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23 Ottobre 2020

Pubblicato il

Nuova burocrazia Covid

Biblioteca di Colleferro, 72 ore per un “libro anti-Covid”: cultura della follia?

di Redazione

Biblioteca di Colleferro: le disposizioni anti-Covid prevedono che un libro stia in stallo 72 ore...ma allora il denaro o i giornali?

Biblioteca Colleferro

Follia della cultura, o cultura della follia? Il sistema interbibliotecario ai tempi del Covid-19.

Il sistema interbibliotecario è una conquista di civiltà. Tramite una app ti permette di ordinare un testo, che ti verrà recapitato nel giro di pochi giorni presso la biblioteca più vicina dove tu, avvisato tramite mail, potrai andare a ritirarlo con comodo. In questo modo, hai a disposizione non solo i testi presenti nella tua biblioteca comunale, ma anche quelli di molti comuni limitrofi e, se necessario, puoi accedere all’intero patrimonio bibliotecario della nazione. Per un bibliofilo, il piacere è paragonabile a quello che proverebbe un topo che abitasse in una megalopoli costruita interamente con formaggi dop.

Usufruisco da anni di questo servizio, nella fattispecie del Circuito Interbibliotecario dei Castelli Romani, e spesso la mia impazienza mi spinge a seguire con ansia il percorso dei libri richiesti, e a presentarmi al bancone del ritiro, con un sorriso sornione e il filino di bava alla bocca, prima ancora che la mail ufficiale mi inviti a farlo. Così ho fatto ieri, mercoledì 7 ottobre, appena avuto sentore che la trilogia di romanzi sulla Guerra delle Due Rose che ero impaziente di leggere era arrivata ed era lì ad attendere le mie avide mani.

Biblioteca di Colleferro: le 72 ore di Tantalo…

In biblioteca a Colleferro mi conoscono, appena mi vedono mi sorridono e vanno a prendere i miei libri. Non così ieri. Perché nel frattempo qualcosa è cambiato, anzi è cambiato tutto. Quando mi sono avvicinata col sorriso sornione che nemmeno la mascherina riusciva a nascondere e ho chiesto i miei libri, gli impiegati mi hanno detto che sì, la trilogia era arrivata, ma mi sarebbe stata consegnata solo il lunedì successivo. L’acquolina in bocca mi si è immediatamente asciugata, il sorriso mi è scomparso dalle labbra mentre chiedevo perché. Ma come perché? Per via del Covid! mi è stato risposto. Il Covid? Certamente, perché i libri appena scesi dal camioncino devono restare in stallo in biblioteca per settantadue ore prima di essere maneggiati da chicchessia.

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Se non siete bibliofili non potete capire cosa significhi sapere che il tuo libro è lì, ma tu non puoi leggerlo. Un supplizio che solo Tantalo e un altro bibliofilo possono capire. E se oltre a essere un bibliofilo sei uno di quelli che adesso legge anche più di prima proprio per scordarsi il Covid e tutte le follie a esso legate, il supplizio è ancora più atroce. Il tuo libro è lì, ma non ti viene dato a causa di una disposizione idiota. Lasciando da parte le convinzioni di ognuno sulla situazione che stiamo vivendo, non credo che si possa rallentare con bizantinismi inutili un servizio importate come il prestito interbibliotecario.

Ma allora i soldi e tutto ciò che maneggiamo ogni giorno?

Quale teoria scientifica supporta l’attesa di settantadue ore per consegnare un libro a un utente? A quali pratiche sanificatorie viene sottoposto l’oggetto in questione in questo frattempo? Viene fumigato con qualche disinfettante volatile, o si aspetta che il virus eventualmente presente tra le pagine muoia di morte naturale? Non potrebbero gli addetti alla biblioteca maneggiare i libri con un paio di guanti o sanificarsi le mani dopo averli toccati? A cosa servono quindi tutti quei distributori di gel, oltre ad aumentare a livello esponenziale la plastica da smaltire?

Non ho voluto mettere in piedi una discussione inutile con persone gentili che probabilmente stanno solo osservando delle disposizioni. Una sola domanda mi è sorta spontanea, e la giro a voi: ma allora i soldi?

Quella stessa impiegata che ha rifiutato di consegnarmi la trilogia di Philippa Gregory, di sicuro poi è andata a fare la spesa, o ha pagato un caffè al bar. Non si sarà sentita un po’ presa in giro? Io sicuramente sì.

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Marina Di Domenico

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