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27 Maggio 2020

Pubblicato il

Urbi et Orbi

Un infermiere tedesco impegnato nel Covid-19 avrà 185 € in più al giorno e noi?

L'Europa, se ancora esiste, batta un colpo. Stampi moneta e produca politiche di sviluppo comuni. Altrimenti la sua fine sarà segnata

Una politica becera, sorda, del tutto inadeguata e pure cinica si diffonde a multistrati, connettendosi a macchia d’olio, Urbi et orbi come l’indulgenza plenaria riparatrice di Papa Francesco. L’avvertimento cinese, la minaccia Covid-19 che si sarebbe sparsa ovunque, invisibile e spettrale tra strade, scuole e metro, potenzialmente deflagrante come oggi si sta puntualmente rivelando, è stato colpevolmente ignorato, a ruota, da quasi tutti i Paesi. A iniziare da quelli apparentemente avanzati, anche se poi, la progressione di cui sarebbero portatori è solo una veste trasparente e profondamente egoista.

Risuona penoso l’eco di altisonanti quanto vuoti motti prebellici: “Siamo pronti, siamo preparati a tutto, anche al peggio!” I media riverberano patriottici ed ottimisti concetti apparentemente scientifici, tipo “L’immunità di gregge ci salverà”. La parola d’ordine è: “Non lasciamoci andare a infondati presagi funesti!”

Ignorata la ferocia inaudita ed esponenziale del contagio, accompagnato dalle risposte timide e previsioni non facili sul picco: ieri, oggi, domani, segue inesorabile il botto inferto dal virus, un taglio spaventoso sulla carne viva, reale pur nella sua chimerica rappresentazione: quasi letale. Recidiva la politica, ad ogni livello o status, sovranista quanto populista, prevedibile nella sua vacuità.

Patetici, ovunque, i plausi oggi, davanti al delirio sulla conta dei caduti, apprezzamenti voltagabbana diretti ad acclamare il settore sanitario, teatrali gli slogan, di cartapesta le parate dei Ministri in riunione straordinaria, mascherina sul volto e sull’anima colpevole, non hanno mai davvero acceso la coscienza i luminosi spettacoli governativi per definire eroici, coraggiosi, epici i compiti di ogni medico o infermiere vero soldato senza armi e protezioni sul campo.

Infangato prima e ferito da tagli solo ieri l’onore come le loro giuste richieste di aumenti salariali; proseguite a catena le privatizzazioni che hanno gambizzato la Sanità con atti terroristici; sputtanata persino quella presa a modello del Nord, sino a spingere pericolosamente la testa di ogni italiano nelle insaziabili fauci della malattia, una tigre affamata, che fa del virus il suo braccio destro, il suo alleato invisibile.

Non è tempo di retorica ampollosa, di arringhe scontate o prediche smielanti sul ruolo di questo o di quello. Ma va ricordato che ad ogni infermiere tedesco che si occuperà di malati Covid-19 saranno offerti 185 euro extra al giorno, mentre lo stipendio di un operatore sanitario in Italia è di 1.000 Euro al mese, e un infermiere di questi reparti della morte ne prende 1.600. Colpa dell’Europa?

Sull’orlo del baratro le Amministrazioni centrali e locali italiane si aggrappano oggi a tirare a mare l’amo di 350 posti da infermiere, ma in 7.700 si sono fatti avanti per strappare quel contratto: 7.700. I numeri parlano con una schiettezza funerea a cui non è sempre facile frapporre la solita sprezzante brutalità tedesca supportata da spietato, insensibile rigore nord europeo. Ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Documentarsi per capire. In varie regioni del nostro Paese, non solo al Sud, sorgono modernissimi Ospedali in quasi definitivo stato di completamento a cui spesso manca per partire e accogliere malati altrimenti diretti al Nord, solo un bollo amministrativo di verifica, che vengono stoppati e messi in quarantena sul nascere dai governi delle Regioni: chiusi, mai aperti: finiscono in rovina, depredati da mafie locali e orde di barbari: deperiscono costosissimi macchinari e sale operatorie ancora cellofanate per mancato uso prima ancora di aver operato anche un solo paziente di peritonite. Questo sfascio di competenze e lottizzazione è la stessa figlia della politica dei Palazzi che oggi si affanna disperatamente a raccattare respiratori in una folle corsa contro il tempo.

Poi c’è una politica colorata, variopinta, allegra e apparentemente di spirito di corpo, quella di noi cittadini, non tutti ma tanti, nazional popolare, figlia dell’ignoranza travestita da apparente simpatia: come per esempio la politica dei graffiti che sfregiano le pareti delle sale di attesa di vari reparti Maternità della Capitale ma non solo: “Nato Adriano 19.06.96, aho’, daje, a bello de zio!” O ancora “Rocco c’e’. 2.03.2016.” Come pure, appena fuori da una stanza allattamento: “Oggi e’ nata una futura zoccola, ciao Barbara! 8.08.2014.” E quando finisce lo spazio dei muri ci si attacca a dipingere e sfregiare pure il pavimento con un generico: “Vaffanculo” che abbraccia tutto, vita, e morte.

Per afferrare il concetto basta farsi un giro e fermarsi davanti al terrificante ingresso del reparto maternità del Grassi di Ostia: nessun Direttore Sanitario è ancora riuscito a placare tale brutalità nutrita da mancanza del senso di Stato, inciviltà definita spesso arte, in realtà violenza che distrugge anch’essa il nostro intero patrimonio sanitario. Come già il blocco delle assunzioni di medici, la chiusura di nosocomi, il tagli dei posti letto e delle sale di rianimazione

Questo siamo noi, il bello e il contrario di tutto: noi dell’elegante pochette del Primo Ministro in conferenza stampa su Facebook, noi della libidinosa cialtroneria avida e bramosa di una certa opposizione, noidei centri di eccellenza primaria ospedaliera che il mondo ci invidia, noi di chi se ne va all’estero per essere riconosciuto non precario dopo anni da stipendio da fame, noi dei ricercatori pagati due lire che isoliamo i virus, noi del sacrificio immenso dei volontari della Protezione Civile, noi delle morti di tanti medici tornati dalla pensione e oggi caduti in prima fila, noi che battiamo coperchi e pentole dai balconi, e noi dell’orrendo pulp fatto di schizofrenico vandalismo graffitario di un padre ansioso di conoscere il suo prossimo figlio. Noi, Fratelli d’Italia, ma non di partito.

Su questa linea, per la tensione, e con lo spirito popolare, sull’inedito film dell’orrore Corona Virus-19, per ingannare la noia ripettiva di un’insolita forzata quarantena, un popolo di Vip e un popolo di nessuno hanno reagito col consueto lussureggnate e chiassoso impeto latino, sgignazzando sui social, intonando canti più o meno festosi sui balconi e persino recitando a squarciagola l’inno d’Italia, come fossimo allo stadio per assistere ad una partita della nazionale. Sempre più in alto! Come la grappa che qualcuno ricorderà, coi gloriosi, dorati documentari sull’Italia che circolano sui social, l’Italia che ce la farà, l’Italia più bella non ce n’è per nessuno.

Per fortuna pure noi dell’ineguagliabile solidarietà italica, ma ora e sempre, un sentimento figlio dell’emergenza e mai di una normale programmazione. Ma non saremmo forse più noi. Va bene questo e quello per ricarburare il morale fatto a pezzi di ogni Italiano, inefestato da un virus macellaio, e già schiacciato da un debito pubblico insormontabile. Siamo effettivamente in guerra, una guerra che abbiamo ignorato tutti, feriti, scossi da bollettini e conferenze stampa colorate del rosso vivo di migliaia di morti.

Se è così, nella vita di ognuno di noi, inesorabile e puntuale, arriva poi il conto. Coi risparmi già tutti giocati al gratta e vinci, se a quel punto non riusciremo a costruire una strada e non solo a mettere una toppa, lo squarcio si allargherà irreparabilmente. In sottofondo alle canzoni di Sanremo cantate sui balconi, arriverà pure il suono della sirena della Polizia a fare scorta ai TIR che trasportano viveri sulle autostrada e diretti a supermercati presi d’assalto.

Questo è oggi un pericolo da non sottovalutare.

La politica è un concetto semplice. Parte da sotto, da molto in basso e arriva su su sino ai Palazzi del Potere.

L’Europa, se ancora esiste, batta un colpo. Stampi moneta e produca politiche di sviluppo comuni. Altrimenti la sua fine sarà segnata. Il Governo faccia la sua parte, ascolti, ragioni per una volta come un buon padre di famiglia, provveda oggi e non applauda tardi, domani, a chi sta in trincea a sacrificarsi per tutti. Iniziasse a scarseggiare il contante nelle famiglie, sarà guerra civile. Infine, quando tornerà a splendere il sole, speriamo che certi Italiani, quando saranno presi dalla voglia di fumare tra i corridoi di un reparto maternità, e dovranno scegliere il nome del loro prossimo figlio, pensino solo con la testa, e non con la penna biro.

 
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