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03 Luglio 2022

Pubblicato il

Palestrina, la denuncia di Stefano Fabroni: “La situazione dell’ospedale è tragica. E le cause non sono solo del Covid”

di Lorenzo Villanetti
"Ora si sta cercando di correre ai ripari ma il problema è che non c’è stata nessuna programmazione per sostenere la sanità pubblica"
Stefano Fabroni
Stefano Fabroni

Mancanza di personale, carenza di posti letto e chiusura di reparti importanti. Questi alcuni dei principali problemi che l’ospedale di Palestrina – convertito in centro Covid – deve affrontare e con cui deve convivere. Una situazione a rischio già prima della pandemia, che il Covid ha contribuito ad accelerare e ad aggravare. Nel merito, è intervenuto in esclusiva al nostro giornale l’ex anestetista, rianimatore e responsabile della terapia del dolore dell’ospedale di Palestrina, Stefano Fabroni.

“La situazione dell’ospedale di Palestrina è davanti agli occhi di tutti”, spiega. “Negli ultimi anni la Regione Lazio ha deciso che Palestrina doveva essere convertito in un ospedale Covid, nonostante vari comitati e associazioni avessero chiesto un confronto per vedere se fosse possibile, ad esempio, riconvertire l’ospedale di Palombara Sabina, che era in perfetto stato, per non togliere i posti letto dell’ospedale di Palestrina. Perché la Asl Roma 5 ha neanche 1/3 dei posti letto che gli spetterebbero secondo le normative nazionali e regionali (per 500.000 abitanti ci spetterebbero 1.500 posti letto, ma in realtà non arriviamo neanche a 500)”.

Ospedale di Palestrina, la denuncia di Stefano Fabroni

“Quindi togliere ulteriori posti letto è stato veramente pesante, soprattutto per il polo ospedaliero ColleferroPalestrina. E dobbiamo calcolare anche una fetta della zona di Anagni che non ha più l’ospedale. Quello che si sta verificando nella Regione Lazio riguardo ai pronto soccorsi è tragico. Non so come mai non si muova nessuno a livello istituzionale per fare qualcosa. Io stesso l’ho provato sulla mia pelle. E di certo non per colpa dei medici o degli infermieri. Per colpa di una situazione che si è cronicizzata nell’arco degli ultimi 15-20 anni. Palestrina praticamente è ancora un centro Covid. Lo è stato per tutto questo tempo tranne che per qualche piccola pausa. Poi c’erano state delle promesse ufficiali di nostri rappresentanti politici, che avevano detto che non appena riconvertito l’ospedale in generale, avrebbero riportato i reparti che ormai da anni sono stati mandati a Tivoli: ostetricia, pediatria, ginecologia, neonatologia, un tempo il fiore all’occhiello dell’ospedale”. Inoltre, in queste ore, la Asl ha chiuso anche il reparto di medicina d’urgenza Covid dell’ospedale di Palestrina per carenza di personale.

“Nel frattempo, vista la grande carenza che c’è nella Regione Lazio e anche nella nostra Asl, ovviamente è molto difficile ricostituire un numero tale di medici per riaprire queste realtà (ginecologi, ostetrici, pediatri, neonatologi). So che stanno cercando di fare concorsi ma il problema è che è molto difficile trovare personale che si sposti per venire a Palestrina. Si sa benissimo che quando chiudi una realtà ginecologica-ostetrica, le donne, nel corso degli anni, si organizzano e vanno a partorire in altre strutture, come già si sta verificando”.

“Non c’è stata nessuna programmazione per sostenere la sanità pubblica”

“La Regione e la Asl ora stanno cercando di correre ai ripari ma il problema, verificatosi negli ultimi 15-20 anni, è che non c’è stata nessuna programmazione per sostenere la sanità pubblica. Se pensiamo ad esempio alla Regione Toscana, essa ha comunque mantenuto i livelli assistenziali ad alti livelli perché hanno puntato sul sistema sanitario pubblico. Nel Lazio non è stato così. Sono stati chiusi tantissimi ospedali pubblici; non è stata programmato il normale avvicendamento dovuto a pensione dei dipendenti; non sono stati fatti i concorsi quando dovevano essere fatti. Poi ovviamente è arrivato il Covid che ha dato il colpo finale. Ma la colpa non è solo della pandemia, questi problemi c’erano già prima.

Mi ricordo perfettamente che qualche anno prima di andare in pensione chiusero i ricoveri di routine nei reparti dell’ospedale di Palestrina per l’influenza stagionale. Oppure in estate gli interventi e le visite ambulatoriali venivano contratte al massimo per carenza di personale. Si facevano solo le urgenze e si lavorava molto di meno. Quindi questa non è una cosa dovuta solo al Covid. È una situazione grave e cronica che la pandemia ha ovviamente aggravato, ma questo era logico. Qui nel 2015 facemmo come Cittadinanzattiva (ora abbiamo costituito invece un comitato locale Comitato Salute ed Ambiente ASL Roma 5) un esposto alla Procura di Tivoli di 27 pagine presentata dal nostro avvocato, rimasto lì. Questa è la cosa tragica. Noi abbiamo continuato a scrivere Pec a tutti i livelli, abbiamo chiesto ultimamente un’audizione alla settima commissione sanità Regione Lazio e una ai sindaci di Palestrina e Colleferro ma ci hanno perfettamente ignorato, non vogliono il confronto”.

“Oltre alle istituzioni, anche la cittadinanza ha latitato: così non si va da nessuna parte”

“Con il Pnrr si faranno cose che potranno realizzarsi eventualmente quando troveranno il personale per le case della comunità, della salute… ma attualmente non c’è. E noi per i prossimi 7-10 anni, non so per quanto, dovremmo andare avanti così. Come anche per il nuovo ospedale Tiburtino, che terminerà, se tutto va bene, tra 7-10 anni. E nel frattempo? Inoltre, quando sarà terminato, e lo ha ammesso la stessa Asl, servirà anche come drenaggio parziale della zona est di Roma. Quindi noi che vantaggi avremo? In realtà avremmo bisogno di un policlinico Tiburtino (300/350 posti letto) in aggiunta a quelli che già abbiamo, magari sistemato a metà strada.

La situazione dell’ospedale di Palestrina è quella che è. Noi abbiamo chiesto di capire quando verrà riconvertito, ma non ci ha risposto nessuno. Oltre alle istituzioni che hanno latitato, anche la cittadinanza ha latitato. La partecipazione civile, al contrario di quello che succede in Emilia-Romagna, in Toscana, nelle Marche, è vergognosa. Nel centro-Sud non si scende in piazza con le associazioni e i comitati. E con questo aumenterà sempre più il divario di qualità con il centro-Nord. Si invita la gente a partecipare e a metterci la faccia. Quella del pronto soccorso è una situazione gravissima. Questo è dovuta sì a certi comportamenti da politicanti, ma anche a questa subcultura di sudditanza che ha la popolazione. È importante cominciarne a parlare, bisogna smettere di dare la colpa solo ai politici perché così non si va da nessuna parte”.

 

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