Metodo Di Bella: lo stato attuale della ricerca scientifica

Una prestigiosa rivista scientifica ha evidenziato l’efficacia del MDB nella cura dei tumori a prostata e mammella

Nel 2014  sono stati pubblicati  da Neuroendocrinology Letters, rivista scientifica recensita dalla massima banca dati scientifica mondiale www.pubmed.gov, due studi clinici sull’impiego del Metodo Di Bella (MDB) nei tumori  della prostata  e della mammella. Con questi, i casi di varie neoplasie, complessivamente e favorevolmente trattate col Metodo di Bella salgono a 774. Il progresso rilevante e il dato  innovativo, senza precedenti nella ricerca oncologica e nella terapia del cancro, è costituito dal fatto di aver ottenuto  in tumori solidi, la completa e stabile remissione senza ricovero ospedaliero,  senza intervento chirurgico , né radioterapia , né chemioterapia , ma unicamente mediante il Metodo Di Bella   

Mentre l’informazione  in Italia ( anche se portata a conoscenza  con documentazione dettagliata esauriente  e completa) si  è affrettata a censurare  accuratamente ed ermeticamente quest’unico reale e documentato progresso nella terapia dei tumori solidi, ( ottenuto senza chiedere e ottenere nulla per la ricerca scientifica, senza questue,sceneggiate televisive“giornate della vita” vendite di arance verdure e ortaggi vari ),  le istituzioni sanitarie , e la  cosiddetta  autodefinita “comunità scientifica  nazionale“ non si sono interessate alle pubblicazioni per prendere atto di un risultato rilevante , né per esaminare  il razionale, i meccanismi biochimici e molecolari, le ampie conferme bibliografiche, che  hanno consentito questo  risultato. C’è stata al contrario una mobilitazione generale,hanno scagliato  anatemi e lanciato scomuniche contro il MDB , si sono scomodate società scientifiche , istituzioni  sanitarie , comitati etici    per cercare ogni cavillo , ogni appiglio , ogni pretesto , ogni espediente, ogni scusa,  per delegittimare, non il risultato, non le guarigioni, non l’essenza del problema, non le verità documentate e verificabili, (per cui non hanno assolutamente manifestato il benché minimo interesse, e che non potrebbero contestare ), non la sostanza. Dalle irraggiungibili altezze siderali della loro onniscienza hanno sprezzantemente criticato  la forma, la procedura,la metodologia delle pubblicazioni, il livello di valutazione della rivista che ha pubblicato gli studi ( Impact factor) .

Probabilmente a questi eccelsi luminari è sfuggito l’ormai noto e da più parti denunciato  meccanismo con cui vengono manipolati dalle multinazionali l’impact factor e l’intera cosiddetta  “Comunità scientifica”, basta leggere le dichiarazioni del  Nobel per la medicina Randy Scheckman, che  si ribella alle riviste scientifiche ai primissimi posti dall’Impact factor, come Science, Nature e Cell e ammette che la ricerca in campo scientifico non è affatto libera ma in mano ad una “cerchia ristretta” (comunità scientifica). Dunque la ricerca scientifica per il premio Nobel, “sarebbe tutt’altro che indipendente” questa l’accusa di Randy Sheckman che incalza sostenendo che “ormai le riviste scientifiche non pubblicano contenuti in base alle ricerche ma in base all’interesse legato alle vendite”. Per questo riviste indipendenti come Neuroendocrinology Letters , che hanno il coraggio di pubblicare le scomodissime verità scientifiche del Metodo Di Bella  pagano la loro grande onestà morale con una grave penalizzazione dell’Impact factor.

"In questo modo si crea un circolo vizioso perché anche i ricercatori sono spinti a modificare i risultati ottenuti e il loro lavoro per vedere pubblicate le loro ricerche. Per questo Scheckman è convinto che questa sorta di “supervisore” ( l’Impact factor) debba essere eliminato soprattutto per il bene della ricerca scientifica. La Prof.ssa Angell per 20 anni direttrice scientifica, editorialista di una delle massime testate  medico – scientifiche mondiali (New England Journal), nel suo volume " The truth about Drug Companies" (La verità sulle case farmaceutiche), conferma e condivide in pieno la denuncia di Sheckman e fa riferimento ad ulteriori  gravi denunce di altri autori (tra i quali Melody Petersen,), lodandone l'impegno civile e l’approfondita indagine.

Segnaliamo tre libri-inchiesta: – Melody Petersen: "Dacci oggi le nostre medicine quotidiane: venditori senza scrupoli, medici corrotti e malati immaginari" – Ray Moynihan e Alan Cassels: "Farmaci che ammalano: …le case farmaceutiche che ci trasformano in pazienti" – Sauveur Boukris: "Quelle medicine che ci fanno ammalare". Ben Goldacre, medico ricercatore inglese nel suo libro:”La cattiva scienza”( Bad science) denuncia il sistema della “comunità scientifica” dalle dinamiche perverse e poco trasparenti in cui sono coinvolti soggetti dalla dubbia integrità morale, che assecondano e diffondono il giudizio positivo su un determinato farmaco, basandosi su dati falsati dalle aziende farmaceutiche. Molto spesso, infatti, l'efficacia dei medicinali viene verificata in test clinici malamente progettati, condotti su un numero ridotto di pazienti poco rappresentativi e analizzati con tecniche che ne enfatizzano solo gli effetti positivi. Quando emergono dati negativi, la legge consente all'azienda di tenerli nascosti”.

Ormai le denunce documentate sono sempre più autorevoli  e numerose. Per sempio, uno studio apparso sul British medical journal rivela che l’87% dei ricercatori che diede parere favorevole al farmaco per il diabete Avandia prodotto dalla GlaxoSmithKline, sospettato di provocare infarti, avevano ricevuto denaro dai produttori del farmaco. Nel caso dell’Avandia la corruzione emerse anche fra i membri della commissione della Food and Drug Administration chiamata a valutare. Se consideriamo la manipolazione e l’asservimento della ricerca al profitto denunciate da autorevoli personalità, comprendiamo pienamente la  desolante impotenza e la grave tossicità nei tumori solidi delle attuali terapie del cancro. I dati scientifici oncologici, quelli veri, non quelli degli imbonitori  dell’informazione di regime, smentiscono i trionfali successi dei ”farmaci antineoplastici di provata efficacia” magnificati dalle istituzioni sanitarie ,documentandone un’inaccettabile percentuale di mortalità denunciata da un’agenzia della Reuters Healt [Wesport,CT]: “Unexspected high mortality rated associated with chemoterapy regimen…” (“Non ci si aspettava un  tasso di mortalità così elevato associato ai protocolli chemioterapici…”).

Il dato è confermato dalla pubblicazione di Gerrard [Br.J. Cancer 1998 Jun 77(12) 281-5] con l’undici per cento di decessi, non causati dal tumore ma unicamente da chemioterapia. Viene documentata una mortalità del 17% nella pubblicazione di Ghesquières H, Ferlay C e AA sulla rivista  Ann Oncol. 2010 Apr;21(4):842-50. Epub 2009 Nov 13.dal titolo : Long-term follow-up of an age-adapted C5R protocol followed by radiotherapy in 99 newly diagnosed primary CNS lymphomas: a prospective multicentric phase II study of the Groupe d'Etude des Lymphomes de l'Adulte .La sopravvivenza dei malati di tumore, quella vera, delle verifiche scientifiche, non giornalistico-televisive, è essenzialmente dovuta alla chirurgia, molto meno alla radioterapia, e per il  2,5% con chemio e si riduce, nei pazienti operati , ad un 29% di sopravvivenza a 5 anni (Richards,BMJ2000;320:895–898).

Del 29% pertanto solo il 2,5% era dovuto alla chemio, come pubblicato da Morgan G. e AA “The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5- year survival in adult malignancies”, sulla prestigiosa rivista oncologica Clin. Oncol [2004 Dec.16(8):549-60]. Questa fondamentale pubblicazione si basa su 14 anni di osservazione, 225000 pazienti, 22 varietà tumorali, per accertare il reale contributo della chemio al raggiungimento dei 5 anni di sopravvivenza. L’avvilente risultato: su cento ammalati la chemioterapia consente solo al 2,5% di raggiungere i 5 anni, dopo i quali, Lopez nello studio clinico “Long–term results…Experience at the 20 th…” GacMed Mex [1998 mar. Apr,134(2):145-5] ha accertato che metà dei pazienti sopravvissuti a cinque anni, nel lungo termine muore per tumore.

Il dato di fatto  che , senza alcuna delle note, gravi, non raramente mortali, complicazioni tossiche della chemio, il MDB  abbia documentato nella massima banca dati mondiale www.pubmed.gov risposte obiettive rilevanti e complete, anche in  stadi avanzati di carcinomi mammella in cui l’oncologia ammette notoriamente e chiaramente  di essere impotente a ottenere simili risultati, per  “ La comunità scientifica”,  è irrilevante. La rivista che ha pubblicato i risultati del MDB ha un basso impact, il Dr Di Bella fa parte del comitato editoriale e il lavoro non segue ( secondo loro), la prassi metodologica. Pertanto un risultato scientifico e clinico di questa portata non conta nient .  La logica del ragionamento è ovviamente perfetta e ineccepibile, degna delle più eccelse e codificate procedure metodologiche, di impeccabili raccolte dati, di un’ortodossia sancita in quintali di inutili pubblicazioni metodologicamente perfette che hanno portato al nulla, al fallimento noto, conclamato e tragico precedentemente riportato, della cura del cancro che porta  a uccidere con chemio dall’undici al diciassette per cento  di pazienti in alcune neoplasie , e a 5 anni,  a ottenere col la chemio (in assenza di chirurgi ) il 97,5 % di  ammalati neoplastici morti.

A fronte di questi noti e certificati risultati delle attuali terapie oncologiche istituzionali “ di provata efficacia “ è etico, razionale scientifico , morale, disprezzare e interdire terapie come il MDB che non provocano mortalità e neppure la rilevante tossicità della chemio, conseguono percentuali nettamente più elevate di miglioramenti in tutti gli stadi, fino alla documentata e stabile remissione  (sconosciuta all’oncologia) in carcinomi prostatici e della mammella, senza intervento chemio e radio , con abbattimento  evidente ed elevatissimo delle spese sanitarie e conseguente crollo del fatturato delle multinazionali?

Sollevare col MDB da drammatiche sofferenze , prolungare esistenze più dignitose e accettabili , salvare vite  documentare il tutto sulla banca dati scientifica mondiale ufficiale www.pubmed.gov, non serve assolutamente a nulla, non viene degnato della minima attenzione, non merita alcuna considerazione ma la sprezzante scomunica di questa  “comunità scientifica ”.  

 

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