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23 Settembre 2021

Pubblicato il

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Alessandra e la sua odissea post vaccino: “Perché non c’è assistenza per gli effetti avversi?”

di Redazione
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una nostra lettrice che ci ha raccontato la sua odissea dopo aver ricevuto la doppia somministrazione del vaccino anti-Covid

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una nostra lettrice che ci ha raccontato la sua odissea dopo aver ricevuto la doppia somministrazione del vaccino anti-Covid.

Mi chiamo Alessandra e vorrei raccontare quello che mi è successo dopo aver fatto il così famigerato vaccino.

Sto tuttora male e come me tante altre persone.

Gli effetti avversi dopo la prima e la seconda dose

Essendo affetta da Lupus, ho contattato chi mi ha in cura per sapere se potevo essere vaccinata. Avendo ricevuto risposta positiva, ho deciso di sottopormi a vaccino e il 19 maggio ho fatto la prima dose. Sono insorti tutti i sintomi influenzali, mal di testa (che ancora perdura a tutt’oggi) sonnolenza e stanchezza che sono durati circa 20 giorni.

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Il 30 giugno ho fatto la seconda dose del vaccino , alla quale sono seguiti gli stessi sintomi della prima. Agli stessi si è aggiunta una forma di asma, giramenti di testa, gambe pesanti, fatica nella respirazione, inappetenza, fiato corto e la sensazione di un macigno sul petto. Inoltre, anche il mio ciclo mestruale è totalmente irregolare. Dopo un mese sono andata dal dottore che, dopo avermi fatto fare una lastra e le analisi mi ha prescritto il Deltacortene, ma mio malgrado senza alcun beneficio. Mi sono recata due volte al pronto soccorso e tutto risultava nella norma. Poi ho fatto ulteriori accertamenti analisi per la tiroide, eco tiroidea, eco cardiogramma e, ancora, nessuna anomalia.

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Ho contattato l’Aifa, alla quale ho riportato tutte le mie reazioni avverse al vaccino.

Quello che vorrei sapere è perché i medici di base non hanno un filo diretto con qualche equipe di specialisti dove indirizzare le persone che hanno avuto problemi.

La sensazione spiacevole è quella dell’abbandono perché non c’è nessuno che ti aiuti e ovviamente tutti gli accertamenti sono a carico del paziente.

Ciò che mi fa più arrabbiare è che nessuno ne parla. Perché? Le persone dovrebbero sapere e soprattutto avere un punto di riferimento”.

 
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