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31 Maggio 2020

Pubblicato il

Un anno, un anno e mezzo

L’infettivologo: il vaccino per il coronavirus? Bisogna aspettare almeno il 2021

"Le premesse ci sono e sono buone, ma i tempi per la realizzazione sono un anno, un anno e mezzo"

coronavirus
Regione Lazio, contagi Covid 19

“Il vaccino per il coronavirus? Non si possono fare errori, dovrà essere sicuro e dovrà avere una lunga durata. Ma perché abbia tutte queste caratteristiche servono i tempi e le mosse giuste”, ha detto Roberto Ieraci, infettivologo e referente scientifico per le vaccinazioni della Asl Roma 1, in un’intervista al “Corriere della Sera”.

“Quando arriverà avrà il compito di aiutare tutta la comunità mondiale, perché il Covid-19 ha raggiunto ormai tutti i Paesi”, ha aggiunto lo specialista.

Ieraci spiega poi i passaggi che dovranno rispettare le sperimentazioni in corso dei vaccini per i coronavirus.

“Innanzitutto si deve partire da uno sviluppo preclinico in cui si cerca e si individua l’antigene che sia in grado di bloccare la riproduzione del virus. Da qui si fanno i test sugli animali. Poi nella fase 1, quella cioè che per i vaccini per il Covid è iniziata il 15 marzo scorso, c’è la somministrazione in un piccolo gruppo, da cento a mille esseri umani sani”.

“Con la fase successiva, se il vaccino funziona, se è efficace, si passa alla sperimentazione su un campione più ampio che va da mille a diecimila persone”, ha riferito al giornalista Ieraci.

A questo punto, se tutto è ok, il vaccino è pronto per essere usato da tutta la popolazione?

“No, ancora no. Mancano due passaggi. L’autorizzazione delle Agenzie dei medicinali, che per i paesi europei è l’Ema, e di quelle dei singoli Stati. E infine, se c’è l’ok, la produzione su larga scala. O meglio su scala mondiale visto che il coronavirus è una pandemia”, risponde il medico infettivologo.

Quali sono i tempi per la sua realizzazione e messa in commercio?

“Un anno, un anno e mezzo, almeno, lo afferma l’organizzazione mondiale della sanità”

E in tutto questo tempo senza vaccino come si farà, domanda l’intervistatore?

“Nel frattempo si dovrà cercare una cura. Sono al vaglio vari studi sperimentali su diverse terapie. Al resto penseranno il distanziamento sociale, le mascherine e gli altri dispositivi di sicurezza”.

Nella fase di sperimentazione ai volontari sani cosa verrà iniettato?

“Dipende dal tipo di vaccino. Al momento se ne stanno sperimentando tre. Uno negli Stati Uniti che si basa sull’Rna, e due – quello di Oxford e Pomezia e quello cinese – che utilizzano l’adenovirus”.

Cioè, può essere più chiaro? insiste il giornalista.

“Quest’ultimo utilizza un vettore virale innocuo non replicante, cioè non patogeno e non dannoso per l’uomo, per trasportare gli anticorpi”.

E come funziona tecnicamente?

“Il vettore trasporta la cosiddetta proteina spike, capace di attivare il sistema immunitario in modo che poi produca anticorpi specifici in grado di neutralizzare il Covid. Lo stesso meccanismo venne utilizzano anche per il vaccino contro Ebola”.

L’intervista si conclude con l’ultima domanda posta al medico specialista.

Secondo Roberto Ieraci, esperto infettivologo, avremo mai un vaccino per il coronavirus?

“Le premesse ci sono e sono buone. Ci si sta investendo tanto. C’è anche l’Arabia Saudita che è entrata nella sperimentazione. Ed è ammirevole la collaborazione che si è creata tra enti, aziende e ricercatori. Nel 2012 con la Mers, i finanziamenti finirono, ma è rimasto il modello per gli altri coronavirus “, dichiara in conclusione Ieraci.

 
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