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02 Dicembre 2020

Pubblicato il

Autunno Covid

Covid, seconda ondata prevedibile: ma non abbiamo voluto vedere

di Francesco Di Pisa

Seconda ondata come un'alluvione a Sarno, o il crollo di un palazzo a L'Aquila: non abbiamo voluto vedere il pericolo

seconda ondata

La pandemia alla sua seconda ondata in Italia.

Situazioni straordinarie andrebbero affrontate e gestite da una politica
straordinaria. Ma oggi, dinanzi ad esami di questa grave portata, la
politica scarabocchia compitini buttati là all’ultimo minuto
, una
presunta bella copia di DPR a cui segue l’inevitabile bocciatura.

Risultato. Al disperato che scende per strada per fame e disperazione,
si aggiunge il teppista, l’ultrà della curva senza bandiera a cui non
resta altro nella testa che la strategia del proprio ciarpame culturale.
Distinguere è compito non facile nel calderone confuso delle piazze,
lasciate libere di gestire chiusure e lockdown – regione per regione –
da una colpevole Roma. Non che Londra, Parigi o Madrid abbiano saputo
fare di meglio. Ma in questo caso mal comune non fa mezzo gaudio e
comunque – si salvi chi può – chi dice che questa opposizione, questa
è disponibile, avrebbe saputo fare di meglio?

E non è questione di danaro. Se n’è visto scendere spesso a fiumi o a
pioggia in questo Paese, in tempi di alluvioni, devastazioni di
territori e terremoti, da Governi ubriachi di potere che si sono
succeduti negli anni, al solo fine di accontentare il popolo – chiudere
un occhio per poi raccogliere il proprio tornaconto elettorale.

L’estate e poi la seconda ondata

Perché la politica è altro, è programmazione e buon senso che
dovrebbero dettare l’le regole e l’afflusso di risorse verso chi ne ha
davvero bisogno. Ma trattasi di un gioco di riflesso, ognuno ha il
Governo che si merita.

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Vero. Gli Italiani hanno saputo stringere la cinghia dalla primavera di
quest’anno
, hanno ripreso a infornare torte e pane da casa, ai primi
tiepidi raggi di sole si sono sporti a cantare allegramente dai balconi
e appena potuto si sono spogliati di veli e regole sulle spiagge e (col
permesso di Roma) a danzare senza mascherina in discoteca. Tempo di
festeggiare la meritata, faticosa, ritrovata, libertà. Filiere e
comparti nel Paese, partite iva, cinema, teatri, fiere, ristori,
esercizi al dettaglio, si trascinano da tempo immemorabile in vortici di
cronici rimandi di riforme e cambiamenti ormai imprescindibili.

Ma oggi, di chi è la colpa di tutto questo? Del virus? Dell’Inps, dei ritardi
delle banche? O piuttosto del potere di una politica che brancola nel
candore del proprio buio sostenuta tutta intorno da egoismi particolari,
e sacche di ignoranza?

La verità e la realtà sono dietro l’angolo – ma non si vuole mai
fiutare il pericolo o prevedere ciò che è spesso facilmente
prevedibile: un’alluvione a Sarno, un crollo di un palazzo a L’Aquila
come ad Amatrice e oggi un contagio da Covid-19
senza freni in un Paese
in ginocchio.

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Colpe e limiti di tutti vanno smascherati, senza aggrapparsi ognuno alla
propria certezza.

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