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13 Maggio 2021

Pubblicato il

Telecinefili

Unorthodox / Shtisel: due facce degli ebrei ultraortodossi in due serie che “prendono”

di Mario Conti

Ci aiutano a entrare nel mondo della comunità ebreo ultraortodossa, due belle serie televisive, molto diverse fra loro: Unorthodox e Shtisel

Unorthodox
Unorthodox, Shira Haas. Serie tv Netflix

Unorthodox. Serie – Germania, USA, 2020, 1 stagione di 4 episodi, durata episodio 55’. Dall’autobiografia del 2012 di Deborah Feldman “Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche”. Regia di Maria Shrader. Disponibile in italiano. Su Netflix.

Shtisel

Serie – Israele, 2013-2021, 3 stagioni di 12+12+9 episodi, durata episodio 45’. V.O. con sottotitoli. Su Netflix.

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La tragedia avvenuta sul Monte Meron in Israele, che ha visto morire 45 persone schiacciate dalla calca di una manifestazione religiosa, riporta all’attenzione del mondo la comunità ebreo-ultraortodossa, i “chassidim”, e le sue usanze che sfuggono alla comprensione dei più.

Ci aiutano ad entrare in questo mondo, molto chiuso per suo stesso volere, due belle serie televisive, molto diverse fra loro. L’una – Unorthodox – sottolineandone la durezza e, sembra, l’inconciliabile distanza da noi; l’altra – Shtisel, offrendocene, in contrasto, un’immagine conciliante, umanissima.

Evito di fare il bignami delle caratteristiche storiche, filosofiche, dottrinarie, profondamente radicate nelle comunità chassidiche; rischierei di banalizzarle. Ma proprio per questo vi invito alla visione di entrambe, più informativa e suggestiva di tante parole.

Unorthodox

La prima, Unorthodox, inizia a Brooklyn, nel quartiere di Williamsburg abitato da una folta comunità ashkenazita, ovvero proveniente dall’Europa centro-orientale; che parla yiddish. Siamo negli Stati Uniti, ma dentro una bolla atemporale. Alle donne è proibito guardare la tv, cantare, tantomeno studiare musica; financo leggere la Torah; a coronamento di matrimoni combinati fanno figli, in gran numero, questo è il loro ruolo riconosciuto.

La protagonista, Esther, interpretata dalla bravissima Shira Haas su cui poggia tutto il plot – che sembra una bambina e nella storia quasi lo è – si ribella a tutto questo, scappa e, nell’intento di far perdere le sue tracce, si rifugia a Berlino seguendo le orme di sua madre, un’altra che tempo addietro aveva detto no. Parte una caccia, da parte del marito e di un cugino “accomodatore”, benedetta dagli anziani della comunità. Paradossalmente non c’è cattiveria, neanche negli inseguitori: tutti sottostanno a una Legge indiscutibile, più forte di loro.

Il resto a voi scoprirlo. Qui basta sottolinearvi il connubio inedito: fra l’implacabilità dell’arcaico sistema (già più volte affrontato dal cinema – uno per tutti, La sposa promessa, di Rama Burshtein – con ritmo volutamente lento e toni sepolcrali) e i modi della narrazione, in Unorthodox concitati e moderni come deve addirsi ad una serie (che, badate bene, è una produzione tedesco-americana, tutta femminile).

Se la protagonista vi è rimasta impressa, sarete contenti di ritrovarla in Shtisel; serie che deve il suo successo in Italia – maturato durante il lockdown – proprio al traino di quello di Unorthodox.

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Ma qui è tutt’un’altra storia, di produzione israeliana; un diverso punto di vista. Siamo immersi dentro la vita di Mea Shearim, il quartiere ebraico ultraortodosso di Gerusalemme “fuori le mura”. Prima ancora di prendere contatto con la vicenda, sono gli abiti, le capigliature, le stesse movenze dei personaggi a farci subito capire che siamo in un mondo a parte.

Ma, diversamente che nell’altra serie, è un mondo che possiamo capire; anzi dopo un po’, assuefatti alle forme e alla cornice, ce ne dimentichiamo, e siamo pronti a compenetrarci, solidarizzare, tifare. Personaggi guardati con affetto anche nelle loro stranezze; che restano distanti da noi, ma non più incomprensibilI: molto umani, con ansie, debolezze, desideri che riconosciamo. E raccontati con ironia.

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Tanto che questa narrazione a-politica ha fatto breccia pure in Israele, anche se, come sapete, il mondo ultraortodosso è anti-sionista, rigetta la politica e il costume dello Stato. Per la prima volta le due componenti di quella società “si sono parlate”. E se pure la comunità chassidim castiga l’uso della televisione, è accaduto che alcuni momenti e simboli della serie sono rimbalzati all’interno di quella comunità.

Avranno – e come? – alla fine, le due visioni in parallelo modificato il vostro punto di vista al riguardo?

 
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