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13 Maggio 2021

Pubblicato il

Sì al Governo. Rousseau e il paradosso della sovranità che appartiene al popolo

di Mirko Ciminiello

Il 79% degli attivisti M5S dice sì al Conte-bis, ma sono 1/1000 del corpo elettorale. E Di Maio mastica amaro

Dipendiamo tutti da Rousseau. Siamo tutti appesi al volere di Rousseau. A Rousseau l’ardua sentenza. Ce lo siamo sentiti ripetere per giorni. Cosa farà Rousseau? Avallerà la nascita del Conte-bis, permettendo il varo di un Governo che, più che giallo-rosso, sarà Rousseau-giallo? O stroncherà sul nascere le velleità di perdenti e incompetenti di salvare la poltrona e procrastinare il momento in cui dovranno cercarsi un lavoro?

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Ora il caso è chiuso, les jeux sont faits, habemus papam. Oltre il 79% degli attivisti M5S ha votato a favore dell’inciucio grillo-comunista. Nessuna meraviglia, in fondo, considerato che gli elettorati – e quindi le visioni ideologiche – del MoVimento e del Pd sono largamente sovrapponibili.

E dunque tutti a festeggiare, dagli euroburocrati che potranno ancora tiranneggiare uno Stato sovrano che già da tempo ha voltato loro le spalle, ai mercati che ne costituiscono il braccio armato e avevano già iniziato a brindare anzitempo (qual maraviglia!); dall’avvocato del popolo che potrà godersi ancora un po’ Palazzo Chigi prima di dover rientrare nelle aule universitarie, a quanti, soprattutto tra i dem, avevano anche l’obiettivo di stornare il “pericolo sovranista” – oltre a quello, comune a tutti, di dilazionare il prepensionamento.

Da questo punto di vista, il grande sconfitto è il capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, che aveva fatto di tutto per contrastare, o almeno per non incentivare la nascita dell’esecutivo rosso-giallo: compreso evitare di dare indicazioni di voto, e invertire l’ordine delle risposte al fatal quesito per mettere in risalto il No – salvo dover tornare sui suoi passi dopo aver ricevuto una strillettera da Beppe Grillo.

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Per giunta, Giggino ha anche dovuto ingoiare il rospo presentandosi in conferenza stampa e sfoggiando il sorriso d’ordinanza per un risultato che ne sancisce verosimilmente la fine politica, se è vero come si sussurra che per lui non ci saranno incarichi di rilievo nel nuovo Governo. L’attuale vicepremier è comunque in buona compagnia, considerando che in prevalenza gli Italiani sono schierati contro il Conte-bis.

In effetti, ciò che è davvero ironico è che questa usurpazione della volontà popolare sia stata compiuta nel nome di Jean-Jacques Rousseau, il filosofo svizzero che ha dato il nome alla piattaforma digitale della Casaleggio Associati. Certo, i freddi numeri sembrano essere dalla parte di Casaleggino, che infatti gongolava fin dall’ora di pranzo: «Abbiamo superato le 56.127 votazioni da parte degli iscritti, è l’attuale record mondiale di partecipazione online a una votazione politica». Alla fine, i votanti sarebbero stati quasi 80mila. Su una popolazione di circa 60 milioni di persone, di cui oltre 50 milioni di elettori – come ha rimarcato il leader della Lega Matteo Salvini, nel suo attacco a «un Governo che nasce per non perdere le poltrone».

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Ci si potrebbe quindi chiedere, dal momento che i pentastellati si fanno un vanto della democrazia diretta: è vera democrazia se la (stragrande) maggioranza viene tenuta al guinzaglio da un’infima minoranza?

Rousseau (il filosofo) se l’era chiesto e, se l’ignoranza non fosse la loro malattia infantile (e anche senile), i grillini saprebbero che il terzo dei grandi contrattualisti considerava la sovranità indivisibile – e negava anche che potesse essere delegata. Si può quindi facilmente immaginare il disprezzo con cui avrebbe liquidato il voto di un millesimo del corpo elettorale atto a ratificare la nomina di un rappresentante istituzionale.

Non solo. Ancora più a monte c’è il fatto che, fin dall’inizio delle trattative per il costituendo esecutivo M5S-Pd, sia stato bellamente ignorato il sentimento negativo del popolo, a cui, fino a prova contraria, appartiene la sovranità.

Lo dice l’articolo 1 della nostra Costituzione – a parte la versione di Gianni Riotta. Ma sapete chi fu il primo ad affermarlo? Jean-Jacques Rousseau.

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