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Subiaco, Monasteri storici, Abbazie, Rocche e vestigia romane, patria di celebrità

di Carlo Raspollini
Subiaco è e rimane uno dei borghi più belli del Lazio anche se dovremmo chiamarlo città, titolo conferitogli dal Presidente della Repubblica il 27 luglio del 2021
Subiaco
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Una città di 9.000 abitanti, meta turistica per lo scii e il trekking estivo. Circondata da Monasteri storici, Abbazie, Rocche e vestigia romane, è la patria di figure molto controverse della storia ma anche di grandi campioni dello sport e dello spettacolo.

Subiaco è e rimane uno dei borghi più belli del Lazio anche se dovremmo chiamarlo città, titolo conferitogli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 27 luglio del 2021. Sorge su un colle circondato dai Monti Simbruini (“sub imbribus“, sotto la pioggia) con due vette molto famose per chi ama gli sport invernali: quella di Monte Livata (1.429 m) e Monte Calvo (1.591 m), località sciistiche frequentate spesso dai romani. Si praticano sci alpino, telemark, sci di fondo, snowboard, racchette da neve.

Per salvaguardare l’ambiente si è pensato bene di istituire qui il Parco Regionale dei Monti Simburini nel 1983.  Un’area protetta dell’Appennino, con vette di duemila metri, vaste faggete, grandi altipiani carsici, acque sorgive, disseminata di piccoli centri, ricchi di antiche testimonianze storico-artistiche. Il Parco si estende su un’area di circa 30.000 ettari, compresa tra la valle dell’Aniene, la valle del Sacco, il confine con l’Abruzzo e i Monti Ernici. Si può percorrere a piedi o a cavallo seguendo le indicazioni dei cammini attrezzati. Dove vivono ancora il lupo e l’orso marsicano, senza che vi siano velleità di abbatterli!

La storia di Subiaco da Nerone a San Benedetto a papa Rodrigo Borgia

Il nome deriverebbe dal latino “sublaqueum”, sotto il lago, riferendosi ai tre laghetti artificiali (simbruina stagna) ottenuti sbarrando il corso dell’Aniene, per volere dell’imperatore Nerone, di cui parla Tacito negli Annales. In effetti sono molti gli insediamenti romani che si trovano in questo territorio che dista solo 74 km dalla Capitale. Come le vestigia di una delle ville di Nerone (III sec d.C.). Narra la leggenda che facendo il bagno nelle fredde acque di uno di questi stagni Nerone si ammalò e prendendolo come un maleficio abbandonò la sua fastosa villa.  

Secoli dopo arrivò invece San Benedetto da Norcia e Subiaco divenne un centro religioso importante, con i suoi 13 monasteri benedettini. Molti andarono distrutti per le invasioni saracene ma due ne sono rimasti. Il Monastero di San Benedetto (sec.XII) detto del Sacro Speco, perché costruito nella grotta dove il Santo visse i suoi primi anni di vita monastica, e Santa Scolastica, dedicato alla sorella gemella del Santo. Il più antico monastero esistente, rifatto più volte, con vista panoramica, una struttura in stile rinascimentale, all’interno il chiostro e il campanile sono romanici, mentre la chiesa è settecentesca, ricostruita esattamente nel luogo dove la prima cappella fu consacrata nel 980.

Sulla sommità del colle di Subiaco sorge invece la Rocca Abbaziale (sec. XI), con il dedalo di viuzze sorte tutte attorno tra le case del borgo medievale in cui si svolgeva la vita della Subiaco quattrocentesca. Qui nacquero Cesare (il Valentino) e Lucrezia Borgia, figli di Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia). Tra le tante meraviglie va annoverato anche lo stupendo ponte medioevale di San Francesco, costruito nel XIV secolo e tutt’ora ben saldo nella sua unica arcata. Attraversato il ponte si arriva alla Chiesa di S.Francesco (del 1327), in cui si trovano opere di Antonazzo Romano, Pinturicchio, Sodoma, Sebastiano del Piombo e Giulio Romano.

A Subiaco venne stampato il primo libro in Italia

Nel monastero di Santa Scolastica, due stampatori tedeschi misero a frutto la lezione di Gutenberg, e il 29 ottobre 1465 stamparono il primo libro tratto dai manoscritti benedettini, con nuovi caratteri e in uno stile tipografico detto appunto Subiaco. Stamparono altri volumi e li lasciarono in dotazione al Monastero. Oggi si possono vedere nell’attigua Biblioteca di Santa Scolastica. Venne istituito un opificio nel centro storico, proprio a due passi dal fiume e da dove si pratica il rafting e si ammira l’acqua limpida, un borgo dei cartai, per recuperare, valorizzare, divulgare la storia e la tradizione della cartiera della città, voluta da Sisto V nel 1487 per soddisfare le richieste del materiale per stampare i libri e i documenti dello Stato Pontificio. Poi è stato chiuso nel 2004, dopo essere stato motore economico per Subiaco per 500 anni.

La biblioteca e il museo conservano più di 10.000 esemplari, tra manoscritti e stampe antiche. Opere che ispirarono Umberto Eco a scrivere Il nome della rosa.

Ma di tutto questo abbiamo già ampiamente trattato in un precedente articolo, pubblicato su questa rivista il 17 ottobre 2023, dal titolo: Vivere in provincia: Subiaco, la soglia del Paradiso amata da Petrarca, al quale vi rimandiamo.

I personaggi famosi nati a Subiaco

Il tema di questo articolo invece riguarda i personaggi che a Subiaco sono nati e che hanno contribuito ad accrescere la fama e il prestigio di questo bellissimo angolo del Lazio. Oltre ai citati figli del Papa Borgia, qui è nata Gina Lollobrigida e Francesco Graziani detto Ciccio. La prima è stata la diva del cinema italiano e non solo negli anni del dopoguerra. Il secondo è un ex calciatore di varie squadre, in particolare Arezzo, Torino, Fiorentina e Roma ma anche Campione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1982 in Spagna.

Gli altri due personaggi storici sono invece i due figli di Papa Rodrigo Borgia e della sua amante Vannozza Cattanei.  Cesare in particolare è stato un nobile, politico e comandante militare al servizio di suo padre Papa Alessandro VI nell’Italia tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500. Fu duca del Valentinois e per questo chiamato il Valentino. Giovanissimo ricevette cariche anche religiose di alto rilievo, fu cardinale a 20 anni e si narra che abbia ucciso lui suo fratello Juan Borgia per occuparne la carica di Comandante Generale della Chiesa.

A lui sembra si sia ispirato Nicolò Machiavelli per descrivere l’immagine de Il Principe. Ossia di chi gestisce il potere con arroganza e astuzia ma anche senza alcun rispetto per etica e morale. La sorella Lucrezia non fu da meno. Interpretando senza scrupoli la politica di corruzione sessuale tipica di quegli anni dissoluti alla corte papale. La sua figura è spesso stata romanzata e le vengono attribuite le peggiori nefandezze, tra cui anche quella di essere l’amante del fratello Cesare del quale sarebbe rimasta in cinta. Era bellissima e apparentemente fragile ed elegante. Fu modella del Pinturicchio, Tiziano e di Bartolomeo Veneto.

Gina Lollobrigida
Gina Lollobrigida

Gina Lollobrigida, la Bersagliera

Una targa accanto alla sua casa natale ricorda che lì, in via Papa Braschi, nacque il 4 luglio 1927. Il suo vero nome era Luigina. Era una delle quattro figlie di Giuseppina Mercuri e del mobiliere Giovanni Lollobrigida, le sue sorelle si chiamavano Giuliana, Maria e Fernanda. Colei che sarebbe stata la diva più acclamata del cinema italiano, almeno fino all’arrivo della rivale, presunta, Sophia Loren, fu costretta a trasferirsi a Roma a seguito di un bombardamento che distrusse l’azienda di famiglia. Pare che le costò moltissimo abbandonare il paese per rifugiarsi a Roma. Dove però i suoi occhi magnetici e la sua prorompente bellezza non tardarono ad aprirle molte strade.

Iniziò come molte con apparizioni nei fotoromanzi e arrivando terza al concorso di Miss Italia nel 1947. Lo vinse Lucia Bosé e seconda fu Anna Maria Canale. In quel concorso Eleonora Rossi Drago venne squalificata perché già madre. Un’altra partecipante era Silvana Mangano, altra grande attrice che seppe incarnare il modello di bellezza popolare del nord Italia. Tutti nomi che poi ritrovò come colleghe nel cinema.

Ma il suo obbiettivo era conquistare Cinecittà e ciò avvenne nel 1949 con Campane a martello di Luigi Zampa e poi con Achtung, Banditi! di Carlo Lizzani. Poi seguirono Fanfan La Tulipe di Christian Jacque nel ’51. Gina venne invitata a Hollywood dal miliardario Howard Hughes ma, per capire com’era il suo carattere, la diva di Subiaco non si lasciò sedurre dai dollari e dopo due mesi tornò in Italia. Anzi poco dopo si sposò con un medico sloveno, Milko Skofic, dal quale ebbe un figlio.

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Gina diventa una Diva Internazionale

Inizia per lei il momento d’oro con parti sempre più di primo piano in film anche che la lanciano anche sul mercato internazionale. I più importanti per la sua carriera furono quelli dei primi anni ’50: Moglie per una notte di Camerini, La provinciale di Mario Soldati, Pane, amore fantasia di Comencini dove interpreta il personaggio della Bersagliera, una popolana bella come il sole e capricciosa che fa invaghire il maresciallo dei carabinieri del paese, interpretato da Vittorio De Sica. La consacrazione definitiva. Subito la scelse Zampa per La romana e sempre Comencini per il sequel Pane amore e gelosia e La donna più bella del mondo, con il quale vinse il primo David di Donatello.

Inizia il periodo internazionale con Trapezio di Carol Reed nel 1955 con Burt Lancaster e Tony Curtis, Notre Dame de Paris (1957), Salomone e la Regina di Saba (1959), Venere Imperiale di Jean Delannoy. Nel frattempo dà alla luce suo figlio Andrea Milko Skofic, tuttavia la coppia si separò e divorziò nel 1971.

Gli anni di Hollywood

Gli anni di Hollywood furono molto impegnativi e la videro lavorare con i divi più importanti del cinema internazionale, da Frank Sinatra a Yves Montand, da Anthony Franciosa a Ernest Borgnine e Rock Hudson. Nel 1962 interpretò Paolina Bonaparte nel film Venere Imperiale per il quale vinse il suo secondo David di Donatello. Nel ’64 era con Sean Connery in un thriller Woman of Straw e nel ’66 con Alec Guinness girò Hotel Paradiso. In una pellicola spagnola dedicato a Cervantes recitò a fianco di Horst Bucholz, Paco Rabal, José Ferrer e Fernando Rey. Nel 1968 recita con Shelley Winters e Terry Savalas in Buona Sera Mrs. Campbell, che avrebbe poi ispirato il musical Mamma Mia! Con questo film vince il terzo David di Donatello. Gina non ha mai vinto un premio Oscar.

Gli anni del declino

Negli anni ’70 cominciò un lento declino e Gina rafforzò i contatti col cinema spagnolo e con la tv. Nel ’72 era la Fata Turchina nelle Avventure di Pinocchio di Luigi Comencini. Girò alcuni western ma intanto inizia una carriera di fotografa e scultrice. Intervista in esclusiva Fidel Castro a Cuba nel ’73 e si è dedicata anche al collezionismo di opere d’arte. Negli anni ’80 accettò di apparire in alcune puntate del serial Falcon Crest e girò un remake televisivo de La Romana con Patroni Griffi, dove faceva la madre di Francesca Dellera.

Amava la sua città natale e spesso andava a trovare parte della sua famiglie e le amiche ancora vive. Così andò a festeggiare la zia Chelidonia, morta poi a 113 anni. O come l’estate in cui la Bersagliera brindò al suo compleanno al Teatro Narzio, dove le è stata intitolata una sala e le furono donate le chiavi della città.

Nell’ottobre 2006 sorprende tutti annunciando il matrimonio con un giovane di Barcellona, Javier Rigau Rifols, più giovane di lei di 34 anni. In realtà la vicenda si rivelò una mezza truffa. Rigau è riuscito poi a farsi riconoscere il matrimonio canonico per procura, mentre Gina ha atteso l’annullamento da parte della Sacra Rota.  

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Girava il mondo ospite di Capi di Stato osannata sempre come una Diva del Cinema, la invitavano per le mostre e gli eventi artistici. Le sue sculture sono state esposte al Museo Puskin di Mosca. Nel 2009 al Palazzo delle Esposizioni a Roma Philippe Daverio curò una mostra di sue foto con personaggi famosi fra cui Paul Newman, Maria Callas, Indira Ghandi, Audrey Hepburn, Salvador Dalì. Un omaggio che le fece Roma e che Gina gradì tantissimo.

Si è spenta il 16 gennaio 2023 a 95 anni, in una clinica sull’Aurelia.  Ma i suoi eredi sono finiti in una serie di cause per la gestione dei suoi beni economici e immobiliari.

Prima Graziani è uno dei Gemelli del gol e poi Campione del Mondo dell’82

Francesco ‘Ciccio’ Graziani è nato a Subiaco il 16 dicembre del 1952. Ha quindi 72 anni.

Inizia la carriera di calciatore nell’Arezzo, poi nel 1973 passa al Torino. Veste la maglia granata per otto campionati totalizzando 289 partite.  Attaccante molto prolifico, è tra i protagonisti dello scudetto vinto nella stagione 1975-1976. Nel campionato successivo (1976-1977) con 21 gol Graziani è il capocannoniere italiano davanti a Pruzzo e Bettega. In quegli anni assieme a Paolo Pulici forma una coppia straordinaria, definita dai giornali Gemelli del gol.

Lascia il Torino nel 1981 e con il compagno di squadra Eraldo Pecci passa alla Fiorentina, dove rimane per due anni.

Nel 1982 è nella squadra campione del mondo di Enzo Bearzot che porterà in Italia il tiolo conquistato in Spagna. La carriera in nazionale gli farà registrare 23 reti siglate in 64 partite.  Nel 1983 passa alla Roma. Con la maglia giallorossa vince due volte la Coppa Italia (1983-1984 e 1985-1986) e raggiunge la finale della Coppa dei Campioni (1984), che purtroppo la Roma perde ai rigori contro il Liverpool. Proprio Graziani sbaglia uno dei decisivi calci di rigore. Gioca per due stagioni con l’Udinese prima di chiudere la carriera di calciatore nel campionato australiano.

Graziani resta nel mondo del calcio con vari ruoli, anche di commentatore

Sposato con una aretina ha deciso di trasferirsi nella città toscana cui è legato anche da un particolare affetto perché è lì che iniziata la sua carriera calcistica. Terminata l’attività sul campo, è stato anche presidente dell’Arezzo, contribuendo a salvare la squadra dal fallimento e riportarla in Serie C.  Ha allenato la Fiorentina nella stagione 1989-90 portandola in finale in Coppa Uefa, la Reggina nel 1990-91 e l’Avellino nel 1991-92. Con Maurizio Pellegrino, Graziani ha portato in Serie B il Catania nel 2001-02. Nel 2002-03 è tornato sulla panchina del Catania, lasciandola però dopo nove partite. Nel 2003-04 è subentrato sulla panchina del Montevarchi.

Appena può va a trovare gli amici di Subiaco che giocano in Promozione

Al 1994 risale un’esperienza in politica, deludente e non viene eletto. Nelle stagioni 2004-2005 inizia un esperimento televisivo con il reality show Campioni del Cuore (trasmesso su Italia 1), alla guida tecnica della squadra del Cervia (compreso l’anno seguente 2005-2006) e ottiene una promozione dall’Eccellenza romagnola alla Serie D.

Attratto dal mondo dello spettacolo Graziani ha anche partecipato al reality show Circus (2006) ed è spesso ospite alla trasmissione sportiva Controcampo su Italia 1 e partecipa ai dibattiti su varie radio locali di sport, come Radio Sportiva, Lady Radio e Radio Radio.

Quando può va a trovare i suoi concittadini a Subiaco e ha festeggiato con loro quando nel maggio dell’anno passato, la locale squadra di calcio è riuscita a restare nel girone D del campionato di Promozione vincendo un play out con il Grottaferrata.

 
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