Velletri. Morta 76enne di Artena ricoverata in clinica, Procura indaga per istigazione al suicidio

E’ caduta dal balcone della sua camera, al terzo piano, un volo di parecchi metri che purtroppo non le ha lasciato scampo

Clinica "Madonna delle Grazie" a Velletri

Clinica "Madonna delle Grazie" a Velletri

La Procura di Velletri, per il tramite del Pubblico Ministero dott.ssa Francesca Fraddosio, e in seguito alla segnalazione dei carabinieri della locale stazione, subito intervenuti sul posto, ha aperto un procedimento penale, al momento contro ignoti, per l’ipotesi di reato di “istigazione al suicidio”, per la morte di una 76enne di Artena (Roma), avvenuta martedì 13 giugno 2023 presso la clinica Madonna delle Grazie a Velletri, dove la donna era ricoverata.

Acquisizione delle cartelle cliniche

Il Sostituto procuratore ha altresì disposto l’acquisizione delle cartelle cliniche della paziente, a cui i militari hanno proceduto l’indomani, 14 giugno, e soprattutto l’autopsia sulla salma per accertare le cause del decesso, esame effettuato nella giornata di ieri, venerdì 16 giugno, dal medico legale incaricato, il dott. Filippo Milano.

Caduta dal balcone al terzo piano

La tragedia si è consumata poco dopo le 10 di sera. L’anziana, che da alcuni giorni era stata ricoverata nella struttura in quanto sofferente di depressione e di stato ansioso, è caduta dal balcone della sua camera, al terzo piano, un volo di parecchi metri che purtroppo non le ha lasciato scampo.

Non suicidio ma tentativo di fuga

Più che a un suicidio, i suoi familiari, che per essere assistiti si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., pensano ad un tentativo di fuga finito male, anche alla luce di alcuni elementi che mal si concilierebbero con un gesto estremo: sulla ringhiera del poggiolo è stato rinvenuto un cuscino, sistemato lì evidentemente per non ferirsi nello scavalcare, e inoltre la donna era in ciabatte.

Mancato controllo degli operatori sanitari

Ma la questione al centro dell’inchiesta, e anche delle molte e legittime “perplessità” dei congiunti della signora, riguarda l’omessa o comunque non adeguata custodia da parte della clinica e degli operatori alle cui cure era affidata la paziente, tanto più alla luce del suo quadro clinico.

Le manifestazioni con le quali la malattia si presentava dovevano imporre misure di controllo più scrupolose e portare ad eliminare qualsiasi fonte di potenziale pericolo, come quello rappresentato dalla possibilità di uscire tranquillamente sul balcone della sua stanza, lasciando la finestra aperta di notte, e senza inferriate o parapetti di altezza sufficiente per impedire che vi si potesse saltare di sotto.

Familiari chiedono di accertare i fatti e le responsabilità

I suoi familiari, peraltro, avevano più volte messo in guardia al riguardo gli operatori, anche perché la paziente si alzava spesso nottetempo, ma nei giorni precedenti non era accaduto nulla perché la ultranovantenne che era in stanza con lei, in queste circostanze, aveva sempre allertato gli infermieri.

La notte del 13 giugno, però, la settantaseienne era da sola, la sua compagna di stanza era stata trasferita, e non avendo più alcun ostacolo ha potuto mettere in atto indisturbata i suoi propositi, con esiti purtroppo tragici.

La famiglia della signora chiede ovviamente che venga fatta piena luce sui fatti e su tutte le responsabilità e per questo, attraverso il responsabile della sede di RomaAngelo Novelli, si è affidata a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.