Roma. Condannato 58enne dopo 27 anni di violenza su moglie e figli

Dopo 27 anni di maltrattamenti verso la famiglia è stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione. Dovrà risarcire le vittime con 16mila euro

Carabinieri

È stato condannato dal Tribunale a 2 anni e 4 mesi di reclusione con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. La condanna arriva dopo 27 anni di violenze con cui il 58enne vessava la moglie e i figli.

All’interno delle mura di un appartamento sulla Prenestina vigeva lo stato di terrore. Soprusi e violenze che secondo la Procura sono andate avanti dal 1994 fino al 2016.

Calci, schiaffi, bastonante con il manico della scopa e punizioni severissime.

Il pm Andrea Lolis, invece, aveva sollecitato al giudice una condanna di due anni. Inoltre, l’imputato dovrà risarcire i danni alle vittime che in si sono costituite parte civile al processo, assistite dagli avvocati Alessandro De Rubeis e Laura Bacchini. La cifra da risarcire è di 8mila euro alla moglie e alla figlia e altri 8mila al figlio.

Moglie denuncia il marito dopo 27 anni di maltrattamenti

Dopo 27 anni di maltrattamenti subiti secondo le dichiarazioni della moglie i fatti contestati si sarebbero verificati fino al 2016, poiché dopo la donna avrebbe scelto di allontanarsi dall’appartamento di famiglia.

Le violenze sarebbero iniziate subito dopo il matrimonio e poi sarebbero continuate con l’arrivo dei figli.

I maltrattamenti era numerosi. Secondo la ricostruzione del pm nel capo d’imputazione, l’uomo avrebbe tormentato la moglie i figli con ”calci, pugni, lancio di oggetti vari”. Ma anche numerosi insulti e auguri di morte rivolti alla famiglia.

“Ti mando sulla sedia a rotelle”, era una delle minacce riportate negli atti.

L’accusa afferma che il 58enne avrebbe costretto la famiglia a vivere in un regime di vita di sofferenze e paure. “Uno stato di disagio ed incompatibile con normali condizioni di esistenza”, si legge nella nota dei magistrali del capo d’imputazione.

La moglie ha riportato davanti al tribunale una serie di episodi di soprusi. Fino all’ultimo giorno all’interno di quella casa, dopo aver rivelato al marito la sua volontà di andarsene, lui l’avrebbe colpita con un pugno su una gamba e poi l’avrebbe afferrata alla gola.

”Una frase che mi diceva sempre è che nella nostra casa vigeva il regime di Mussolini e, se non mi stava bene, dovevo andarmene via. Ogni santo giorno vivevo nel terrore e raccomandavo ai miei figli di eseguire subito gli ordini del padre, altrimenti erano botte”, afferma la donna in Tribunale.

Pochi mesi dopo avrebbe anche attaccato la figlia mentre erano soli.

“Quando mia figlia aveva 8 anni, lei stava in accappatoio e l’ha sbattuta fuori dalla porta. Io l’ho raggiunta e ci ha lasciate per mezz’ora al freddo, era inverno. In un’altra occasione ha fatto lo stesso con me”.

L’imputato: ”Non ho usato usato corpi contundenti per punire i mie figli”

L’imputato si difende in Tibunale affermando che le violenze con corpi contundenti non fanno parte del suo metodo educativo.

”Le discussioni tra di noi c’erano, ma erano litigi che capitano anche in famiglie normali”, afferma il 58enne.

Tuttavia, in sede di discussione gli avvocati della parte civile hanno ribadito al giudice che non ci sarebbe stato “nessun intento educativo” nel comportamento adottato dall’imputato.

“La signora, ad esempio, aveva riportato la frattura del dito e non ha potuto dire ai medici come era accaduto per paura che a casa le sarebbe stato dato il resto”, riporta l’avvocato Bacchini.

In disaccordo è la difesa, che vede quell’episodio come isolato rispetto al lungo periodo di tempo con cui sarebbe stato configurato il reato.

Però quest’ultima tesi non ha convinto il giudice che ha deciso di condannare l’imputato.