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22 Ottobre 2020

Pubblicato il

Fantasma lockdown

Nuovo lockdown? Il Paese potrebbe non riprendersi. Favoriamo la resilienza

di Massimo Benedetti

Si fa strada la possibilità di un secondo nuovo lockdown nazionale o territoriale, per contrastare il nuovo e repentino diffondersi del virus

Nuovo lockdown
Piazza di Spagna

Con un nuovo lockdown, l’impatto psicologico sarebbe durissimo. E’ importante promuovere la resilienza.

Avrebbe conseguenze economiche e psicologiche

Si fa sempre più strada la possibilità di un secondo lockdown nazionale, qualcuno dice territoriale, per contrastare il repentino diffondersi del virus in questa seconda ondata. L’intenzione è forte e la politica, stretta tra necessità sanitarie ed economiche, cerca nel frattempo di temporeggiare e resta ferma ad osservare dati e statistiche. Dal punto di vista economico una nuova chiusura risulterebbe devastante. Il paese è già profondamente segnato da anni di stagnazione e l’esperienza del lockdown di marzo/aprile ha creato una vera e propria recessione dei consumi e un forte impatto sull’occupazione.

Purtroppo le conseguenze economiche sono una variabile importantissima che incide profondamente sul benessere generale della società, a prescindere dal capitale a disposizione e dalla ricchezza pro-capite, un nuovo lockdown andrebbe a sommare gli effetti della ricchezza e del benessere economico a quelli di un tessuto psico-sociale già profondamente ferito dalle restrizioni e dal distanziamento imposto. L’isolamento, che si è già vissuto nella precedente esperienza, ha portato alla luce importanti dati, come ci viene raccontato dallo studio effettuato nel reparto di neuropsichiatria infantile dell’IRCSS di Genova e curato dal Dott. Lino Nobili.

Nuovo stress per giovani e adulti

Lo studio ha evidenziato che l’isolamento ha determinato una condizione di stress con conseguenze fisiche, ma ancor più preoccupanti conseguenze a livello psicologico sia nei giovani che negli adulti. I disturbi più comuni che lo studio ha rilevato riguardano comportamenti disfunzionali e aggressivi con forte aumento dell’irritabilità più in generale e con disturbi del sonno e dell’ansia. L’aumento di situazioni psicopatologiche evidenziate nello studio è la probabile conseguenza di un adattamento disfunzionale rispetto al cambiamento imposto. Le teorie dell’adattamento tanto studiate da “Piaget”, dell’assimilazione e dell’accomodamento alla vita quotidiana ci confermano quelli che possono essere i dati dello studio sui disturbi prodotti da una repentina rivoluzione delle nostre abitudini.

La capacità dell’essere umano nel produrre risposte a cambiamenti improvvisi, pur rimanendo soggettivamente diversa da persona a persona, si dimostra una delle principali cause di disturbi ansiogeni o depressivi. L’aumento di forme fobiche riconducibili sia al pericolo del contagio sia alla paura di un futuro incerto, sono attribuibili al contesto di “chiusura totale”. L’essere umano è un animale sociale per sua natura e limitare la relazione diviene inconfutabilmente causa di un malessere. A soffrirne sono trasversalmente tutte le generazioni e tutte le classi sociali.

Gli anziani e le donne vittima di violenza familiare

Così gli anziani, già di per sé emarginati rispetto ad una società moderna e sempre più dinamica, si ritrovano confinati all’interno dei loro appartamenti costretti ad una sedentarietà obbligata, lontani dagli affetti di nipoti e figli. I nostri giovani perdono l’occasione della condivisione, della capacità di costruire la propria personalità in funzione del mondo e restano obbligatoriamente aggrappati alle nuove tecnologie che divengono l’unica finestra per evadere. Gli stessi rapporti familiari vengono messi a dura prova perché confinati in spazi troppo stretti, dove ogni pretesto può facilmente trasformarsi in scontro.

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È dentro questi confini, fra intercapedini e tramezzi, che la sofferenza di molte donne si acutizza specie per quelle donne già vittime di violenza familiare costrette in questo caso a convivere 24h su 24 con il proprio carnefice. Gli stessi confini divengono montagne insuperabili per la sofferenza profonda di tutti coloro che invece, paradossalmente, già soli non trovano più vie di fuga. È tra questi ultimi che il lockdown ha inciso di più e a riferirlo sono i dati dei suicidi che nel periodo di marzo/aprile erano risultati in forte aumento (Dati 2019 confronto dati 2020, La Repubblica).

La paura del contagio e il rischio di ammalarsi di altre malattie

Un secondo lockdown potrebbe scatenare nei cittadini un disagio psicologico e sociale superiore come intensità rispetto a quello già vissuto, questo perché il tessuto sociale è già fortemente provato da mesi di incertezze economiche e ancor più dalla paura del contagio. La gente è stanca e il senso di smarrimento produce inevitabilmente stress, rendendo sempre più necessario l’istituzione di una rete di supporto psicologico che operi nel territorio. Anche lo stesso presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi, David Lazzari, denuncia questo urgente bisogno di proporre un intervento sulla salute che soddisfi sia l’assistenza medica ma anche quella inerente al benessere psicologico dell’individuo.

Questo per rispondere all’universale concezione di salute alla quale fa riferimento l’OMS, che vede nel concetto di salute non solo l’assenza di malattia ma un benessere anche psichico e sociale. Non basta non contrarre il virus per affermare di esserne usciti indenni da questa brutta storia, perché il rischio di ammalarsi di altro è concreto. Lo stress che le persone stanno vivendo in questo periodo è equiparabile se non superiore a quello vissuto dalle popolazioni colpite da una grande catastrofe naturale. Con un ulteriore chiusura totale, il paese non potrebbe avere gli strumenti psicologici per rispondere a tale evenienza.

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Va promossa la nostra capacità di resilienza

È importante che i cittadini comprendano le direttive del governo e che attuino tutti i comportamenti suggeriti con responsabilità per evitare l’aumento della pandemia e contribuire per quanto possibile a contenerne la diffusione, ma è altresì necessaria l’istituzione di un servizio di supporto psicologico pubblico al quale potersi rivolgere in caso di aiuto, che svolga una funzione parallela a quella del medico di base e che possa fornire risposte o strategie nel quotidiano e più nello specifico garantire supporto sia nelle scuole che nel mondo del lavoro.

Un secondo lockdown limiterebbe fortemente le risorse disponibili e già ampiamente utilizzate dalla cittadinanza per rialzarsi dall’esperienza della primavera scorsa. La capacità di resilienza dimostrata dal nostro paese potrebbe non ripetersi. È proprio sulla resilienza che una struttura come quella del supporto psicologico dovrebbe lavorare con il compito di intercettare e ristrutturare le ferite che questa esperienza sta producendo.

Chiudere o non chiudere? La risposta alla politica

Barcamenarsi fra il bisogno di garantire un sistema sanitario in grado di poter rispondere alle richieste e un’economia sofferente è in questo momento difficilissimo per chi ci governa. Ogni decisione sembra essere inevitabilmente proiettata verso la delusione di una parte o l’altra della cittadinanza. Chiudere tutto nuovamente sarebbe devastante per il mercato interno e per il mondo del lavoro, non chiudere, mantenendo una curva dei contagi come quella attuale significherebbe portare al collasso l’intero sistema sanitario.

Quindi, che fare? Forse questa è davvero l’occasione in cui la politica può davvero dimostrare di operare solo ed esclusivamente in funzione del cittadino. È oggi che, stravolgendo tutte le dinamiche della finanza e del potere delle banche centrali, la politica nazionale deve attuare tutti gli investimenti che la situazione richiede. È in questo preciso momento che bisogna fortemente investire sulle strutture sanitarie e parallelamente sugli ammortizzatori sociali fornendo allo stesso tempo sia le risposte strutturali di cui si necessita, vedi nuovi posti letto e presidi sanitari, ma anche offrendo alla cittadinanza quella sicurezza economica che la pandemia sta lentamente sottraendo.

Sarebbe più corretto parlare nelle aule della politica di apertura e non di chiusura. Non apertura come concetto di libertà dei comportamenti. Ma apertura come concetto rivoluzionario della funzione politica, di progettualità, di investimenti reali e veri a favore del tessuto sociale. Investimenti tutti finalizzati a ricucire quelle distanze che le politiche monetarie hanno creato. Un nuovo lockdown decreterebbe il fallimento sia della politica, sia della reale capacità di questa società di sopravvivere a sé stessa.

Con la collaborazione di Micaela Gloria. Laureata alla magistrale di psicologica clinica e di comunità all’Università Europea di Roma.

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