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09 Dicembre 2021

Pubblicato il

Racconti: “Senza Green Pass non ho diritto a urinare negli esercizi pubblici”

di Francesco Russo
Divieto di urinare e altre disumanità: mi è stato negato l'accesso alla toilette perché sprovvisto di Green Pass
toilette, bagno

Il Green Pass in Italia certamente conculca e comprime diritti individuali fondamentali, non solo costituzionali e di sanitario il Green Pass ha ben poco, anzi direi nulla. Senza Green Pass non si può percepire la Cassa Integrazione Straordinaria per esempio (chissà perché): come si mangia quindi.

Sicuramente, questa misura autoritaria che sta scatenando legittime e giustificate proteste di pacifici cittadini in tutta Italia, genererà un buon reddito aggiuntivo, un nuovo prelievo da parte dei Cittadini che credono illusi in una giustizia timida e succube ed a favore delle esangui casse degli avvocati italiani e farà diventare nuovamente importanti i giudici con processi a basso bassissimo rischio per loro.

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Tuttavia, non avevo mai sentito che si proibisse in Italia (causa non possesso del Green Pass) ad un Cittadino italiano che paga tante tasse di poter svuotare la propria vescica urinaria per un bisogno impellente utilizzando unico esercizio pubblico a disposizione (albergo) della via.

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Fare pipì in Italia? La richiesta negata perché sprovvisto di Green Pass

Il luogo è Roma, la zona è la semiperiferia ovest vicini a grandi strade di scorrimento ma prive di bar. Il posto è un signorile albergo quattrostellato a cui il cittadino in oggetto si rivolge con educazione chiedendo alla reception se può cortesemente utilizzare la toilette causa impellenza urinaria.

L’impiegata della Reception, chiede al Cittadino di esibire il Green Pass preliminarmente e di fronte alla sorpresa del Cittadino che risponde di non averlo ma di avere la dichiarazione valida sostitutiva di esenzione vaccinale rilasciata dal medico curante (come da Legge), la signorina chiede aiuto al suo superiore (ci vuole sempre un superiore che decide in senso negativo in Italia) e entrambi all’ unisono gli chiedono oltre alla certificazione esibita un tampone (!!) e comunque gli dicono che bisogna avere il Green Pass per poter utilizzare i loro servizi igienici. Punto e basta.

A questo punto il Cittadino, a corto di tempo ed anche perché pressato dal suo bisogno fisiologico, preferisce non polemizzare con i zelanti albergatori per ricordare loro il dettato legislativo (dove non è previsto alcun tampone), batte in ritirata velocemente, comprimendo la sua vescica.

L’ albergo credo sia un esercizio pubblico e penso sia tenuto a farti svolgere queste necessità: ma anche se non lo fosse per Legge (in Italia le Leggi sono complesse) e lo facesse fare solo per i suoi clienti, resta il fatto che nega questa misura di gentilezza e cortesia umana (un diritto della educazione e della intelligenza lo chiamerei) con la volgare e umiliante motivazione di non essere fisicamente in possesso del Green Pass. Che come voi sapete non è formalmente obbligatorio.

Lascio a voi disumanità e Green Pass: tanti saluti Italia

Io credo che non ci sia nulla da aggiungere a questo spiacevole episodio di disumanità, salvo dire che siamo un paese (con la p minuscola) che è solo la bruttissima copia di quello in cui ho scelto dove vivere tanti anni fa e che si preannunciano tempi nerissimi se non si mandano presto a casa questi irresponsabili ed autoritari brutte copie di personaggi del passato che pensavamo avessimo superato.

Nel frattempo, da parte mia zero investimenti finanziari di alcun tipo in Italia (mobiliari ed immobiliari) se non le spese di sussistenza tipo fornaio e alimentari, massima liquidità e preparazione ad emigrare quanto prima.

Se non ci sarà un rapido e drastico cambiamento faccio tantissimi auguri agli italiani che rimarranno con in mano il loro prezioso Green Pass. Uno strumento che sicuramente negli anni – lungi dall’ essere abolito – si arricchirà brunettianamente di altre misure discriminatorie sul modello dei crediti sociali cinesi (fisco, multe, IMU, ECM, ecc). E magari potranno arricchirsi con tante preziose risorse umane straniere che vengono dal sud del mondo in Italia.

Dott. Francesco Russo, Medico Chirurgo – Ricercatore Confermato – Dipartimento di Scienze Chirurgiche

Università di Roma Tor Vergata

 
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