Elezioni Quirinale: Draghi e Casini i nomi più probabili

Nella giornata di oggi, 24 gennaio, alle ore 15 è stata convocato da Roberto Fico il Parlamento in seduta comune, con la partecipazione dei delegati regionali, per eleggere il 13èsimo Presidente della Repubblica italiana.

Negli ultimi due mesi tanti sono stati i nomi in lizza per la corsa al Quirinale. Come ogni anno sono usciti anche nomi femminili. Tuttavia, nonostante il bagaglio delle possibili candidate come Rosy Bindi e Marta Cartabia, secondo le previsioni sarà nuovamente un uomo a tenere le redini del Paese. Ciò nonostante, non è ancora da escludersi la possibile nomina di una donna come Presidente della Repubblica.

Silvio Berlusconi rinuncia alla candidatura

Tra i possibili candidati che aveva scatenato numerosi tumulti c’è stato l’ex premier Silvio Berlusconi.

Nonostante i numerosi clamori suscitati, nella giornata di ieri è arrivata la sua smentita. Viene ufficializzata, dunque, la sua rinuncia alla corsa al Quirinale, come si legge dalla nota redatta dallo stesso ex premier.

Osservando le varie impressioni e il silenzio del centrodestra, la possibile candidatura di Berlusconi non sembrava aver riscontrato grande successo tra le forze politiche. Infatti, dopo aver riuniti i ministri e i segretari in collegamento telefonico, è arrivata la sua rinuncia.

Casini e Draghi: i nomi più possibili

A poche ore dall’inizio della seduta in Parlamento, tra i nomi più quotati ci sono Pier Ferdinando Casini e l’attuale premier Mario Draghi.

Pier Ferdinando Casini ha una storia nazionale e internazionale alle spalle non indifferente. Dalla creazione dell’Unione dei Democratici Cristiana e Democratici di Centro (UDC) all’elezione della Commissione d’inchiesta sulle banche istituita nel 2007. Inoltre, il leader dell’UDC, è stato anche Presidente dell’Unione Interperlamentare in Europa e dell’Internazionale Democratica.

Grandi medaglie che riconoscono in lui un grande merito e un cammino politico fiorente alle sue spalle. Con Casini si potrebbe eleggere il settimo Presidente appartenente alla filiera dei democratici cristiani.

Per quanto riguarda invece Mario Draghi. L’attuale premier è molto amato nel contesto politico. Tuttavia, data il suo polso rigido e la sua grande capacità, la politica teme di perdere il potere e finire commissionata.

Dunque, nonostante il grande rispetto per Draghi, e il riconoscimento del suo lavoro al Governo, lo scettro del potere è una perdita che i politici nono sono disposti a fare.

Molti credono nella candidatura di Draghi, tuttavia, preferiscono mantenga il suo attuale status in vista anche del Pnrr. Le sue capacità economiche e gestionali non possono venire meno in una fase così importante per l’Italia.

Come si azzarda a presagire Matteo Renzi, difficilmente nella giornata di oggi ci sarà la fiaccolata bianca, ma probabilmente si dovrà aspettare la quarta votazione.

Nell’ultima elezione, nel 2015, su Mattarella abbiamo fatto l’accordo e lo abbiamo eletto alla quarta votazione. La mia previsione è che giovedì 27 gennaio o al massimo venerdì 28 l’Italia avrà un nuovo presidente della Repubblica” ha dichiarato il senatore all’Adnkronos.