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15 Maggio 2021

Pubblicato il

Immigrati. Ipotesi referendum contro decreto Salvini: un suicidio?

di Federico Zamboni

A lanciare l’idea è il pd Martina. Che farebbe bene a mettere in conto una sonora sconfitta

Qui in Italia è il problema numero uno, insieme a quello economico: la questione degli immigrati spacca il Paese e non lascia margini di mediazione.

Gran parte della popolazione si è stufata del lassismo in stile PD e smania per un drastico cambio di rotta: torniamo a chiamarli clandestini, invece di ricorrere all’eufemistico ‘migranti’, e chiudiamogli le porte. Ovvero i confini. Uno, impediamo a quelli che hanno in programma di venire di arrivare davvero. Due, rispediamo indietro quelli che sono arrivati senza titolo. Tanto più se sono delinquenti conclamati.

La parte residua – residua ma niente affatto marginale – la pensa in modo opposto. Sedotta dalle sirene della solidarietà e dell’umanitarismo, predica l’accoglienza pressoché illimitata e vorrebbe leggi che fossero le meno restrittive possibili. Uno, agevoliamo al massimo l’integrazione di chi è già arrivato. Due, teniamoci pronti a fare lo stesso con chi arriverà in futuro.

Immigrazione: i buonisti, i brutali, e Salvini

Ad accomunare entrambe le fazioni, ma per ragioni opposte, è la leadership di Matteo Salvini. Per i guardiani del rigore è il Capitano che guiderà la riscossa nazionale al grido di “prima gli italiani”. Per gli apostoli della morbidezza è il capintesta di una massa di oscurantisti che ci sta spingendo verso una società chiusa e retriva di stampo fascista, o almeno fascistoide.

Fino a qualche decennio fa si sarebbe parlato di scontro ideologico. Oggi, visto che a quanto ci raccontano gli ‘esperti’ le ideologie non esistono più, bisogna accontentarsi di un termine meno ampio: contrapposizione. Che però, su questo tema e come ricordavamo all’inizio, è talmente forte da essere inconciliabile.

Chi pensa alla patria come continuità di stirpe sa, o intuisce, che la nazionalità non è una giacchetta prêt-à-porter che chiunque può indossare solo perché ne ha voglia. Chi invece crede che siamo tutti cittadini del mondo, i quali per puro caso sono nati in Africa anziché in Europa, o in Asia anziché in America, dà per certo che basti imparare la lingua del posto e non violare le leggi locali per trasformarsi in quattro e quattr’otto da maghrebino in finlandese, da cambogiano in statunitense, da kenyota in italiano.

Immigrati: l’ipotesi referendum

Maurizio Martina è in corsa per la segreteria del PD e quindi la sua potrebbe anche essere una classica sortita propagandistica.

In un partito che è quanto mai frammentato, tra le beghe dei vertici e il disorientamento della base, c’è un bisogno disperato di parole d’ordine sulle quali provare a compattarsi. E quella dell’appoggio ai ‘migranti’ si presta allo scopo: riecheggia alcuni valori della Sinistra che fu, dall’internazionalismo al riscatto dei diseredati, e consente gradevoli avvicinamenti al mondo di matrice democristiana, visto che Papa Francesco condivide l’afflato umanitario e si è appena affrettato a lodare il Global Compact.

Una volta si sarebbe parlato di ‘cattocomunisti’, ma anche questa parola è stata depennata dal lessico della politica: e sostituirla con postcatto-postcomunisti non è obiettivamente il massimo. La cacofonia è stridente. Anche se in fondo rispecchia bene la ‘cacologia’ di queste convergenze: sentimentali per la base, calcolatissime per i vertici.

Termini a parte, la questione è ben più sostanziale.

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Referendum contro il decreto Salvini: più sì o più no?

Dice Martina: “Rilanciamo la battaglia contro la Bossi Fini e contro il decreto Salvini, che va osteggiato anche raccogliendo firme per la sua abrogazione con un referendum. Bisogna raccontare la distanza tra la propaganda leghista e i temi veri della sicurezza e dell'integrazione. Quando rischi con il decreto Salvini di lasciare per strada centomila irregolari in due anni stai generando più insicurezza. La scommessa che dobbiamo fare è l'integrazione nei diritti e nei doveri. Per questo, noi proponiamo un modello alternativo a quello di Salvini”.

Se quella è la scommessa a lungo termine, quella ravvicinata sarebbe invece il referendum. Ammesso che lo si faccia davvero. Ammesso che lo si voglia fare davvero.

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Martina, forse, confida che di qui all’eventuale ricorso alle urne il quadro politico sarà mutato parecchio. Lungo la strada, infatti, ci sono snodi cruciali come la tenuta del governo Conte e le Europee, per cui la forza attuale di Salvini potrebbe nel frattempo non essere più ai livelli di oggi. E non c’è dubbio che l’elettorato abbia già dato le più ampie dimostrazioni, vedi la repentina ascesa e la malinconica debacle di Matteo Renzi, di non essere più legato stabilmente a nessun partito e a nessun leader.

Ma qui non si tratta di elezioni. Si tratta di referendum. E su un tema come l’immigrazione, che tocca la carne viva di così tante persone, è molto meno probabile che gli orientamenti siano altrettanto ondivaghi.

Chi oggi si sente invaso dagli stranieri, e trattato peggio degli ultimi venuti, non smetterà di provare la stessa rabbia. La stessa ostilità. Lo stesso desiderio, o la stessa necessità, di rivalsa.

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