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Inchiesta Superbonus a Rignano Flaminio: il calvario delle proprietarie di un piccolo fabbricato

di Redazione
Questa di Rignano Flaminio è solo una delle tante storie che a centinaia vengono raccontate nelle querele presso le Procure d'Italia
Guardia di Finanza in un controllo edilizio per il Superbonus
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L’opportunità di poter ristrutturare le proprie abitazioni con il Superbonus 110% si è trasformata in un calvario senza fine per le proprietarie di un piccolo fabbricato a Rignano Flaminio, piccolo Comune alle porte della Capitale.

Superbonus, da opportunità ad incubo

Un incubo cominciato nel 2021 fatto di lavori mai iniziati, di rinvii ingiustificati e soprattutto del concreto rischio di ritrovarsi, senza alcuna volontà, complici di una probabile truffa ai danni dello Stato oltre che degli Istituti di credito, che sembrerebbero già aver anticipato all’azienda appaltatrice le somme presenti nelle fatture dei lavori indebitamente “caricate” sul cassetto fiscale delle ignare committenti.

Un incubo comune a molte famiglie italiane che hanno perso il sonno (oltre all’abitazione, spesso lasciata inagibile dalle iniziali demolizioni non seguite dai rifacimenti) una volta divenute consapevoli sia di essere state complici loro malgrado di un illecito, sia della concreta possibilità di perdere i risparmi di una vita destinati per lo più alla propria ed unica casa.

A questo si aggiunga il concreto rischio di rimanere per anni nell’attesa speranzosa di ottenere giustizia dopo aver trovato il coraggio di denunciare i fatti all’autorità giudiziaria.

L’indifferenza della stampa, le pressioni delle lobby sulla politica

Questa di cui scriviamo oggi è solo una delle tante storie del tutto simili che a centinaia vengono raccontate nelle querele depositate presso le Procure di tutte le città italiane, ma che tutte le forze politiche, di maggioranza ed opposizione, cercano di non approfondire grazie anche alla complice indifferenza delle più importanti redazioni giornalistiche, troppo impegnate nella “protezione” dello schieramento di appartenenza.

Questo perché, da destra a sinistra, indipendentemente da coloro che hanno legiferato questo catastrofico provvedimento (M5S e PD nel Governo Conte bis), nessuna compagine politica, una volta diventata governativa, è risultata immune alle pressioni invasive delle lobbies del mattone, ormai in overdose da SuperBonus.

Tornando alla cronaca, l’odierna vicenda vede coinvolti: un mediatore immobiliare di zona, un general contractor e una direzione lavori strettamente connessi attraverso due società abruzzesi. Tutti finiti sotto indagine da parte della Procura di Tivoli ( Foro di competenza per la piccola cittadina alle porte di Roma Nord) a seguito della denuncia sporta dalle proprietarie degli appartamenti componenti un mini condominio di Rignano Flaminio.

Ecco i fatti accaduti a Rignano Flaminio

Le querelanti avrebbero dichiarato di essere state convinte da una locale agenzia immobiliare (conosciuta in zona e per questo ritenuta, dalle “malcapitate”, altamente affidabile) a sottoscrivere il contratto con un general contractor (appaltatore) di Pescara.

Una volta ottenuti gli incarichi per la realizzazione delle opere con il Superbonus, dalla Ditta appaltatrice veniva svolta una prima stima dei lavori e subito “predisposto” il cantiere attraverso Il posizionamento della classica recinsione arancione, di un cavo elettrico, di un WC chimico e di un piccolo prefabbricato per l’uso delle maestranze.

Poi, più nulla, per anni, a parte l’inutile attesa per l’esecuzione di un’opera mai realmente iniziata. Solo parole al vento da parte dell’agente, dei tecnici incaricati e della ditta (mai) esecutrice, al di là di qualche scarico di materiale (ancora giacente sotto il cielo aperto della strada comunale) e vari tentativi di imporre lavorazioni “posticce” con modalità non concordate.

A fronte delle molteplici richieste di chiarimento da parte delle preoccupate clienti, sia il mediatore che l’appaltatore oltre al direttore lavori (che sembrerebbe non aver mai messo piede in cantiere), avrebbero dato risposte evasive o pretestuose, accampando scuse poco plausibili tra cui i sempre “utili” cambiamenti della normativa.

E ancor peggio, avrebbero rappresentato alle committenti come fosse per loro “opportuno restare tranquille” per non incorrere nelle responsabilità civili e penali previste dalla legge che le vedeva comunque interessate.

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I crediti d’imposta ceduti per lavori fantasma

Ma la doccia fredda è arrivata sul finire del 2023, (dopo lo scoppio della questione “superbonus”, amplificata dai media in ottica politica) quando, durante un colloquio telefonico con una delle condomine, la titolare dell’agenzia immobiliare, che aveva mediato l’operazione, si lasciava sfuggire in una frase che il primo SAL era già stato certificato ed inoltrato all’Agenzia delle Entrate. A quel punto, notevolmente preoccupate, le “beneficiarie” del “superbonus”, attraverso l’accesso al proprio cassetto fiscale, rilevavano effettivamente l’avvenuta certificazione del primo SAL in cui i lavori risultavano già eseguiti per il 30% con l’emissione di fatture da parte sia della Impresa appaltatrice, sia del Direttore lavori sia di altri fornitori, quali crediti d’imposta già ceduti per opere fantasma dal valore di oltre 300 mila euro.

Una vicenda finita sul tavolo della Procura di Tivoli, che ci auguriamo possa agire con la massima sollecitudine, anche in considerazione che, si ha l’impressione di essere soltanto all’inizio di un’attività investigativa che potrebbe estendersi agli oltre 180 cantieri in capo alla stessa società appaltatrice ( una “mega” azienda dunque) e disseminati principalmente tra l’Abruzzo ed il Lazio.

Mega truffa o mega azienda?

Di certo, attraverso una nostra semplice indagine in loco, si è potuto constatare che diversi cantieri avviati con il “ sostegno” del Superbonus 110% nella zona di Rignano Flaminio, appaltati dalla stessa Ditta con la mediazione della stessa agenzia immobiliare, versano praticamente nelle medesime condizioni dello stabile di proprietà delle denuncianti.

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Ma, c’è di più. La società appaltatrice, nel 2021 una semplice Srl poco capitalizzata, da alcuni mesi è divenuta una SPA con ben 3 milioni di € di capitale sociale interamente versato dai medesimi soci che l’avevano costituita. Inoltre, da € 527 mila di ricavi dichiarati per l’anno 2020, passa a 3.340 milioni di euro di ricavi per il 2021 e raggiunge, con una consecutiva variazione percentuale del +615%, ricavi pari a 23.925 milioni di euro nel 2022 con uno stato patrimoniale attivo per oltre 66 milioni di euro!!

Un incremento esponenziale, iniziato peraltro in piena pandemia (quando moltissime aziende in difficoltà erano costrette a chiudere i battenti) che dovrebbe far drizzare le antenne alla Guardia di Finanza, che dovrà anche verificare quanto di questa pioggia di milioni di euro sia stata incassata attraverso lavori mai eseguiti, attestati da un “asseveratore” che, giova ricordare, è anche socio dell’impresa appaltatrice per l’importante quota del 50%.

Insomma, o ci troviamo di fronte ad una sorprendente Mega Azienda, che in meno di 3 anni ha ottenuto un exploit tale da far impallidire Elon Musk, oppure è la “solita” MEGA TRUFFA consumatasi ai danni dei cittadini tutti (in primis direttamente alle clienti e poi a tutta la collettività chiamata a rispondere con le proprie tasse), grazie soprattutto alla colpevole incapacità dei governi, sempre molto prodighi nel creare facili occasioni di indebito arricchimento per i “furbetti” con l’indole criminale. L’unica “fortuna” nel caso specifico è che, non essendo i lavori mai realmente iniziati, quantomeno le “vittime” non sono costrette a vivere fuori dalla propria abitazione.

Antonio Augello

 
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