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Controversia

Writers imbrattano muri e mezzi di trasporto pubblici, arte o vandalismo?

di Redazione
Non si può disegnare sulle carrozze di treni, metro e altri mezzi di trasporto. Pena l’arresto che può avvenire anche in flagranza
Carrozza di un treno imbrattata da graffiti
Carrozza di un treno imbrattata da graffiti
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I writers, coloro che dipingono e lasciano il proprio segno sui muri e sui treni, sono al centro di un dibattito che da anni infiamma le opinioni di artisti, autorità e cittadini. Da una parte sono visti come artisti urbani che danno vita a opere creative e provocatorie; dall’altra vengono condannati come vandali che deturpano il patrimonio pubblico. In questo articolo esploreremo entrambe le prospettive, cercando di comprendere se i writers siano realmente artisti o vandali.

I writers

Per comprendere appieno il fenomeno dei writers, è importante esaminare le sue radici e la sua evoluzione nel tempo. Nato come forma di espressione culturale nelle città degli anni ’60 e ’70, il writing ha attraversato diverse fasi, trasformandosi da semplice atto di ribellione giovanile a movimento artistico affermato. Le prime forme di writing si trovano nelle tag, le firme stilizzate dei giovani che volevano lasciare il proprio segno nelle città, ma con il passare degli anni ha assunto caratteristiche sempre più sofisticate e complesse, arrivando a essere considerato una forma d’arte urbana.

Arte o distruzione?

La principale questione riguardante i writers è se le loro opere siano da considerare arte o vandalismo. Da una prospettiva artistica, i graffiti sui muri e sui treni rappresentano un’espressione creativa che riflette la cultura, le tensioni sociali e le aspirazioni dei giovani. Alcuni writers sono riconosciuti come veri e propri artisti, con opere esposte in gallerie d’arte e collezioni private. Tuttavia, dall’altra parte, c’è chi sostiene che dipingere sui muri pubblici o sui mezzi di trasporto senza autorizzazione rappresenti un atto di vandalismo e una violazione della proprietà pubblica e privata.

Carrozze dei treni imbrattate

Non si può disegnare sulle carrozze di treni, metro e altri mezzi di trasporto. Pena l’arresto che può avvenire anche in flagranza. ll soggetto che imbratta le carrozze della metro commette il delitto di danneggiamento. Il reato è tutt’ora sanzionato dal Codice penale. Non è intervenuta alcuna depenalizzazione come sostengono alcuni, come invece è accaduto in passato quando erano diffusi i casi che sono sfociati in assoluzione dei responsabili ritenendo i graffiti delle “opere d’arte”. 

Ascoltando il parere di un gruppo di pendolari che utilizzano il treno per andare a lavorare, quindi i diretti interessati, nel caso si servissero di una carrozza imbrattata da graffiti, con i lati ricoperti di segni colorati, i fianchi disegnati con bombolette spray dai graffittari.

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Ebbene la condanna di tali azioni è pressoché unanime tra i viaggiatori, e non poteva essere altrimenti, dato che si tratta di un lavoro che impedisce la visuale esterna, che non realizzano le fermate lungo il percorso, dal momento che i vetri sono oscurati dai colori dei disegni, quindi viene a mancare l’orientamento, il che costituisce un disagio che si somma alle ordinarie difficoltà incontrate dai pendolari.

Seppur in minoranza, c’è anche chi non biasima gli autori dei graffiti sui vagoni dei treni, sui mezzi di trasporto in generale, adducendo come motivazione la presenza di una nota di allegria, perché se pitturare fa bene alla mente, allieva lo stress, la vista di una pittura eseguita con vernice a spruzzo, di un’opera d’arte, può trasportare nell’immaginazione, favorire uno stato emotivo positivo nelle persone particolarmente sensibili.

Archiviazione

Se l’azione non è abituale – parliamo quindi quei soggetti che non sono mai stati colti prima a imbrattare le pareti di muri o i mezzi di trasporto – il giudice può riconoscere la cosiddetta “particolare tenuità del fatto“. Si tratta di una causa di giustificazione, prevista per i reati puniti con sola pena pecuniaria e/o con pena detentiva inferiore a cinque anni, che consente di evitare la condanna penale, con conseguente archiviazione del processo.

Risarcimento

Ciò fa sì che l’imputato non venga condannato sebbene la fedina penale resti macchiata. Ricordiamo che questo beneficio viene riconosciuto solo quando la condotta non è “abituale”, ossia non viene ripetuta. Si tenga poi conto che, per mitigare o annullare la condanna, si può proporre un risarcimento: il reo deve cioè, prima dell’apertura del dibattimento, proporre di riparare i danni provocati. 

Writers o vandali?

La disputa è aperta tra le due correnti di pensiero: ancora c’è chi crede che tra le brutture dell’arte contemporanea i graffiti dei writers rappresentano un raggio di sole che illumina panorami urbani squallidi e degradati. “Quando vedo su una parete anonima grigia e scrostata un tag coloratissimo, una raffigurazione geniale e provocatoria, un dipinto che spesso non solo decora, ma fa riflettere, la mia anima si rasserena e i miei occhi si illuminano. E credo di non essere la sola, visto che in tante città gli artisti di strada (i writers propriamente detti) sono valorizzati e le loro opere sono considerate né più né meno che opere d’arte”, commenta una utente in un forum sul tema.

“Secondo me i veri writers non imbrattano monumenti artistici o edifici storici, quelli non sono writers, ma vandali che, una volta acchiappati, dovrebbero essere condannati a ripulire quello che hanno sporcato, e pagare il danno che hanno fatto. Quindi distinguiamo i “writers” da chi “imbratta i muri”, perché sono due cose diverse. Credo che le città farebbero bene a dedicare ai writers posti autogestiti per far vivere la loro arte, perché un murale bello e colorato fa bene alla mente e al cuore di chi lo vede”, conclude il commento.

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La questione legale e sociale

Le autorità cittadine e i proprietari di mezzi di trasporto combattono da anni contro il fenomeno del writing, adottando misure punitive e preventive per contrastare questa pratica. Ad ogni modo, molte comunità e organizzazioni artistiche difendono il diritto dei writers di esprimersi e di contribuire alla vivacità culturale delle città. Il dibattito tra legalità e creatività, tra ordinanza comunale e libertà di espressione, è tutt’ora aperto e complesso.

La questione se i writers siano artisti o vandali non ha una risposta univoca. Dipende dall’ottica da cui si guarda e dalla sensibilità di ognuno di noi. Ciò che è certo è che il fenomeno del writing è parte integrante della cultura urbana contemporanea e continuerà a suscitare discussioni e controversie per molto tempo ancora. Forse, anziché cercare una risposta definitiva, è più importante aprire un dialogo costruttivo che tenga conto delle molteplici sfaccettature di questo fenomeno.

Deturpamento e imbrattamento di cose altrui

Il deturpamento e imbrattamento della cosa altrui rientra negli atti vandalici ed è un reato che negli ultimi tempi, purtroppo, emerge sovente nelle notizie di cronaca: muri di edifici storici che vengono imbrattati con vernici, l’acqua di importanti fontane, come quella di Trevi per dirne una, colorate di rosso da gruppi di ambientalisti e tanti altri episodi di questo genere.

Sanzioni

Il reato è inquadrato nel Codice penale all’art. 639 che lo definisce come segue: ”Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 635, deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a euro 103. Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. [Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro]”

Il bene giuridico tutelato in questo reato è il patrimonio (sia che si tratti di cose mobili che immobili) che si vuole salvaguardare da possibili menomazioni della situazione patrimoniale del soggetto passivo, attraverso azioni di deturpamento o di imbrattamento della cosa.

 
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