28 Febbraio 2021

Pubblicato il

Il peccato di fare del bene

Luca Attanasio era mio amico, un ragazzo buono e sensibile

di Marcello Catalano

Luca Attanasio era prima di tutto un ragazzo buono e sensibile. Sempre sorridente, marito affettuosissimo e papà dolcissimo di tre bimbe

Luca Attanasio
Luca Attanasio, l'ambasciatore italiano in Congo ucciso insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e l'autista Mustafa Milambo

Luca Attanasio era prima di tutto un ragazzo buono e sensibile. Sempre sorridente. Marito affettuosissimo e papà dolcissimo di tre bimbe. Eravamo amici dal 2010, quando fu nominato Console Generale d’Italia a Casablanca. Anche mia mamma viveva in Marocco all’epoca poiché era stata vice-console a Casablanca per anni ed era ormai in pensione. Luca aveva 32 anni e io 40. Lo conobbi a Marrakech e mi ricordo che rimasi colpito nel vedere un Console così giovane, simpatico e preparato. Quando mi trasferii definitivamente in Marocco nel 2012, Luca mi domandò di entrare a  far parte del Coasit, il comitato di assistenza agli italiani.

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Gli anni in Marocco con Luca

Ne divenni vice-presidente. Luca ci teneva molto perché mi diceva sempre: “Marcellino tu sei cresciuto in Marocco e tua mamma ci vive da sempre. Conoscete tutti e soprattutto amate questo paese”. A Casablanca c’è la chiesa italiana del Cristo Re, dove da bimbo presi i sacramenti della prima comunione e della cresima. Una chiesa che ospita, all’interno dell’immobile,  la casa di riposo dove vengono accolti e accuditi i nostri “vecchietti” italiani. Cosi amava chiamarli Luca. Tra il 2012 e il 2013, sei giorni su sette, Luca e io passavamo in quella casa di riposo, le ore libere dal lavoro, insieme agli ospiti. Luca organizzava per loro feste, balli, eventi.

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Ristrutturammo completamente la casa di riposo, senza nessun compenso. Puro volontariato. Grazie al sostegno di molti benefattori italiani e marocchini. Spesso pranzavamo alla mensa dell’ospizio e puntualmente Luca pagava il conto. Ci teneva perché diceva che era giusto così e che il fatto che noi ci occupassimo dell’ospizio per puro sentimento di solidarietà non significava che dovessimo mangiare gratuitamente in quella struttura.

L’ambasciatore italiano più giovane

Lasciato il Marocco Luca servì il nostro paese come Console  in Nigeria per poi essere nominato Ambasciatore in Congo. Credo all’epoca fosse l’ambasciatore italiano più giovane. A Casablanca, in seno al Consolato Generale d’Italia, Luca aveva conosciuto Zakia, si erano innamorati e si erano sposati. Hanno tre bambine bellissime.

Assieme a  Zakia nel 2017 fondò in Congo “Mama Sofia”, un’associazione che si occupa dei bambini congolesi in difficoltà. Mi aveva invitato a cantare l’anno scorso a Kinshasa per la comunità italiana in un evento di beneficenza, ma per motivi di sicurezza dovetti purtroppo rinunciare all’invito. Era così fiero dell’associazione Mama Sofia e dell’impegno di sua moglie e mi mandava sempre delle fotografie in cui i sorrisi dei bambini e degli adulti congolesi coinvolti erano più brillanti del flash e questo mi faceva sentire un po’ più fiero di essere italiano.

Ucciso mentre andava a portare aiuto ai più piccoli

Quando l’auto in cui Luca viaggiava è stata colpita da colpi di arma da fuoco, stava andando in missione proprio per aiutare i bambini congolesi in difficoltà. Drammaticamente paradossale se si pensa che è stato barbaramente assassinato assieme un giovane carabiniere italiano e un autista locale da ribelli congolesi, mentre Luca stava andando ad aiutare i loro bambini. Sarebbe stato bello che gli organi di stampa avessero raccontato, negli ultimi anni, della sua associazione di volontariato.

E di tante altre come Mama Sofia, sparse nel mondo, create, gestite e sostenute con amore e sacrificio, senza scopo di lucro, da tante persone che rimangono sconosciute, nell’ombra, spesso fino a quando un evento più grande e drammatico non li porta alla ribalta.

Sarebbe bello avere un telegiornale che comunicasse belle notizie piuttosto che diffondere solo esclusivamente la conta dei morti e delle tragedie nel mondo. Sul pianeta ci sono tantissime missioni umanitarie portate avanti da dai nostri connazionali, laiche e religiose. Tuttavia spesso conosciamo i protagonisti di queste opere di bene solo quando accade un fatto drammatico che li riguarda: un missionario ucciso da Daesh o un volontariato trucidato da Boko Haram.

Non tutti gli ambasciatori lavorano in ufficio

Probabilmente nell’immaginario collettivo si pensa agli Ambasciatori come  funzionari dello Stato italiano all’estero seduti dietro ad una  scrivania nel proprio ufficio, al sicuro, intenti a firmare documenti o impegnati in sontuosi ricevimenti. Spesso è anche solo questo. Altre volte invece sono persone che si danno da fare “sul campo”, in prima linea, fra la gente, non solo per il nostro Paese ma anche per il Paese che li ospita. Luca Attanasio era proprio così.

Sarebbe bello ogni tanto che gli organi di stampa  dessero spazio oltre a notizie che riguardano truffe, imbrogli e frodi nel nostro paese anche ai tanti Luca Attanasio nel mondo, che impegnano la vita per fare del bene al prossimo.

La notizia della morte di Luca

Appena saputo dell’attentato in cui Luca è stato ucciso, ho telefonato a Gianni Bertino, un carissimo amico che conosco dal 1980 e che vive a Casablanca. Gianni era forse il più caro amico di Luca in Marocco. Ha un delizioso ristorante italiano a due passi dal nostro Consolato, dove Luca pranzava quasi sempre, quando era Console in Marocco. Al telefono,  con la voce strozzata dal dolore, Gianni mi ha detto che quella mattina Luca gli aveva mandato un messaggio da Kinshasa: “Sto partendo in missione, ci sentiamo dopo…”.

 
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