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27 Settembre 2021

Pubblicato il

Un racconto atroce

Kabul. I talebani stilano la lista delle nubili: cresce l’angoscia per le donne

di Livia Maccaroni
Le testimonianze di Nahal e Mahvash: “Ci hanno raccontato di talebani che si iniettano eroina prima di decapitare quelli che reputano nemici”
Afghanistan, l'angoscia delle donne
Afghanistan, l'angoscia delle donne

Nonostante sia ormai imminente l’arrivo a Kabul delle truppe statunitensi con il compito di aiutare personale diplomatico e altri americani a lasciare il Paese, l’avanzata dei talebani non si arresta. Questi risultano infatti ancora accampati a una cinquantina di chilometri dalla capitale afghana, probabilmente in attesa del completamento delle evacuazioni dalle ambasciate. Lo riporta la Bbc.

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Una situazione fuori controllo

Il capo delle Nazioni Unite ha avvertito che la situazione sta andando fuori controllo con conseguenze devastanti per i civili. Finora più di 250.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case e molti di loro si sono concentrati a Kabul, nei parchi o in alloggi di fortuna. “Gli alleati della Nato sono profondamente preoccupati per gli alti livelli di violenza causati dall’offensiva dei Talebani, compreso gli attacchi dei civili, gli omicidi mirati e le notizie di altri gravi abusi dei diritti umani”. Lo dice il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, dopo la riunione del Consiglio nord atlantico.

Le testimonianze di Nahal e Mahvash

Un quadro politico che sta portando la stragrande maggioranza dei civili a vivere quotidianamente nel terrore. Una delle tante storie che rappresenta al meglio gli attimi di tensione a cui la popolazione afghana è ogni giorno sottoposta, è quella della giovane Nahal, che, a poco più di 30 anni, ha studiato in Afghanistan e all’estero e, dopo essere rientrata nel suo Paese, lavora per un’organizzazione internazionale. Vive con la sorella Mahvash e con il padre. “Nostro papà ci ha sempre cresciute libere. Quando i talebani presero il potere la prima volta nel 1995 ci portò in Pakistan affinché potessimo studiare. E anche dopo che siamo tornate qui a Kabul la sua priorità è sempre rimasta quella: che noi avessimo un’educazione e scegliessimo la strada che preferivamo”.

Una libertà precaria

Nahal e Mahvash non si sono mai sposate come invece viene imposto a molte loro coetanee. Vivono libere, escono da sole, hanno perfino avuto la possibilità di andare all’estero per seguire dei corsi di aggiornamento o per fare delle esperienze lavorative. Non hanno mai indossato il burqa. “Ora tutto questo potrebbe cambiare. Se arrivassero i talebani probabilmente verremmo costrette a sposarci. Sappiamo che anche qui a Kabul stanno facendo delle vere e proprie liste con i nomi di tutte le ragazze nubili“, raccontano con la voce piena di angoscia. “Come potremmo vivere se fossimo obbligate a stare chiuse in casa, uscendo solo in compagnia di nostro padre. Perché così funziona il sistema del guardiano: non puoi nemmeno andare a fare la spesa senza che un uomo ti accompagni”.

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La giornalista: per una donna “un mestiere da poco di buono”

Mahvash, minore solo di qualche anno rispetto a Nahal, è assunta come giornalista per un grosso network internazionale. Come la sorella ha studiato e lavora sodo. “Per fortuna non devo apparire in video. Così a molti parenti ho detto che faccio l’insegnante. Qui il mestiere della giornalista è molto mal visto, oltre che essere pericoloso. Si ritiene che per una donna sia conveniente diventare o maestra o dottoressa, tutto il resto è un mestiere da poco di buono. Ma io non voglio smettere di dare notizie, soprattutto ora che è importante raccontare cosa sta succedendo”.

I racconti atroci

Nahal e Mahvash sono angosciate. Ascoltano i resoconti delle persone per strada e credono che la fine della loro vita così come l’hanno conosciuta sia vicina. “Sentiamo storie orribili, di ragazze portate via con la forza, costrette a sposarsi con uomini che non hanno mai visto. Nostro zio è appena fuggito da Mazar-i-Sharif e ci ha riferito di talebani che si sono iniettati dell’eroina davanti a tutti prima di tagliare le teste di quelli che considerano oppositori e nemici. E allora pensiamo che l’unica cosa che possiamo fare è fuggire da qui, dalla nostra casa”. Ad aiutarle per il momento non c’è nessuno, nonostante abbiano prestato servizio per istituzioni. “Siamo completamente sole. Impossibile trovare un visto per fuggire”.

 
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