Roma umiliata: Villa Aldobrandini, un gioiello dimenticato

Villa Aldobrandini è uno dei tanti esempi dell’inspiegabile disinteresse che le diverse amministrazioni di Roma hanno verso l’immenso patrimonio archeologico della città

Villa Aldobrandini, ingresso

Villa Aldobrandini, ingresso

È il luogo che non ti aspetti. Racchiuso tra via Nazionale, via Panisperna e via Mazzarino, c’è un meraviglioso giardino pensile, protetto da imponenti muraglioni che pochi conoscono e ancor meno visitano. Vi si accede proprio attraverso via Mazzarino, attraverso una ripida scalinata che si inerpica tra ruderi che risalgono alla fine del I secolo. Intorno alla metà del XVI secolo qui sorgeva una vigna in mezzo a orti e altri edifici appartenenti a tal Monsignor Giulio Vitelli.

Tesori di Roma, Villa Aldobrandini

Successivamente la villa passò di proprietario in proprietario, finché non fu donata dal Papa Clemente VIII a suo nipote, il Cardinale Pietro Aldobrandini che tra il 1601 e il 1602 la trasformò grazie al lavoro del suo architetto di fiducia, Giacomo Della Porta.

Alla morte del cardinale, la villa passò alle famiglie Pamphilj e Borghese e poi tornò in mano degli Aldobrandini, finché nel 1926 passò allo Stato italiano. Il palazzo e parte del giardino furono chiusi al pubblico e assegnati all’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato, la restante parte è passata al Comune di Roma che fece costruire nel 1938 una scalinata per il nuovo ingresso pubblico su via Mazzarino.

L’ingresso è quasi invisibile. Un cancello semiaperto introduce a una ripida scalinata che si fa strada tra i ruderi romani. Alla sorpresa, però, fa immediatamente seguito lo sgomento. Già, perché questa antica meraviglia è abbandonata a un degrado che non merita.

Il degrado di una capitale

Ovunque erba incolta, rifiuti sparsi qua e là, cartelli esplicativi arrugginiti e vandalizzati, cestini traboccanti di immondizia, una grande area transennata che racchiude una enorme quantità di rami tagliati ormai in decomposizione, senzatetto che dormono sulle panchine, magnifiche fontane con vasche senza un filo d’acqua usate come discariche. È una devastazione.

La bellezza è grande

Eppure, la bellezza di questo luogo vince sul degrado. Superate la rabbia e la tristezza, si viene avvolti da un senso di pace estatica e dalla consapevolezza di essere giunti in un luogo antico e nascosto all’interno del quale si percepisce ancora la storia e la grandezza di Roma.

I turisti che visitano la villa si contano sulla punta delle dita di una mano, ma l’espressione che si dipinge sui loro volti quando, dopo aver percorso i viali alberati tra busti e statue di marmo, si affacciano sulla terrazza a contemplare il centro di Roma, da piazza Venezia fino al Gianicolo, la dice lunga sul significato e l’importanza di questa meraviglia abbandonata. Siamo alle solite.

Il patrimonio archeologico romano

Luoghi che in altri pesi sarebbero valorizzati e tenuti come gioielli, qui sono del tutto ignorati. Ma la cosa non stupisce. Basta pensare al degrado nel quale viene lasciato Largo Agnesi, la terrazza sul Colosseo, nonostante le continue segnalazioni e richieste di ripristino di un decoro quanto meno doveroso, vista l’importanza di uno fra i luoghi più visitati al mondo.

Villa Aldobrandini è uno dei tanti esempi dell’inspiegabile disinteresse che le diverse amministrazioni di Roma hanno avuto e hanno verso l’immenso patrimonio archeologico della città che dovrebbe essere preservato e offerto a quanti ogni anno, ogni giorno, vengono a Roma con la consapevolezza di essere al cospetto di qualcosa di unico.

Al contrario, si fa di tutto per dare l’idea di una sciatteria e un menefreghismo che, cosa non da poco, ledono irrimediabilmente l’immagine di Roma all’estero. E insieme a lei, anche quella di coloro che la governano. Ma neanche questo pare preoccupare chi, in Campidoglio, è più dedito a tagliare un nastro con relativo selfie per i social che occuparsi di curare le ferite di una città che non ha eguali nel mondo.