Chat neonaziste e suprematiste, perquisiti 17 giovani: quattordici hanno meno di 18 anni

L’operazione è stata eseguita il 24 settembre in numerose province italiane e coordinata dalle Procure di Roma, compresa quella per i Minorenni, e di Venezia
Di Fabio Vergovich
Nazismo

Sono 14 minorenni su 17 persone complessivamente perquisite nell’ambito di una vasta indagine condotta dal Ros dei Carabinieri e dalla Digos sugli ambienti online riconducibili all’area accelerazionista, suprematista e neonazista. Un dato che emerge con particolare evidenza dall’operazione eseguita il 24 settembre in numerose province italiane e coordinata dalle Procure di Roma, compresa quella per i Minorenni, e di Venezia.

Gli investigatori hanno eseguito decreti di perquisizione personale, locale e informatica nei confronti di altrettanti soggetti indagati, a vario titolo, per ipotesi di reato che comprendono l’istigazione a delinquere, la propaganda e l’istigazione fondate sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa e fattispecie collegate all’addestramento e alle finalità di terrorismo.

Le attività hanno interessato diverse parti d’Italia. Al Ros si sono affiancati i Carabinieri dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento. Sul fronte della Polizia di Stato hanno operato la Digos di Verona, sotto il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, e personale delle Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento.

Dalle chat ai manifesti degli attentatori suprematisti

L’indagine è nata dal monitoraggio degli spazi digitali nei quali, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, venivano diffusi contenuti riconducibili all’ideologia neonazista e suprematista.

Due in particolare i gruppi social finiti sotto osservazione. Al loro interno sarebbero stati pubblicati e rilanciati documenti e manifesti attribuiti ad alcuni degli autori dei principali attentati suprematisti degli ultimi anni, con descrizioni delle stragi compiute e delle armi utilizzate.

Tra i contenuti monitorati figuravano anche video relativi a Brenton Tarrant, responsabile degli attentati compiuti nel 2019 contro due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda. Le immagini sarebbero state diffuse, secondo gli investigatori, accompagnandole con messaggi di esaltazione delle sue azioni.

Nelle conversazioni sarebbero inoltre comparsi messaggi fondati sul razzismo, sull’antisemitismo e sulla discriminazione, insieme all’esaltazione di Adolf Hitler, delle SS, del fascismo e della simbologia suprematista.

Le istruzioni su ordigni e armi

Gli accertamenti avrebbero fatto emergere un livello ulteriore rispetto alla semplice circolazione di immagini e messaggi propagandistici. In alcuni casi, infatti, sarebbero state condivise istruzioni riguardanti la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali e indicazioni finalizzate, secondo l’ipotesi investigativa, ad aumentarne la capacità offensiva.

Altri contenuti riguardavano invece tecniche di addestramento, uso e maneggio di armi bianche e da fuoco.

Gli investigatori hanno rilevato anche attività di gaming online nelle quali venivano virtualmente riprodotte scene di violenza e uccisioni ai danni di appartenenti a minoranze etniche. Un insieme di materiali differenti, dalla propaganda ai video fino alle informazioni di carattere operativo, che ha portato all’esecuzione delle perquisizioni.

La “Chat del Nuovo Ordine Europeo”

Una parte degli indagati avrebbe partecipato attivamente a un gruppo social privato denominato “Chat del Nuovo Ordine Europeo”.

Secondo la ricostruzione investigativa, al suo interno venivano pubblicati video, fotografie e documenti relativi all’ideologia nazista e al suprematismo bianco, insieme a messaggi antisemiti e contenuti di negazione dell’Olocausto.

Nello stesso spazio virtuale sarebbero stati condivisi i manifesti pubblicati da alcuni attentatori suprematisti e manuali riguardanti la fabbricazione di ordigni esplosivi artigianali.

Un altro gruppo al centro dell’inchiesta è indicato con la sigla F.F.I., Fronte Fascista Italiano. Gli investigatori contestano ad alcuni degli indagati la partecipazione a questo ambiente digitale, nel quale sarebbero circolati messaggi razzisti, contenuti contro ebrei, persone nere e omosessuali, materiale negazionista sull’Olocausto e video di esecuzioni sommarie e massacri ai danni di minoranze etniche.

Nelle conversazioni sarebbero comparsi inoltre contenuti propagandistici riferibili al gruppo suprematista “The Base”, oltre a manuali di autoaddestramento e testi dedicati alle tecniche per la realizzazione di azioni dirette.

Armi bianche e simboli nazisti sequestrati

Le perquisizioni hanno riguardato 14 minorenni e tre maggiorenni residenti in diverse zone del Paese.

Durante le operazioni sono state rinvenute e sequestrate armi bianche, vessilli e oggetti che richiamano la simbologia nazista. Gli investigatori hanno inoltre acquisito numerosi dispositivi elettronici che, secondo l’ipotesi d’indagine, sarebbero stati impiegati per diffondere i messaggi e il materiale propagandistico.

Smartphone, computer e altri supporti digitali potranno ora essere sottoposti agli approfondimenti tecnici necessari a ricostruire conversazioni, collegamenti e ruolo dei singoli utenti all’interno dei gruppi monitorati.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate rappresentano pertanto ipotesi accusatorie che dovranno essere verificate nelle successive fasi giudiziarie. Tutti gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

 
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