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Il ricordo di Nunzia Latini: lo scrive Marco, suo marito, a un mese dall’addio

di Redazione
È passato un mese da quel 10 Gennaio. Elisa e Matteo, nonostante la indescrivibile sofferenza, devono sentirsi orgogliosi di aver avuto Nunzia come Mamma
Nunzia Latini
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Nunzia ci ha lasciato un mese fa. Era entusiasta di vivere e ogni volta che ha avuto davanti un brutto ostacolo, lei ha provato a superarlo, cercando sempre nuove ragioni per farlo, anche dopo aver subito mazzate che avrebbero schiantato un toro.

Nunzia Latini, insegnante per vocazione

Ha insegnato all’università e alla scuola superiore, mantenendo sempre un rapporto meraviglioso con i suoi studenti. Era diversa da molti altri insegnanti e non parlo di capacità. Intendo dire che aveva una vocazione all’insegnamento e i ragazzi lo capivano subito. Era un punto di riferimento per i suoi allievi, sempre presente, e tutti sapevano di poter contare su di lei.

Insegnava italiano agli studenti dell’università per stranieri di Siena. Un giorno suonò il campanello di casa, erano quattro suoi allievi che avevano fatto 350 chilometri per salutarla dopo il corso Erasmus, prima di tornare a casa loro, in Libano. Mi affrettai a fare la spesa e a preparare il pranzo per tutti, fu una bellissima giornata e Nunzia si sentiva felice per aver rivisto in quel modo alcuni dei suoi studenti.

L’insegnamento era parte del mondo di Nunzia, l’altra parte era la sua famiglia. Il marito, io, Marco e i suoi figli, Elisa e Matteo.

La sclerosi multipla

Un giorno le arriva una notizia, una bruttissima diagnosi: Sclerosi multipla. Visite, esami, ricerche e ricoveri che si concludono con l’adozione della carrozzina e l’abbandono forzato del lavoro. I pianti sono stati tanti, ma anche grazie a una poesia che le scrissi, abbiamo vissuto questa nuova vita sotto un altro punto di vista. Non una fine ma un nuovo inizio, una nuova vita.

La poesia di Marco, dedicata a Nunzia

Ciao Carrozzina, come va?
La prima volta che ti ho visto in casa mia, mi sono spaventato, ho pianto, credevo che la fine si stesse avvicinando, la fine di tutto, la fine di poter uscire, di viaggiare, la fine dello stare tutti insieme. Insomma, la fine. Poi, piano piano, io ho e noi abbiamo imparato a conoscerti, non sei tanto male anzi, sei anche carina. Da quando ci sei tu, usciamo, viaggiamo, ridiamo, pensa ti prendiamo anche in giro. Ma tu sei sempre lì, disponibile, accogli e accompagni Nunzia senza un lamento, senza stancarti mai, insomma, stai diventando parte di noi , sempre presente. Ora posso dirti quanto sei preziosa ed è una gioia averti. Grazie.

Ciao Marco, sono la carrozzina. Ti ho ascoltato con attenzione, sono io che ringrazio voi. Per me essere una compagna di viaggio di Nunzia, la tua sposa, la mamma dei tuoi figli, è un onore.

Il trasferimento da Anzio a Trento e la diagnosi di cancro

Decidemmo di lasciare Anzio per trasferirci in Trentino. Nunzia amava le uscite in montagna, i laghi e i borghi del Trentino Alto Adige. Sembrava essere tornato tutto ad una normalità. Una normalità diversa da prima, ma comunque era tornata la serenità. Invece stava arrivando un’altra malattia, terribile. Il cancro bussava alla porta di Nunzia.

Iniziano le terapie ma la Chemioterapia non faceva effetto anche perché la sua condizione neurodegenerativa non permetteva il consueto trattamento. I medici le avevano dato 3/4 mesi di vita. Eravamo disperati. E invece la provvidenza si fece sentire. Il Professor Umberto Cillo del Policlinico Universitario di Padova, con 3 operazioni al fegato e 2 ablazioni, è riuscito ad allungarle la vita di 1 anno. Poi sono arrivate di colpo le complicazioni, ma sapevamo tutti che il percorso intrapreso era un percorso a termine.

Colgo l’occasione per stringere un forte abbraccio ai Professori Umberto Cillo e Alberto Brolese.

Nunzia aveva affrontato tutto questo calvario con serenità. Era felice di esserci, era felice di aver avuto più tempo per essere con la sua famiglia. Nel periodo delle lunghe degenze in ospedale era diventata un punto di riferimento per gli altri malati e anche per il personale sanitario. E come da insegnante, aveva sempre qualcuno tra i suoi studenti che venivano a trovarla a casa, da malata, erano le operatrice sanitarie che si occupavano di lei che ad un certo punto del giorno, nei momento di pausa, andavano a trovarla per il piacere di stare con Nunzia. Era il prossimo la sua vocazione.

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Le battaglie di Nunzia per i diritti di tutti

Nel corso degli anni delle sue malattie, quasi allettata, ha trovato un senso nel dedicarsi ad alcune battaglie. Noi due insieme abbiamo scritto alcune proposte di Legge a favore dei diversamente abili. Con l’aiuto del Prof. Sabino Cassese, abbiamo scritto una riforma Costituzionale che inserisce il tema della disabilità nella Carta Costituzionale. La Repubblica tutela i disabili e rimuove gli ostacoli che limitano di fatto la loro partecipazione all’organizzazione del Paese”.

Immaginate la sua felicità quando ha raggiunto questo risultato. Si, Nunzia era felice, felice anche nel dare un senso alla malattia. La sua mancanza oggi, oltre a lasciare una sofferenza indescrivibile in noi, ha lasciato un esempio che a pochi che l’hanno conosciuta è sfuggito. Per questo suo esempio, alcuni imprenditori e personalità della politica e della cultura che l’hanno conosciuta, hanno organizzato un incontro a Trento per la creazione di una Fondazione a suo nome: la Fondazione Nunzia Latini.

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Ci sono altri progetti in cammino nel nome di Nunzia. A Trento o nei dintorni, nascerà il primo centro di riabilitazione della Fondazione Nunzia Latini. Il suo nome, il suo esempio sarà onorato e ricordato. Penso ai nostri figli, alla grande eredità che la loro mamma ha lasciato loro, l’esempio.

Nunzia ci ha lasciati il 10 gennaio scorso

Quando dovranno affrontare le difficoltà che la vita gli metterà davanti, si ricorderemo di come la loro mamma ha affrontato i problemi che la vita ha riservato per lei. Poi ci sono io, Marco, il marito che si è visto recapitare una lettera per la separazione, non per un amore finito ma per un amore infinito. Non riteneva giusto bloccarmi, voleva offrirmi di più, voleva che fosse giusto che mi rifacessi una vita, chiese di andare in RSA e io riprendessi la mia vita. Ovviamente, rifiutai, ricordo le sue parole dette 2 anni fa. “Insieme fino all’ultimo giorno?” Sì Nunzia, insieme fino all’ultimo giorno.

Quel giorno è arrivato, il 10 di Gennaio scorso, Nunzia ci ha lasciati. Qualche settimana prima mi disse, tu mi amerai fino al mio ultimo respiro, io risposi che si stava sbagliando, “Io ti amerò fino al mio ultimo respiro”, le risposi. È passato un mese da quel 10 Gennaio. Per Nunzia è iniziata una nuova vita, forse non è un addio ma un arrivederci. Elisa e Matteo, nonostante la indescrivibile sofferenza, devono sentirsi orgogliosi di aver avuto Nunzia come Mamma, io, Marco, mi sento onorato, privilegiato di essere stato suo marito, di essere stato scelto per un percorso di vita già segnato, ma fatto insieme. Nunzia, una persona speciale e Marco, suo marito, papà di Elisa e Matteo, innamorato e consapevole di aver ricevuto 3 doni così grandi, Elisa, Matteo e lei, Nunzia.

Marco Cucchiarelli

 
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