto che rende la vicenda allarmante è il rinvenimento, nella cucina dell’abitazione, di un piccolo laboratorio artigianale dove la cocaina veniva lavorata per essere trasformata in crack
Di Fabio Vergovich
materiale sequestrato dai Carabinieri
Frosinone, materiale sequestrato dai Carabinieri

A Frosinone una casa si sarebbe trasformata, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, in un punto di lavorazione e vendita di stupefacenti. È il quadro emerso dopo l’intervento dei Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, che hanno arrestato un uomo di 48 anni e il figlio di 21 anni, entrambi residenti in città, trovati in possesso di droga e materiale ritenuto utile all’attività di spaccio.

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L’aspetto che rende la vicenda ancora più allarmante è il rinvenimento, nella cucina dell’abitazione, di un piccolo laboratorio artigianale dove la cocaina veniva lavorata per essere trasformata in crack.

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Frosinone, come è scattata l’operazione dei Carabinieri

L’indagine è nata nell’ambito dei servizi di prevenzione e contrasto allo spaccio. I militari avevano concentrato l’attenzione sul 48enne, già noto alle forze dell’ordine e già agli arresti domiciliari per altra vicenda. Durante un’attività di osservazione discreta, gli investigatori hanno notato movimenti considerati sospetti nei pressi dell’abitazione del figlio 21enne: incontri rapidi, passaggi brevi, scambi veloci e allontanamenti immediati di alcune persone. Un copione che ha spinto i Carabinieri ad approfondire con un controllo sul campo.

Droga venduta all’esterno e dosi trovate addosso al 21enne

Il riscontro è arrivato poco dopo. Uno dei soggetti monitorati è stato fermato e controllato, risultando appena entrato in possesso di cocaina acquistata, secondo gli accertamenti, pochi istanti prima. Per questa ragione è stato segnalato alla Prefettura come assuntore.

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A quel punto i militari hanno aspettato una nuova uscita del ragazzo dall’abitazione e lo hanno bloccato: addosso aveva tre dosi di cocaina e crack, oltre a 40 euro ritenuti provento dell’attività illecita. Da lì è scattato l’ingresso nell’appartamento, dove si trovava anche il padre agli arresti domiciliari.

In cucina il laboratorio domestico per trasformare cocaina in crack

La scoperta più significativa è arrivata proprio all’interno dell’abitazione. In cucina, con pentole e utensili di uso comune, sarebbe stata effettuata la cottura della cocaina per ottenere crack, sostanza che da anni rappresenta uno dei fronti più delicati nel mercato dello stupefacente anche per la rapidità con cui genera dipendenza e degrado sociale. Gli investigatori hanno trovato 10 grammi di cocaina, altri 10 grammi di sostanza da taglio, 26 grammi di hashish, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi.

A questo si aggiungono 140 euro in contanti, appunti manoscritti ritenuti riferibili alla contabilità dello spaccio, un pugnale con lama di 22 centimetri e una replica di pistola calibro 9 a salve priva di tappo rosso.

Il nodo sicurezza e il segnale che arriva al territorio

L’operazione riporta al centro un tema che nel Frusinate resta molto sentito: la capacità delle reti di spaccio di mimetizzarsi in contesti ordinari, perfino in un’abitazione privata. Il dato che colpisce non è soltanto il quantitativo sequestrato, ma l’organizzazione emersa da quanto trovato in casa: sostanza già pronta, strumenti per la lavorazione, denaro contante e annotazioni che, secondo l’ipotesi investigativa, descriverebbero una gestione puntuale dell’attività.

In casi simili il pericolo non riguarda solo la cessione della droga, ma anche la presenza di luoghi domestici adattati a funzioni illegali, con ricadute dirette sulla sicurezza del quartiere e sulla percezione dei residenti.

Padre e figlio in carcere, resta la presunzione di innocenza

Al termine degli adempimenti di rito, padre e figlio sono stati trasferiti nella casa circondariale di Frosinone su disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Sul piano giudiziario resta fermo un punto essenziale: gli indagati sono, allo stato, solamente indiziati di delitto e la loro posizione dovrà essere esaminata nelle sedi competenti.

Solo un’eventuale sentenza passata in giudicato potrà accertare in via definitiva eventuali responsabilità. È un passaggio non formale, ma sostanziale, che tutela il principio costituzionale di presunzione di innocenza e consente di distinguere con chiarezza il dato investigativo da quello processuale.

 
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Cronaca

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